Rostropovich suona le suite di Bach per celebrare la caduta del muro

Quando ricevette la notizia che il muro di Berlino stava cadendo, Rostropovich corse a Berlino con il suo prezioso violoncello e suonò le suites di Bach (pare solo quelle in maggiore perchè più gioiose) per celebrare l’evento.

C’è uno spezzone di video in cui suona il finale del bourrée della terza. Buon anniversario.

Bernstein e la musica moderna

Magico YouTube! Saltando da un video all’altro ho trovato le cinque lezioni che Bernstein tiene in TV nel 1957 per spiegare cosa sia la “musica moderna”, cosa sia la musica atonale e cosa sia l’evoluzione di quella tonale. Un gioiello di chiarezza con un sacco di esempi.

Bernstein on jazz

Ho ritrovato su YouTube i video con le lezioni di Leonard Bernstein sul jazz, un piccolo capolavoro di semplicità e di chiarezza.

Il fascino delle scale

Le scale musicali hanno un fascino misterioso, almeno per me.

Hanno una simmetria che le rende "ragionevoli" se non proprio "razionali" ma alcune di esse sono talmente multiformi che cambiano a seconda della nota da cui si comincia. Tutto comincia dal filmato di Bobby Mc Ferrin sulle scale pentatoniche (o pentafoniche ma i due termini sono equivalenti stando a wikipedia e io preferisco il primo).

Mc Ferrin dimostra che sono sequenze di note che in fondo "ci aspettiamo", ci sembra naturale che dopo quella certa nota venga quell'altra e solo quella, come se avessimo dentro di noi un marker per l'armonia.

Mi leggo per bene la pagina di Wikipedia sulle scale, forse non precisa come un trattato di armonia, ma la sintesi è quello che sto cercando e trovo le stranezze delle scale come proprietà di materiali che si attraggono e si respingono o come la luce che cambia a secondo di come la osservi.

Una scala pentatonica  maggiore (una scala "normale" a cui si toglie la quarta e la settima nota) se la esegui a partire dalla sesta nota è una scala pentatonica minore: mi affascina

Scala "normale": do re mi fa sol la si – scala pentatonica : do re mi sol la (ho tolto il fa, quarta nota, e il si, settima nota) ora la posso suonare partendo da ogni nota: re mi sol la do oppure mi sol la do re o sol la do re mi. Se la suono a partire dal la, la sesta nota della scala di do, ecco che la scala pentatonica diventa minore e non solo come definizione, il suono è quello "più triste" di un accordo minore.

Tutto ciò è misteriosamente magico e vorrei estrarne una metafora che ancora non so quale sia.

Leggo poi che alla scala minore basta aggiungere una nota (che prenderà il nome di "blue note") tra la terza e la quarta nota ed ecco che la scala minore pentatonica diventa una scala blues, e quella sola notina cambia l'altmosfera ed eccoci in un night club con un pianista che suona una melodia tutta speciale.

E se fossimo noi a cambiare, come se le note fossero un telecomando che cambia i nostri canali di ascolto? Di certo i suoni ci modificano: gli "ooommmm", i "nam myo o renge kyo", o semplicemente il perenne oscillare dei nostri atomi fanno vibrare lo spazio subatomico e noi entriamo in risonanza con particolari vibrazioni delle note.

Mi appunto queste note non per dire qualcosa in particolare ma per fissare delle riflessioni mentre le note e le sequenze di note mi passano tra le dita e nelle orecchie . Ho come l'impressione che le note abbiano la risposta e io non ho ancora nemmeno la domanda.

Semplicemente splendidi

CarloeMoni2Che aggettivi usare per descrivere due artisti che tengono cento persone incantate per tre ore senza interruzione e senza un'attimo di caduta di tensione emotiva?

E' da stamattina che ci penso e devo ricorrere a due parole : semplicemente  (perchè la scena è scarna, la musica è diretta, la storia è immediata) splendidi (perchè Carlo al pianoforte fa scintillare la musica e Moni è un affabulatore che rapisce e quando canta ti trasporta lontano).

Lo spettacolo di ieri sera al Teatro Libero (già quel luogo incredibile faceva suggesione, un teatro al quarto piano di una palazzina di via Savona, con cento posti rubati a un capannoncino che sembra portato lì da un tornado ) è uno di quelli che resta nel cuore, per la bellezza dell'insieme e per la forza del racconto.

Peccato che ci siano così pochi posti o repliche a disposizione, a fronte di 300 disponibili complessivamente nelle tre serate, mi diceva Carlo, hanno avuto 1500 richieste: ci avrei mandato certamente i miei figli e gli amici più cari.

Per chi lo potesse andarlo a vedere nelle date a Roma o in Piemonte, la raccomandazione è forte, non perdetevelo, io tornerei a vederlo stasera stessa perchè oltretutto ogni sera non è mai lo stesso perchè i due amici, recitano "a soggetto" secondo un canovaccio che si dispiega a seconda del loro sentire e del pubblico che li ascolta.

Mezzo secolo di storia dell'Unione Sovietica, dalla rivoluzione al dissolvimento, narrati con poesia e drammaticità con il filo conduttore dell'ironia, con momenti di grande passione e intelligenza che non lasciano spazio a luoghi comuni o ammiccamenti ma che invitano sempre a riflettere su cos'è accaduto in realtà e come sia possibile che milioni e milioni di persone siano morte e se siano morte inutilmente.

Sulla via del ritorno Marina diceva "Pagherei di tasca mia per farli venire a Desenzano in uno spettacolo per le scuole, perchè la storia riacquisti un senso." e ha ragione, la storia e il racconto marciano assieme, finché ci saranno voci narranti e musiche che l'accompagnano, l'intelligenza non verrà messa a tacere.

Domani sera Bill Evans alle Serate d’Ascolto

EvansDomani sera all'Auditorium A. Celesti, una serata dedicata al pianista Jazz Bill Evans: un grande musicista che ha rivoluzionato la musica quanto John Coltrane o Miles Davis.

La serata è condotta da Paolo Bacchetta, il nostro insegnante di chitarra jazz.

E poi tra due settimane, il 27 novembre tocca a me.

Rabinovich e Popov

Stasera io e Marina siamo ospiti di Carlo Boccadoro a "Rabinovich e Popov" lo spettacolo in cui accompagna al pianoforte la recitazione e il canto di Moni Ovadia che attraverso la musica racconta la storia dell'Unione Sovietica e a leggere la recensione del Corriere, sarà una bella serata.

Il teatro Libero di Via Savona a Milano tiene solo 100 posti e da quanto mi diceva Carlo i biglietti sono andati a ruba: meglio così, per loro certamente e per noi che assisteremo in uno spazio "raccolto".

TED After

Prima che la stanchezza, credo legittima, abbia il sopravvento mi
appunto velci pensieri al rientro dalla prima edizione del TED:

– Francois De Brabant e Momo Saibene, ancora una volta dimostrano
grande intuito e sagacia nel portare in Italia un evento che è del
tutto diverso dalle cose viste finora.

– Perfetta la formula secondo me, mettre insieme suggestioni tanto
diverse (dal DNA dei bovini a un rabbino che riflette di etica e di
creazione, alle galassie alla rappresentazione della complessità)
fidando nel fatto che la vera esplosione si ha poi nella testa dei
partecipanti

– Coraggiosa e condivisibile la scelta dell'orario: dalle 18 alle 23 (se hai sonno vai a letto e lascia perdere le conferenze)

– Delusione iniziale per l'uso dei film (io speravo Dudamel in retta, in video ovviamente, ma "live") ma poi in fondo anche quelli, nel contesto hanno funzionato, soprattutto acquistando senso in relazione agli altri interventi

-Qualche oratore più brillante di altri (top a Ciuccarelli e Baharier) qualche bella sciabolata (Capucci che cita Colannino e i suoi con un taglio netto) forse ci voleva qualche secondo in più sul palco dei relatori con Momo e Francois a fare qualche domanda. Un intervento in meno e qualche interazione in più

– Comunque una conferenza di cose su cui riflettere più che sulla spettacolarità dello slideware. Con persone che sanno di cosa parlano per averci speso una vita più che di giovani geek rampanti

– Torno a casa con belle metafore e riflessioni, quella sulle galassie la più suggestiva

– Felice di avere visto Nicoletta e Niccolò De Brabant che ho abbracciato proprio di cuore

– Piacevolissime, come mi aspettavo, le chiacchiere con Gaspar.

– Vediamo ora come se la cavano con la messa a disposizione dei filmati.

Ted: si parte

Momo Saibene apre questo evento importante. Sono seduto tra Francois e Gaspar: cosa desiderare di più?

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E poi al TedX a Como

Domani, dopo la lezione al Poli, vado al TedX a Como, è una sorta di "prima" di un evento che ha prodotto finora nella sua versione Usa interventi di grande qualità.

Il panel dei partecipanti è di tutto rispetto e ho una curiosità particolare per il discorso che farà Gustavo Dudamel, se poi riesco a ritrovarmi a tavola a cena con Gaspar sarà proprio una serata perfetta.

TedX Lake Como ha anche già uno spazio su Facebook e vediamo come lo utilizzeranno.