A lezione tra fragole e mirtilli

GruberQuando ho amici in visita, specialmente se interessati anche all'ambito professionale, una tappa alla fabbrica delle marmellate di Alpe Pragas è d'obbligo: prodotti eccellenti presentati come non ho mai visto fare da nessuno e un'azienda con un approccio alla qualità e una comunicazione impareggiabili.

Ho conosciuto Stefan Gruber, il titolare, alcuni anni fa e anche oggi quando ci siamo visti è stato subito un sorridente "Ciao come va? Tutto bene? Hai portato degli amici? Molto bene, grazie!"

Solare, schietto, semplice, diretto: come i suoi prodotti.

Lo "spaccio aziendale" della Alpe Pragas sembra una gioielleria tanta è la cura nel mostrare i prodotti ma nel contempo è elegante, come dice una scritta sul muro: "La squisitezza incontra la raffinatezza".

Da quest'anno poi, sopra il negozio… una galleria d'arte e quando chiedo a Stefan "Come mai? " la sua risposta è semplice: "Bisogna sempre fare qualcosa di nuovo!" Ovvio.

PragasChi si focaliza sulle marmellate ha di che "fare il pieno" tra confezioni regalo e prodotti normali, io guardo i dettagli delle scritte, degli accessori, i divani, le finiture, i mobili, le luci, i colori, tutto perfettamente in linea con la comunicazione d'impresa, con il "manifesto" dell'azienda che si legge all'ingresso:

"Benvenuti in un luogo intriso di creatività e modernità in cui l'originalità incontra l'innovazione, la squisitezza incontra le raffinatezza, il passato incontra il futuro".

Non conosco i dati economici dell'azienda e i suoi risultati di bilancio, ma "l'aria che si respira" è di serenità e di successo e immagino che i risultati ci siano se, dopo i primi approcci verso questa qualità così spinta e integrale che vidi qualche anno fa, il  processo è continuato e, anzi, è ulteriormente cresciuto.

Immagino che Stefan non abbia fatto tutto da solo, ha scelto certamente collaboratori di grande qualità, ha scelto di sicuro un ottimo web designer (vedo dal sito che è un'azienda di Merano, peraltro con un sito altrettanto ben fatto ) bravi architetti e interior designer e qui c'è un'altra lezione sulla scelta dei collaboratori e sulla qualità delle persone… ma ne parlerò in un altro post.

A lui il compito di assicurare la coerenza e l'armonia di tutti gli elementi perchè l'azienda di successo è questo: un insieme coerente e armonico, di prodotti, di persone, di struture organizzative che raccontano una storia unica e convincente.

Per dirla con Alberto de Martini "La comunicazione d'impresa non è solo ciò che una azienda dice, ma soprattutto ciò che fa ed è".

 

 

 

Cosa scriverei sulle pagine bianche

Unita3Per ovvi motivi non sono riuscito a comperarne il primo numero, ma oggi non me ne sono lasciato scappare l'ultimo e sono qui che guardo le pagine bianche de l'Unità che silenziosamente parlano della fine di un'epoca, almeno a me.

Era il giornale simbolo di un partito e di chi in quel partito si impegnava per sostenerne la proposta e allora avere in tasca l'Unità o Il Manifesto o Lotta Continua era una precisa dichiarazione di campo.

Con l'Unità ho capito che la satira, quando è intelligente, è un'arma potentissima e Fortebraccio con le sue lapidarie riflessioni o con un aggettivo o un avverbio al posto giusto lasciava il segno ogni volta (memorabile il "Tanassi con la fronte inutilmente spaziosa").

L'Unità e la sua diffusione casa per casa è stata la mia scuola di politica, quella vera, quando ogni domenica mattina dedicavo il mio tempo a portarla e quando possibile fermandomi a parlare con la gente e raccogliendo commenti sulla vita di ogni giorno.

Quante copie ogni domenica? Una trentina mi pare di ricordare, guidato da Luciano Avigo che mi ha insegnato la disciplina della continuità, il valore del lavoro capillare, dell'incontro uno a uno.

Avevo 21 anni e su queste pagine bianche scriverei di come sia grato a quell'esperienza per ciò che ho poi imparato e fatto a proposito di reti sociali e di meccanismi del cambiamento.

Scriverei di quante cose ho imparato e fatto nelle Feste de l'Unità (non sono mai riuscito a chiamare la festa in modo diverso) dal coraggio di cambiare quando sembra impossibile: spostare la Festa de l'Unità dalla viuzza dietro il circolino al Castello era follia eppure… quanti furono entusiasti di realizzare un progetto "impossibile", una cosa mai provata prima, una festa non solo di salamine, burattini e ballo liscio, ma un evento grande, pieno di sorprese, di cultura e di musica di qualità, che dicesse in pratica quale mondo avessimo in mente.

Scriverei di come la parola "unità" ha un grande senso per chi crede sia un grande vantaggio stare assieme più che dividersi, mantenere la propria autenticità nella relazione con chi è diverso.

Scriverei anche che rimpiango quella carica di valori etici che attrassero noi giovani e riuscirono ad esaltare l'entusiasmo dell'età con una meta possibile, valori "adulti", vissuti, intrisi di fiducia nella possibilità di un mondo diverso che non andava atteso ma costruito.

Scriverei delle molte delusioni, delle sconfitte, delle meschinità grandi e piccole perchè ho conosciuto anche quelle ma userei una matita perchè ben più leggere sono state rispetto alle tante lezioni di amicizia, di stima e di onestà che ho ricevuto e che restano scritte in inchiostro indelebile.

Terrò via questa copia de l'Unità con le sue pagine bianche per avere una scusa per raccontare a mia nipote un giorno cos'era e cosa è la bella politica, cos'è l'impegno per un ideale, e anche come l'incapacità di comprendere i cambiamenti porti alla perdita di quanto si pretendeva di difendere.

"Nonno, perchè questo giornale non ha scritto niente?"

"No cara, di cose ne ha scritte tante ma servono occhi speciali per leggerle."

 

 

 

Lo spettacolo delle possibilità

 

Saggio Ogni volta che assisto allo spettacolo finale di una delle settimane dei "Summer Camp" alla Scuola di Musica mi emoziono, mi vengono gli occhi lucidi, e il groppo in gola.

Non è facile pietismo per il "che bravi i bambini", è l'evidenza di una possibilità che è racchiusa in ciascuno di noi e che si esprime se c'è il contesto giusto e ci sono persone positive che ti incoraggiano e guidano al risultato.

Quando vedo cosa riescono a fare gli insegnanti in quel poco tempo, 5 giorni con poco meno di quattro ore per giorno, con un materiale tanto grezzo, molti dei bambini non hanno mai suonato, alcuni sono piccoli e con ovvie difficoltà di ritmica e di coordinamento, eppure.. eppure, accade ogni volta: si spegne la luce, il palco aggiunge la sua dose di magia e i bambini esprimono un talento segreto quanto inatteso.

E' come se gli insegnanti non vedessero i loro limiti ma solo il loro potenziale, e i bambini lo sentano e danno il meglio, sempre.

Vorrei portarci alcune delle persone che incontro per motivi professionali e che si lamentano dell'inadeguatezza delle risorse, dell'impreparazione dei collaboratori, dell'incomprensione del mercato, della crisi, di qualsiasi buona ragione, secondo loro, per cui non vale nemmeno la pena di tentare un cambiamento.

Ogni settimana c'è un progetto, un'idea guida, una meta da raggiungere, una missione da compiere, e non si perde nemmeno un minuto a lamentarsi di "come sarebbe stato bello se…", ma piuttosto ci si focalizza sull'esaltazione dei potenziali, costruendo assieme il risultato.

Saggio2

Alberto, il direttore, lascia fare i suoi insegnanti, si fida di loro e anche lui ogni volta si meraviglia di quali talenti si esprimono nei collaboratori quando li lasci liberi di esprimersi al meglio, ti fidi di loro, li incoraggi, li rendi orgogliosi del loro risultato: che grande lezione di people management!

Venerdì ho visto decine di micro-episodi di interazione positiva, sguardi che dicono "adesso tocca a te", momenti in cui chi era il momentaneo protagonista dava tutto ciò che aveva per contribuire al risultato complessivo (ah! quel batterista piccolo piccolo che quasi non arrivava al pedale della cassa che doveva dare un gran colpo di piatti per fare "il lupo" nella rappresentazione di Pierino e il Lupo di Prokofief).

E che dire dei tre violinisti (meno di vent'anni in tre..) che dovevano fare la parte di Pierino e mentre due di loro sapevano solo fare una nota bassa a corda vuota, il primo suonava il motivetto classico di Pierino e il Lupo e quando era il loro turno faceva alzare i suoi due violinisti come fosse un'intera orchestra, li guardava come un esperto primo violino e attaccava deciso quando era il suo momento.

Mia madre era un esempio fantastico di "ottenere il meglio dalla situazione": se capitavamo a cena improvviamente, mai, dico mai, che dicesse "vorrei fare questo o quello ma mi manca…", apriva il frigorifero e con ciò che aveva (e il suo amore) realizzava sempre qualcosa che era sempre oltre quanto ci si potesse aspettare.

 Lo spettacolo della possibilità è esattamente il contrario della paralisi del pre-giudizio: è vedere in ciò che c'è, non ciò che manca ma ciò che potrebbe contenere e che è sempre più di quanto si possa immaginare.