Piccoli (grandissimi) privilegi

Meneses_lo_2Organizzare un master di musica classica è un grande lavoro e sono mesi che ci sono immerso.

La ricompensa è sapere che stiamo facendo una cosa grande e importante per gli allievi, per la città, per la musica stessa, anche se in questi mesi non sono mancati gli inevitabili scontri con l'imbecillità, l'insensibilità, il pressapochiscmo e l'arroganza.

Qualche volta ti viene voglia di "madarli a stendere" di mollare e di dire che non ne vale la pena …. ma poi vedi un papà generoso come Alberto Leali, che va a caricare le pesantissime teche per la mostra di liuteria e poi oggi è ancora alla scuola a preparare lo spettacolo di giovedì e poi Maurizio con i suoi figli che viene ad aiutare… e allora bastano due, cinque dieci, belle persone per far passare in secondo piano i cento cretini perchè ognuno di loro non vale un decimo delle persone splendide che ruotano attorno alla scuola.

E poi un piccolo privilegio finale stasera: a cena con Antonio Meneses, uno dei più grandi violoncellisti del mondo.

Siamo andati alla Taverna, a mangiare carne alla brace e polenta e a chiacchierare del mondo, della musica, del senso delle cose, di cosa ci insegnano i maestri e di cosa possiamo restituire insegnando.

Mi ha persino offerto di prendere lezioni da lui durante il master (offerta che mi sono affrettato a rifiutare con una specie di "dominus non sum dignus…" ) e per ora mi appago delle sue storie, dei racconti, degli accenni alla tecnica violoncellistica di un grande maestro e delle sue riflessioni sulla ricerca che ciascun artista compie facendo musica.

Abbiamo parlato dei nostri genitori, della disciplina che la musica impone, di come ciascuno sappia accogliere il compito che il destino gli ha posto, e in mezzo a tutto questo qualche pillola di saggezza figlia dell'esperienza.

Domani c'è un sacco di lavoro da fare ma stasera mi godo l'accaduto.

 

Tre anni dopo

Chissà per quale barbatrucco tecnologico è tornata nel mio aggregatore la notizia di un'intervista che ho dato 3 anni fa al Security Summit di Milano.

Non ho fatto caso alla data, mi pareva solo strano che citasse il mio blog su Noza24 che da tempo non tengo aggiornato.

Ho ascoltato l'intervista per essere sicuro di non aver detto castronerie e solo ora scopro che il tutto non era al Summit di quest'anno ma a quello del 2010: ne ricavo tre lezioni.

1-Le riflessioni di più largo respiro non scadono a breve come lo yoghurt

2-La rete è implacabile nel tenere traccia della tua "memoria"

3-Apri l'occhio! Se qualcosa non quadra fidati del tuo istinto animale.

Comunque per chi volesse controllare l'intervista è qui.

 

I temi della maturità sono un inganno o una realtà che non vogliamo vedere?

Ho letto tutte le tracce dei temi della maturità e li trovo tutti affascinanti: c'è Pasolini, la storia dal delitto di Sarajevo alle Brigate Rosse, c'è la ricerca scientifica, una citazione di Fritjof Capra: ma davvero i ragazzi della maturità di oggi sanno affrontare questi temi?

Ho l'impressione di un inganno: la scuola non mi sembra il luogo che alleva coscienze critiche, che stimola la curiosità, che incoraggia la lettura del nostro tempo ma poi per coprirsi le vergogne ecco che sceglie dei temi che vengono da un'altro mondo.

E' come se dopo averli fatti studiare (si fa per dire) con i flautini di plastica, alla maturità proponessero di scegliere tra tre esecuzioni di Brahms, Stravinski e Frank Zappa.

O forse la realtà è diversa: i ragazzi, NONOSTANTE la scuola, sono davvero capaci di svolgere questi temi perchè loro vivranno in un mondo senza frontiere, loro sanno i danni della società dei consumi e la smonteranno semplicemente senza rinfacciarlo a noi padri. Sono curiosi del presente senza doverlo leggere sui libri perchè loro sono il presente e capiscono l'ecologia meglio di chi ha creduto nella chimica e nel potere salvifico del moplen e del napalm.

Li vedo alla Scuola di Musica, li vedo al teatro di Viandanze, li ho visti a Mezzogiorno in Famiglia e li vedo su Facebook: vedo conformismi e banalità ma anche solidarietà, voglia di amicizia, vedo impegno, dedizione, allegria intelligente.

Spero che tanti abbiamo fatto bene con la prova di italiano per dimostrare che c'è una realtà che non vogliamo vedere solo perchè la gerontocazia ha un solo modo per mantenersi: rendere impossibile l'accettazione che un ragazzo sappia il fatto suo.

Avrei scelto questo tema e non è detto che…

GigidesertoSecondo me il tema della maturità sul "viaggio" e "lo straniero" è affascinante, lo avrei scelto senz'altro anche perchè dopo le mie ripetute visite a Trieste e Gorizia, dove il confine si sente nell'aria, mi rendo conto che sono nato qui in un paese di frontiera che un colle separa da un'alrta nazione ma che quel confine non passa nelle lingue e nella vita di tutti i giorni.
Ascolto musica "di frontiera" perchè sto cercando di capire se ci aiuta a cancellarla nei nosti cuori la frontiera che ci impedisce di immaginare un futuro diverso.
Intanto mi trascrivo tutta la traccia e mi leggerò Magris.
Non c’è viaggio senza che si attraversino frontiere – politiche, linguistiche, sociali, culturali, psicologiche, anche quelle invisibili che separano un quartiere da un altro nella stessa città, quelle tra le persone, quelle tortuose che nei nostri inferi sbarrano la strada a noi stessi.
Oltrepassare frontiere; anche amarle – in quanto definiscono una realtà, un’individualità, le danno forma, salvandola così dall’indistinto – ma senza idolatrarle, senza farne idoli che esigono sacrifici di sangue.

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Why Bach

Grazie a State Of The Net per la prima volta guardo e ascolto per bene il mio racconto sulla complessità e devo dire che mi piace, in questa versione in particolare, che temevo frettolosa quando l'ho preparata, mi pare ci sia tutto e con un ritmo che non stanca.

E poi c'è Tullio Zorzet che accetta di suonare in una condizione scomoda e inusuale… e poi c'è Bach.

Come avessero tagliato un bosco

Chiude l’orchestra sinfonica della TV Greca: il senso del dolore che dobbiamo provare è nel volto della violinista ripresa più volte.

Quando viene uccisa un’orchestra è come se avessero tagliato una foresta, prosciugato un lago, una fonte di bellezza è stata chiusa.

Non ci sono parole, c’è l’ascolto.

 

Tempo

Ciao diario-blog, è più di un mese che non mi prendo il tempo per riflettere con calma, sono travolto da molte cose tutte piacevoli, nessuna a cui voglio rinunciare.

Il tour delle conferenze è andato benissimo, come meglio non poteva, la preparazione del Master procede a tappe forzate, Piero si è soposato, mi sono rimesso a giocare a golf con i ragazzi, e poi le band e poi le attività del progetto Qui Base Luna e il Qui Per caso e la nuova opera e il CD con Marco e le attività per DOC e DOC Academy e… sì lo so sto esagerando.

Ho raccontato tutto a Facebook ma come in una piazza chiacchierona, non è rimasto nulla.

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