Mario mi aveva spedito un "mostacciolo gigante" da Cosenza in segno di amicizia e noi lo abbiamo mangiato stasera con la nostra cara amica Liddy e i suoi nipoti: amicizia sigillata a livello planetario.
Detto fatto
Alfonso è in volo per Cleveland e mi segnala via mail un bel libro che sta leggendo ora in aereo (Tim Wu: The Master Switch), io lo cerco e ne carico il capitolo introduttivo gratuito sull'applicazione Kindle del mio iPad.
Domani ne parliamo, magari in Skype.
Specchio dei tempi
Globish – Un post serissimo
Liddy mi parla da tempo del progetto Globish e ne parlò anche all'Equicena e al Cefriel ma non credo i partecipanti abbiano colto il senso profondo di quanto ci stava dicendo e la grande importanza che il progetto riveste. Io stesso comincio a capire adesso dopo averci parlato per diverse volte: capita con gli innovatori, spesso sono su un altro "pianeta".
Il progetto non è un nuovo Esperanto o l'idea di una nuova lingua ma semplicemente di stabilire un terreno comune di comuicazione tra gente di estrazione e cultura diversa.
Il progetto è stato lanciato da Jean-Paul Nerrière un manager IBM ora in pensione che, francese in una multinazionale planetaria, sapeva bene cosa volesse dire comunicare tra linguaggi e culture diverse e spiega bene con un video il concetto:
Perchè è importante ora il progetto? Perchè in Cina e in Giappone e in tutta l'Asia stanno scoprendo che Globish funziona bene: si tratta di imparare 1500 parole in inglese e scopri che parli di qualunque cosa con chiunque.
Perchè 1500? Perchè dai tempi di Radio America hanno scoperto che 1500 parole inglesi è il bagaglio più che sufficiente per comunicare, non per scrivere un romanzo, ma per parlarsi e con i Social Networks che si fanno planetari, con i Facebook da 500 milioni di utenti, il fatto che ci sia un terreno comune di contatto è da tutto visto come un fatto di grande importanza.
Perchè Globish e non English? Perchè anche chi parla inglese deve mettersi in gioco e non sono solo parole (nel loro caso da limitare) ma anche piccole regole da seguire come ad esempio:
Mantieni frasi corte – Evita metafore e espressioni colorite (un bel problema per me) – Evita domande in forma negativa – Evita le battute – Evita le sigle – Usa gesti e supporti visivi
Globish non sostituisce le lingue tradizionali che rimangono veicoli di cultura, Globish aiuta a parlare con persone di altri paesi.
Ho scaricato il dizionario delle 1500 parole e ho scoperto che potrei parlare tranquillamente in Globish e forse il mio inglese come quello di Jean-Paul è più un Globish che un vero English.
Liddy se ne occupa da grande esperta di apprendimento a livello globale e sono felice di avere direttamente dalla fonte spiegazioni e suggerimenti di attenzione a temi che poi diventano universalmente riconosciuti come importanti.
Intanto mi verrebbe da dare un consiglio semplice semplice: con tutti gli assessment test e gli attestati che si fanno fare ai figli perché "conoscere l'inglese è indispensabile" come se fossero dei novelli Shakespeare, e se invece almeno i 1500 vocaboli del Globish li conoscessero? E sapessero applicare le poche regole che servono? Non scriveranno un nuovo Amleto ma potranno forse parlare con persone che incontreranno a Tokyo o a Tegucigalpa riuscendo a capirsi.
Finalmente
Finalmente ho attivato l'accesso alla Digital Concert Hall dei Berliner Philarmoniker per i quali Marina mi ha regalato l'abbonamento in agosto.
Semplicemente fantastico! Il suono, le riprese, l'orchestra, l'immersione che si ottiene anche solo con il portatile sulle ginocchia e un buon paio di cuffie.
Ho ascoltato il finale della seconda sinfonia di Mahler, volevo vedere se anche Sir Simon Rattle si lascia travolgere come Bernstein da quel potente crescendo che con il coro intona "Auferstehen" "Risorgere" e la risposta è… assolutamente sì.
E sabato c'è Yo-Yo Ma in diretta con il secondo concerto di Shostakovich.
Roba da Alice
Vi sembrerà strano ma oggi ho scoperto che domani è l'11 e non il 12 perchè oggi è il 10!
Il 12 è dopodomani. Che bella notizia.
Scirocco, uffa
Terzo giorno di scirocco, cielo grigio, temperatura sopra zero (+6 ora) e di tanto in tanto pioggerella.
E' del tutto insolito questo clima a metà gennaio quando inizia il periodo più freddo e secco e l'umore non se ne avvantaggia.
Marina e Liddy domani tornano a valle e quasi quasi anch'io…
Gracias a la vida
Stasera eravamo invitati a casa di Pippo e Kiki per un dopocena musicale con il loro cognato Alejandro da poco arrivato dal Cile. Lui alla chitarra e io con il violoncello a fare da contrappunto alla sua melodiosa voce intrisa di sudamerica: una serata magnifica, sembrava che avessimo suonato assieme da sempre.
A me bastava guardare le sue dita sulla chitarra per seguirne la linea melodica e trovare al volo le note piú giuste e poi alcuni brani universalmente belli come Gracias a la vida sono stati davvero il simbolo della serata.
Devo proprio dire grazie alla vita che mi ha dato tanto, come dice la canzone, che mi ha dato amici come Pippo e Kiki, o Liddy appena arrivata, che mi ha dato la musica e uno strumento per suonarla, e il cuore per gustare il calore umano che scaturisce dal semplice stare insieme con la musica.
You ain’t seen nothing yet
Stamattina, facendo prove di collegamento video tra il mio mac e l'iPad, ho riguardato il filmato di Zander su Ted in cui dice: ci sono quelli che dicono che la musica classica sta scomparendo e quelli che dicono cheancora non avete visto nulla: "You ain't seen nothing yet!"
Quello che avete visto non è ancora nulla rispetto a quello che ancora accadrà, lo dicevo ieri a cena con Alberto e Massimo quando parlavamo dei nostri sogni con Onde e della rivoluzione di YouTube e di Facebook.
Oggi, su suggerimento di Flavia, ho scaricato un nuovo browser, RockMelt, e non so se sarà davvero fantastico o no (Flavia di solito ha fiuto) ma mi stupisce vedere una startup da trenta persone che si lancia per realizzare…. un nuovo browser: ma come non ci sono già Explorer e Safari e Firefox e Opera e Chrome? Con giganti alle spalle come Microsoft e Google e Apple e…
Eppure è proprio qui il messaggio: you ain't seen nothing yet.
E' stupefacente quanto spazio ci sia ancora per inventare nuovi modi di usare la rete di cambiare le interfacce, di proporre nuovi servizi e solo chi ha vista corta crede che ormai si sia scoperto tutto ciò che c'era da scoprire.
"L'uomo non è predestinato a raggiungere queste velocità" dicevano gli scettici che guardavano le prime sferraglianti automobili sfrecciare a venti kilometri all'ora, "Se l'uomo potesse volare il buon Dio gli avrebbe fatto le ali" dicevano quelli che non credevano nei tentativi dei fratelli Wright e ora sorridiamo di tanta stupida cecità verso l'innovazione.
Ancora non abbiamo visto nulla di cosa potremo fare grazie allo sviluppo della rete e soprattutto di come noi potremo imparare, conoscere, scambiare, dialogare, capire, migliorare ciò che ci circonda.
Eh ma da noi… è un problema culturale… è una questione organizzativa… non ci sono le risorse… noi con Berlusconi… figuriamoci… si ma la Silicon Valley…. certo ma i Cinesi e gli Indiani sono un'altra cosa… e mentre i timorosi del futuro continuano a vedere l'impossibilità c'è chi vede l'opportunià anche nelle bidonvilles di Nairobi.
You ain't seen nothing yet.
Elettrocardiografo
Penso che vedremo molte applicazioni in cui la tecnologia diventerà sempre più “a portata di mano”
La bellezza
Uno dei temi su cui ho dialogato con Alfonso è quello della "bellezza", sostenendo che nell'animo di chi è spinto all'innovazione c'è un desiderio di bellezza, quasi una certezza che il nuovo risponda a un ordine che è intrinsecamente "bello".
Stimolato da queste riflessioni mi soffermavo oggi lungo il cammino per cercare la bellezza che ci circonda, quella a cui non diamo peso, quella che apparentemente non vediamo ma che non sfugge al nostro "occhio interno". (tutte le immagini sono su Flickr)
Guardavo i riverberi dell'acqua imprigionata nel ghiaccio, i pezzzettini di corteccia o gli aghi di pino, sigillati come insetti nell'ambra e trovavo affascinante il gioco che la luce faceva semplicemente spostando lo sguardo da un lato all'altro.
Anche dove la neve non è più immacolata, lungo la strada dove gli spruzzi delle auto l'hanno sporcata di fango, la bellezza emerge come un giglio sul letame: basta guardare stringendo il campo, escludere il superfluo e cercarla, la bellezza è lì, nascosta agli occhi frettolosi ma ben disposta verso chi la desidera trovare.
E' un discorso scomodo, che imbarazza molti: ma che c'entra la bellezza con la tecnologia?
Vuoi dire che un computer deve essere bello? Stai parlando del packaging? Stai dicendo che una pagina web deve essere ben disegnata?
Ovvio che sì, ma la bellezza è qualcosa che va oltre l'estetica e la forma.Oggi trovavo una bellezza anche in oggetti casuali, giustapposti senza un senso estetico, spesso dal caso, quasi sempre da chi cercava una funzione e non una forma ma diventavano belli proprio nella loro normalità.
E' la bellezza, quella profonda, quella che ti giunge al cuore attraverso gli occhi, quella che lascia l'estetica per puntare al "sub-lime" a quel punto che è appena sotto il limite massimo di percezione e che spesso ti commuove tanto che sei costretto a tirare un respiro per reggerne l'ondata. E quanti respiri abbiamo fatto oggi, tra rocce innevate e raggi di sole tra i rami.
Quando la tecnologia punta solo alla funzione e non asseconda l'estetica nè ricerca la bellezza, il risultato è spesso paradossale e ridicolo, patetico addirittura.
Come il ghiaccio che si è aperto un varchio nel secchio così è difficile ingabbiare la bellezza pensando di non doverla assecondare.
Io sono sicuro di essere bellezza nella bellezza del mondo, perchè sento di essere parte e non estraneo a quanto mi sta intorno. Sono certo che la vita sia bellezza, bellezza di abbracci, non solo di oggetti, bellezza di dialogo tra ciò che c'è in me e le stelle.
A molti non piacerà questo mio modo di pensare, lo giudicherà tra l'enfatico e lo snob, me lo diceva Alfonso, ma guarda caso tutti gli innovatori che ho conosciuto e ammirato (e lui non fa eccezione), non solo hanno un profondo senso per la bellezza immediata (dalla musica, alla fotografia) ma sono di certo animati da valori ben più alti che non il semplice meccanicismo quando vedono nell'innovazione il modo per rendere migliore il mondo.
Ne ho la prova nel compiacimento che ho sempre letto sul loro volto quando mi raccontavano del mondo futuro, quel sorriso estatico e sicuro di sé mi faceva sempre venire in mente un passaggio della Bibbia che al termine della creazione dice "And he saw that it was good".
Ho fatto un sacco di foto al ghiaccio oggi, il ghiaccio in fondo è acqua che muta continuamente il suo stato e mi pare sia un eccellente terreno per permettere alla bellezza del mondo di manifestarsi.
E' bellezza in movimento, dinamica come la vita, più veloce del mutare di una roccia e più lenta di una foglia che cade. Ma è un movimento con un tempo lentissimo che lo fa diventare la fotografia di un'istante in cui il mondo che si rinnova nel "panta rei" del suo scorrere continuo.
Dovunque girassi lo sguardo vedevo segni di mutamento cristallizzato quasi che la natura li avesse fotografati per me in modo che io non dovessi fare altro sforzo che raccoglierli con l'iPhone.
Mentre scrivo queste note per non perderne traccia, ascolto la nona sinfonia di Mahler, una bellezza struggente, "sub-lime", in cui nella prima parte racconta la bellezza del mondo con accordi e modulazioni dolcissime per poi arrivare alla fine ad una lentezza quasi impossibile e a una evanescenza che racconta il punto in cui la vita passa da uno stato all'altro, finisce quella terrena e inizia l'aldià.
Come in questa lastra di ghiaccio che ricopriva una roccia in cui non c'è un netto passaggio da un colore all'altro eppure ci sono tutti, dove il ghiaccio è sospeso tra il solidificarsi ulteriormente e il ritornare allo stato liquido per via di quel raggio di sole che lo sta scaldando.
Sì, userò la metafora della musica ancora molte volte per dire ciò che penso perchè c'è in lei la stessa dinamica bellezza che ho visto oggi, che chiede agli innovatori di avere il coraggio di ricercarla per essere il raggio di sole che la sbloccherà dalla temporanea prigionia del freddo meccanicismo.