Quell’attimo prima di…

Schermata 2014-09-29 alle 00.18.43C'è un momento magico prima dell'inizio di un concerto: quando il direttore alza le braccia e si crea il silenzio tanto per il pubblico quanto per l'orchestra.

E' il momento del distacco dal "prima" per dare inizio al "dopo", è il silenzio necessario perchè la musica abbia inizio.

Molte massime orientali fanno riferimento alla necessità del "vuoto" per poter affrontare nuove attività, nuovi saperi, nuovi ascolti: "non puoi riempire un bicchiere d'acqua pieno".

E' quell'attimo prima di.. che trovo sempre pieno di grande intensità.

Sesto4Domani conto di iniziare una nuova piccola rivoluzione e sono venuto su questi sentieri a cercare la pace e il silenzio fuori e dentro, la calma e la serenità, la lucidità necessaria.

In questo orizzonte c'è un misto di sereno e imponente, fatto di prati e rocce e lo sguardo non trova incagli passando da un'immagine all'altra senza fermarsi.

Pian piano l'armonia dell'insieme si fa largo e la luminosità della giornata, il profumo di corteccia e di sottobosco, diluiscono i pensieri fino a farli scomparire.

Dagli alberi e dalle rocce sento l' energia vitale, quella vibrazione che mi mette in sincrono con il mondo attorno, che mi fa sentire che tutto, me compreso, le cose che faccio, ha un senso.

Tutto è in armonioso equilibrio.

C'è quell'attimo di…

Ma quanto dura l'attimo?

Il tempo cosmico non si misura con gli orologi, un secondo e un giorno hanno la stessa durata: trascurabile di fronte alla maestosità delle Dolomiti.

Domani, un gesto e inizia una nuova musica.

 

Orfani

Oggi ero al funerale della mamma di un caro amico e tutta la sua tristezza mi è entrata nel cuore.

Sono passati due anni da quando ho perso la mia e quella cicatrice, che ormai pensavo chiusa, è invece ancora aperta e ho capito che non si rimarginerà mai: continuerò a sentirne la mancanza a pensare a cosa avrebbe detto in questa o quella occasione a come, in fondo, abbia avuto tanto dalla vita.

Quando, al voltarti indietro, non trovi più chi ti guarda le spalle, provi un profondo senso di solitudine, ti senti piccolo piccolo, la cerchi con lo sguardo in attesa di una conferma, un incoraggiamento che dica "ora tocca a te".

Quella conferma non può più arrivare, almeno non da fuori, non da una voce, non da una carezza, non da una minestra sempre pronta, te la devi trovare dentro ( e c'è, perchè lei l'ha ben piantata da qualche parte) e capire che ora sei tu a indicare la strada, sei tu "la responsabilità", tu che dovrai raccontare il mondo ai piccoli che corrono davanti a te.

Non riesco ad andare a letto senza fissare questi pensieri, che non mi alleviano la tristezza ma me la rendono tollerabile.

Mi aveva molto colpito sentire mio padre chiamare "mamma" in uno dei momenti di crisi della sua malattia prima di morire, non credevo possibile che dopo più di cinquant'anni dalla perdita lui ancora la chiamasse, ne sentisse l'assenza e il bisogno.

Ora capisco: siamo orfani per sempre.

Amish

AmishSingleLeggevo ieri con molta attenzione la bozza finale del libro che Piero ha appena terminato di scrivere su un tema molto particolare, quello degli "Influencer" in rete.

Un tema complesso, nuovo, per il quale si fanno più ipotesi che reali affermazioni, una questione rispetto alla quale conta quasi più porsi delle domande che credere di avere trovato la risposta: diceva il prof. Levi Rahmani nelle sue lezioni a Cuccioli e Multimedialità "Abbiamo tutti gli elementi? Qual'è la domanda giusta per avere l'informazione che ci manca? NOn cercate risposte, fatevi domande!"

A parte il piacere di leggere e scoprire quanto sia profondo e accurato il suo ragionare, mi meravigliavo di quanto, a diversi livelli, si stia cercando di capire il fenomeno della rete, di coglierne gli aspetti più controversi ma nel contempo più avanzati, soprattutto per chi guida un'impresa le cui sorti possono dipendere dalla comprensione o meno dei fattori competitivi che la rete offre o vanifica.

Leggevo le comparazioni multidisciplinari tra informatica e biologia, tra antropologia e scienze sociali, di come le contaminazioni tra i saperi e le interdipendenze tra ambiti di conoscenza siano indispensabili per tentare modelli interpretativi validi di un mondo che la tecnologia rende più leggibile svelandocene allo stesso tempo la complessità.

Mente leggevo, mi è venuto in mente che la mattina stessa avevo scoperto che a Desenzano si è pensato bene dopo vent'anni di togliere alle scuole la connessione a Internet con varie giustificazioni più o meno risibili ma certamente in controtendenza rispetto a quanti ora scoprono quello che vent'anni fa qui divenne progetto e primato: la rete è uno straordinario strumento di potenziamento dell'apprendimento e fattore di sviluppo per un'intera comunità.

Oggi si investono milioni per dare mezzi e tecnologie alle scuole e non lo fa solo il ministero, lo fanno le regioni, Lombardia in testa, anche con progetti mirati come Generazione Web, lo fanno intere città (Mantova è il caso più recente di cui ho sentito parlare), lo fanno gli industriali di Assolombarda (se ne sono accorti dopo vent'anni dal Progetto ReMida21 così innovativo allora e per nulla obsoleto oggi) ci sono progetti straordinari come Impara Digitale, per non parlare dei progetti degli amici al MIT al Lifelong Kindergarden o quelli olandesi di scuola aperta.

… qui no.: alla Boston dell'MIT si preferisce il modello Pennsylvania degli Amish.

 

AmishBimbi Youngscratcher688

 

Gli Amish sono una comunità che rifiuta la tecnologia come minaccia alla solidità delle loro tradizioni e principi: niente elettricità, niente automobili, niente macchine. (per chi non ne ha mai sentito parlare, la voce su Wikipedia è un buon punto di partenza)

Le scelte degli Amish, pur apparendo anacronistiche, hanno una motivazione storica ed etica che si possono non condividere ma si possono comprendere, c'è una coerenza di fondo che può stupire ma che a me suggerisce grande rispetto: ma qui non siamo in Pennsylvania e nemmeno in Ohio.

Amish1L'immagine della carrozza che va in direzione opposta a quella dell'alba mi è apparsa lucida in mente mente leggevo il testo di Piero e pensavo alla notizia del mattino.

C''è un mondo che cambia, non sempre in meglio, ma che è quello che dovranno affrontare i nostri figli a cui, come educatori, abbiamo il dovere di dare gli strumenti per poterne essere protagonisti anche critici ma non certo fuggendo dal nostro dovere di guide.

Nella Carta dei Diritti dei bambini in rete, ogni tanto la rileggo per vedere se funzionerebbe ancora dopo vent'anni, avevamo scritto "I bambini hanno diritto di avere attorno a sè adulti responsabili", ovvero se loro hanno DIRITTO, i genitori, gli insegnanti, gli amministratori pubblici hanno il DOVERE di assumere la responsabilità nella guida alla comprensione delle tecnologie, nel loro utilizzo positivo, nella comprensione critica delle sfide e delle opportunità.

Staccare il contatore e vivere a lume di candela può essere una scelta di vita personnale, ma non può essere quella di chi si occupa del futuro degli altri.

La tecnofobia non è certamente un fenomeno legato al solo mondo digitale, già Omero, si dice, se la prendeva con l'invenzione della scrittura che, a suo dire, avrebbe ucciso la tradizione orale del racconto, per non parlare delle bibbie fatte circolare clandestinamente dopo l'invenzione della stampa a caratteri mobili perchè avrebbero allontanato i fedeli dalla chiesa.

Ma Dante lo fa dire a Ulisse: "fatti non  foste a viver come bruti…"

ConoscereSono stato allevato con un grande rispetto per la cultura e la conoscenza, ricordo bene l'imbarazzo di chi si vergognava di non parlare bene l'italiano di chi risparmiava per comperare l'Enciclopedia Conoscere ai figli perchè con la cultura si emancipassero dal lavoro oppressivo e mi viene l'orticaria oggi quando sento l'ignoranza mostrata con orgoglio, l'incompetenza elevata a merito.

Siamo in tempi di ritorno alla stregoneria, alla scienza si preferiscono gli amuleti e alla fisica le scie chimiche, le stagioni non hanno i temporali ma le bombe d'acqua, alla comprensione della complessità si preferisce la banalità di chi non sa ma pretende di sapere e alla fatica del sapere si preferisce la superbia della saccenza.

Le difficoltà economiche spesso comportano scelte di rinuncia ma non giustificano l'ignoranza: diceva il mio amico Stefan ai suoi figli "usa il cervello, ti è stato dato gratis!".

Leggo oggi la lettera di Renzi agli iscritti al suo partito perchè discutano di scuola (!!!) di lavoro, di fisco ma il problema è che invece di un piccione viaggiatore ha usato una email e molti dei destinatari sono su un calesse che li sta portando altrove.

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