… ma chi l'ha detto che la festa è finita…
Inviato da iPhone
Pensieri e riflessioni non solo sulla tecnologia ma su molte cose che mi fanno pensare
Mi ricorda il dottissimo cugino che oggi è il compleanno di Ludwig Van Beethoven.
Visto che stasera parlerò proprio di innovazione e di motivazione al cambiamento mi pare utile tenere a mente un suo insegnamento, scritto negli ultimi suoi quartetti: "Muss es sein?"… "Es muss sein?" (deve essere? Deve essere! )
Leggo gli articoli che parlano dell'incidente di Trieste di cui ho informazioni di prima mano per misurare la distorsione che si produce tra ciò che è accaduto e ciò chesi dice o che si insinua.
E' un incidente, non una fatalità, le norme e le procedure servono a ridurre il rischio non a eliminarlo, le indagini chiariranno se ci sono errori progettuali, cedimenti strutturali, o quant'altro.
Trovo però strumentale il continuo riferimento al fatto che il ragazzo morto fosse un avventizio assunto sul posto per fare lavori di supporto ai tecnici in cambio di un compenso modesto e di un posto al concerto: non doveva essere in quella zona, forse non ha capito il pericolo quando la struttura ha ceduto ma… quanti studenti non vorrebbero lavorare nello staff di un coincerto rock, guadagnare qualcosa e avere accesso allo spettacolo? Non lo so, non mi piace, suona falso perbenismo, sorpreso che uno studente faccia lavoretti per mantenersi o per pagarsi un concerto.
Trovo anche peggio il richiamo ai cinque o sei euro l'ora: ma scusate, quanto prende un operaio? O un neoassunto a formazione-lavoro, una commessa? (5×8=40 40×5=200 200×4=800 euro al mese) Quanto prende il giornalista (magari freelance da casa, parcella di prestazione occasionale) che ha scitto l'articolo? Non so, non mi piace, mi pare falsa indignazione.
Mi sembrava equilibrato il servizio del Manifesto, mi sembra composto il messaggio di Lorenzo Cherubini su Facebook, allestire un palco per uno spettacolo è un lavoro che richiede competenza ed è un lavoro faticoso e pericoloso e bisogna ricordarlo sempre anche e soprattutto quando va tutto bene e il concerto è un tripudio di applausi e un successo anche grazie al loro lavoro.
Quelli che se ne accorgono solo quando c'è l'incidente mi sembrano come quelli che si indignano a intermittenza, con faccia truce e parole sonanti ma con il cuore immobile, passando da un senegalese ucciso a un immigrato annegato, dal crollo di una scuola a un incidente in moto all'alluvione di Genova con la stessa superficialità di chi si indigna perchè non ci sono più le mezze stagioni.
Non lo so, non mi piace.
C'è un mondo là fuori pieno di ingiustizie e bisogna lavorare sodo per cambiare e non basta indignarsi, bisogna agire per rimuoverle, per fare di più dove non si fa abbastanza ma con l'onestà intellettuale di non giudicare ciò che non si comprende, tacere a volte è meglio: almeno per rispetto di chi ha perso la vita.
Fino a lunedì è tutto un rimbalzare da un impegno all'altro come una pallina in un flipper, con la differenza che sono tutte attività che sono contento di fare.
Sto imparando davvero molte cose sul mondo della musica colaborando con Doc Servizi, è il mondo delle mie passioni, della mia adolescenza, di grandi incontri, di lezioni di vita.
Oggi quando è arrivata alle 14 e un minuto la chiamata da Trieste che ci ha dato in diretta la notizia dello schianto al palazzetto, mi è diventato ancora più evidente che la musica non è solo spettacolo ma è anche lavoro, lavoro duro, professionale, esperto, pericoloso per qualcuno.
C'erano anche soci Doc in una delle squadre di montaggio e uno di loro ha fratture multiple ma non è in pericolo di vita. I tecnici delle squadre Doc sono certificati ed esperti, fanno del rispetto delle norme di sicurezza un fattore di primaria importanza ma il rischio è lì comunque perchè attorno al divertimento e alla gioia di chi ascolta, c'è la fatica e l'impegno di chi lavora per renderlo possibile e salire su tralicci a 20 metri di altezza a montare fari e altoparlanti è pericoloso come scalare una montagna.
Oggi ho visto cosa vuol dire "cooperativa", ho visto la tempestività delle risposte, l'immediatezza delle informazioni, l'organizzazione in azione ma ho visto anche chi è salito in macchina subito per andare a Trieste solo per trovare il socio ferito in ospedale ed è un'immagine che mi è valsa più di mille parole.
Ho visto le facce, la preoccupazione per il collega ferito ma soprattutto per il ragazzo della squadra lavorativa di un'altra organizzazione che ha perso la vita: poco importa se era "un trapezista di un altro circo", era comunque "uno di noi" uno dei tanti che lavorano dietro le quinte perchè la magia dello spettacolo e la gioia del suono arrivi al pubblico.
Rilancio la segnalazione di Gaspar, Alessandra Farabegoli ha scritto un eBook intitolato "Manuale di Buonsenso in rete" e lo offre gratuitamente.
Opera meritoria: il buonsenso è merce rara e ce n'è gran bisogno. Brava Alessandra.
Cercavo altre cose in rete ma, come capita spesso, ne ho trovate altre.
Stavo cercando una musica andina e sono andato a sbattere su Denez Prigent cantante bretone di cui sono riuscito ad ascoltare un paio di brani prima che internet a casa facesse i capricci ma ascolterò di sicuro altre sue musiche: questa voce così "antica", i testi in una lingua oscura sono pieni di atmosfera.
E che dire di questa ninna nanna?