Oggi ho fatto IL regalo

Mi piace moltissimo fare regali (anche riceverne, s'intende) ma oggi per la prima volta ho fatto IL regalo, nel senso che il regalo ero io.

Qualche settimana fa la moglie di Pinuccio, mio amico d'infanzia che non vedo da quarant'anni, mi ha contattato su Facebook per mandarmi una foto che ha ritrovato tra le vecchie immagini (quella con i pantaloni a zampa d'elefante) e mi ha chiesto se nel mio spostamento da Desenzano a Sesto potevo fermarmi da loro a Rovereto per fare una sorpresa a Pinuccio che compie 60 anni dopodomani.

Paola e la figlia hanno architettato tutto a sua insaputa e oggi quando ci siamo trovati al ristorante è stata grandissima la sua sorpresa e la sua gioia (anche la mia, ovviamente) nel vedermi ed è stato un magnifico flashback con ricordi che si allacciano e immagini sbiadite che tornano vivide.

Sua madre, che chiamavo "Mamma Tea" era una sorta di seconda mamma per me negli anni a Vigo di Fassa in cui le nostre famiglie vivevano nella stessa caserma dei carabinieri e poi quando loro si sono trasferiti a Rovereto e noi a Montichiari, siamo rimasti in contatto finchè mia mamma andava a trovare mamma Tea e poi Pinuccio si è sposato e poi …

Poi ci sono le "coincidenze": la figlia suona il violino in un'orchestra e il suo fidanzato è di Lonato, il loro cane si chiama Blue (è maschio però) e Pinuccio e Paola hanno un'azienda cartotecnica e guardacaso sto cercando una soluzione per il packaging dei dischi per il nuovo progetto di Doc. Ma questa è un'altra storia…

Insomma oggi ero "un regalo" e mi è piaciuto anche perchè mi sono regalato una bellissima giornata.

Carlo e Joshua

FotoOggi ascoltavo affascinato la lezione di Carlo Boccadoro sulla musica di Bruno Maderna ed ho scoperto un grande compositore, ne ho seguito il percorso storico, ne ho compreso l'estetica e il valore che lo pongono tra i grandi della musica del nostro secolo.

E' di certo una grande occasione, anzi, un privilegio, ascoltare le lezioni di Carlo e mentre lo ascoltavo continuavo a pensare a quelli che più volte hanno messo su Facebook l'immagine del grande violinista Joshua Bell che suona nella metropolitana ma nessuno se lo fila e seguono commenti ironici e indignati sull'incapacità della gente di apprezzare il talento se non c'è l'enfasi markettara che lo esalta.

Con il maestro Boccadoro è lo stesso, se ci fosse una cultura diffusa dovremmo fare lezione in teatro per ospitare gli uditori ma non accade perchè, in fondo ,chi biasima quelli che ignorano Joshua Bell poi ignorano Carlo Boccadoro a loro volta, bravissimi nello stigmatizzare l'ignoranza altrui non riconoscendo la propria.

Con una punta i egoismo dico "io c'ero" e guardo gli altri amici che sono qui e so che loro stanno apprezzando e sono felici di quanto accade alla Scuola.

Per gli altri… ci stiamo lavorando, anzi è proprio per questo che Carlo viene volentieri da noi.

 

 

Tiepide riflessioni politiche

PiddiIl mio intervento di ieri a Verona su cultura e cambiamento è stato anche un'occasione per riflettere su questa campagna elettorale, sui temi che mi pare di cogliere, sulle tante suggestioni che ho raccolto. (si vede anche dallo sguardo fisso, ascolto Demetrio  e penso a cosa significhino il suo e mio intervento in quel contesto).

A fronte di discorsi densi di "buoni sentimenti", mi pare ancora forte il distacco tra chi opera realmente quotidianamente per far funzionare le cose, per organizzare un'impresa o una cooperativa e ho la sensazione che la politica in generale faccia fatica a parlare di progetti reali.

Per assurdo mi pare che la politica sia stata travolta da una collettiva "sindrome del piagnisteo" in cui si parla solo di ciò che non va in questo paese e si esalta il senso di catastrofe imminente che alimenta i radicalismi grillini per cui è meglio radere al suolo il parlamento, in perfetta assonanza ideologica e di linguaggio con leghisti e fascisti.

La penso come Franco Battiato che non  giusto parlare di "pericolo" Grillo quando ben più pericoloso è il mafioso ritorno di B che rischia di portarci al definitivo sfacelo, il grillismo è insopportabilmente ottuso (come lo era il leghismo dei primi giorni) animato da buoni motivi e che ha portato a guidare comuni e in parlamento qualche brava persona e un sacco di mezze tacche.

Non mi piace chi pensa alla politica come slogan in piazza, se ero a Verona a parlare, è perchè credo nel dialogo, se voto PD convinto non è per il male minore ma perchè non ho visto nessun altro movimento o partito, credere così fermamente nella democrazia, da giungere spesso all'autolesionismo.

Vedo i limiti, gli apparati duri ad andarsene, ma vedo anche la testardaggine del non rinunciare agli ideali di fondo di cercare di "tenere assieme" il sistema paese, di non puntare allo sfascio.

Ho l'impressione che con Renzi candidato oggi il PD avrebbe meno grattacapi ma è la forza della democrazia: è stata una scelta libera di chi ha votato e va rispettata e lo stesso Renzi sta dando una lezione di stile che altri dovrebbero prendere ad esempio.

Cambia3C'è una forte domanda di discontinuità, di nuovi modi di fare le cose, di nuovi linguaggi, di aria nuova.

Mi pare significativo lo slogan di Ambrosoli se penso alla campagna che realizzammo per l'elezione del sindaco a Desenzano, la medesima forte promessa: il cambiamento.

In fondo vincere le elezioni è facile: basta avere un candidato onesto e credibile e impegnarsi a rispondere al bisogno profondo che si coglie negli animi di una collettività.

E' ovvio che se la promessa non verrà mantenuta davvero, con fatti concreti, la gente reagirà con veemenza e il conto da pagare sarà molto salato.

Ma è anche vero che se non si raccoglie la sfida del cambiamento, se non se ne comprende il potenziale di innovazione, poi non ci si deve sorprendere se un outsider arriva a superare il 20% dei voti.

So bene che un sindaco deve fare i conti con risorse limitate, che chi governa una regione tenere a bada pressioni e spinte, che un politico alla guida di un paese deve saper tessere alleanze e trovare compromessi accettabili pur di far progredire una legge, ma non mi pare una scusa sufficiente: c'è un'impellenza di segni di coraggio, di fiducia in un mondo diverso e possibile, di trasparenza di animi e non solo di procedimenti, di sguardi che progettano a lungo termine mentre risolvono l'emergenza dell'oggi.

Ho ascoltato storie di associazioni che leggono libri agli altri perchè l'ignoranza non prevalga, ho ascoltato il racconto di una gallerista che sopravvive in una città che ha chiuso il museo di arte moderna, ho raccontato la nostra avventura che accende il futuro con la musica, ho ascoltato il discorso appassionato di Simona Marchini che non si pente di aver sempre lottato, e pagato, per non vendere l'anima di ciò in cui si crede.

C'è molta gente che non smette di piantare semi per domani.

Cosa sto ascoltando

1dindoHo tre dischi sul ministereo a fianco del letto dove ascolto con naggiore calma mentre leggo: Enrico Dindo e i suoi concerti di C.P.E. Bach,ottima incisione, grande grinta e la scoperta di C.P.E. Bach che non è noto quanto Johan Sebastian

 

 

 

 

 

 

 

 

1Zanderla Quinta Sinfornia di Bruckner diretta e commentata (ho preso il CD apposta) da Benjamin Zander che ancora devo ascoltare,ma che ho scelto proprio perchè di Bruckner non ho mai ascoltato nulla e ne ho letto aneddoti qui e là.

Ovviamente dopo la scorpacciata di commenti di Zander alle sinfonie di Mahler, l'idea di ascoltare la sua spiegazione e guida alla sinfonia mi intriga tanto che ho anche ordinato il cofanetto con tutte le sinfonie di Bruckner che però deve ancora arrivare.

 

 

 

 

 

1dudala Nona sinfonia di Mahler diretta da Dudamel con la Los Angeles Philarmonic e al primo ascolto mi sembrava così diversa dalle esecuzioni di Bernstein e Zander che conoscevo da farmela sembrare "insolita".

Adesso, dopo un paio di ascolti, comincio a sentire sfumature, strumenti, sottolineature che non avevo ascoltato prima e questo è il bello di questa esecuzione: capisci come un direttore faccia la differenza.

 

 

Gli onori di casa

BartlettNon riesci a lasciarlo questo libro, una volta che lo hai iniziato devi finirlo per forza: è l'ultimo della saga dell'ispettore Petra Delicado di Alicia Gimenez Bartlett, Gli onori di casa.

La storia non è "forte" come in altri suoi romanzi ma i due personaggi, soprattutto il viceispettore Garzon, in questo libro esce alla grande.

Soprattutto cresce il profilo della Delicado che a volte è proprio antipatica ma subito si umanizza e crea un modello di donna non mascolina, anche se beve come una camionista, ma certamente non sottomessa.

E poi c'è tutta la bellezza dei libri Sellerio… chi li conosce ha già capito.

Una curiosità…. gli spagnoli attribuiscono agli italiani qualità che gli italiani non si riconoscono.

 

Kippur

KippurjpgMi piacciono proprio i libri della Kellerman, e approfittando della pace Sestese mi sono letto Kippur, il terzo della serie (adesso me ne manca solo uno).

Come con tutti i grandi giallisti, da un libro all'altro segui i personaggi come in un serial televisivo, ne impari le voci e i modi di fare e soprattutto, familiarizzi con un ambiente: la Barcellona di Montalban, la Vigata di Camilleri, i bar di fronte al commissariato della Bartlett.

Con la Kellerman entri nella comunità ebraica americana, ne impari le usanze, le espressioni gergali,ne segui i ragionamenti e… stasera attacco l'ultimo.

Giada 35 anni

Jade stoneDopo 35 anni si festeggiano le "nozze di giada", almeno stando a una richiesta generica su Google.

E' facile il gioco di parole: già da 35 anni?

Eppure non me ne rendo conto o almeno non riesco a tradurre gli anni con Marina in un numero.

Stando a wikipedia "Secondo la tradizione, alla giada si riconoscono proprietà calmanti,
rasserenanti e lenitive degli stati d'animo turbati. Come tutte le
pietre verdi e rosa, è legata al 4º chakra, quello del cuore.

La giada viene definita la pietra dei medici in quanto aiuterebbe a
calmare il cuore e a trovare la giusta compassione per prendere le
giuste decisioni."

Mi pare che tutto coincida: il legame con il cuore, la serenità, la cum-passio, il sostegno per compiere le scelte più corrette.

Di certo è che so di aver preso 35 anni fa la giusta decisione.

Ho mangiato un racconto

Foto0Nel venire a Sesto facciamo tappa per pranzo al Moar a Vila di Sopra,(a sinistra al bivio di Percha) caldamente raccomandato da mio fratello.

Ottima cucina casalinga pusterese, test kaiserschmarren superato brillantemente, atmosfera da maso di montagna.

Ma il tocco di "genio" è alla fine: il padrone ci consegna biglietto da visita, un libretto con le tre ricette importanti e un pieghevole con la storia del posto.

Quante volte l'avrò detto che la genbte mangia "storie", ascolta "racconti", che i prodotti e i servizi delle aziende di successo sono "narrazioni"?

Ed ecco qui un posto semplice che immediatamente si "mitizza", guardi con altri occhi la stube che scopriamo essere del 1360, leggiamo la storia del maso che parte dal 1296, leggiamo la fiaba del primo gestore che scopre una pentola d'oro sotto il camino grazie all'indicazione di una fata incontrata a Innsbruck… da restare a bocca aperta per la capacità di "marketing" di questa gente.

E poi che la famiglia lo gestisce da 20 (!) generazioni, il riconoscimento ufficiale di "maso avito", insomma, siamo in un posto speciale e tutto contribuisce a creare la sensazione che ti porti a casa.

Sarebbe bastato il cibo? No,ci sono decine e decine di posti dove si mangia ottimamente a prezzi modici. Il cibo è marginale?  Ovviamente no, lo scopo del posto è ospitare gente che desidera un buon pranzo, ma è l'insieme che rafforza i singoli elementi e sono i singoli elementi che sostengono l'insieme.

Basta un'occhiata veloce al loro sito per ritrovare l'immediatezza della comunicazione, perfettamente coerente con il cibo e l'atmosfera: come dire? Verità e fiaba si incontrano e non sono antitetici.

Una lettura più dettagliata mostra che il sito e i testi sono realizzati da professionisti, altro segno di intelligenza: capire che il "fai da te" non è sempre la scelta migliore, ovvero, se sai fare la minestra d'orzo in modo eccellente non significa che sai anche fare un sito web. Ahimé, quanti ne conosco …