Usa la Forza, Luke!

Hotel Sidi Driss a Matmata.
Qui hanno girato alcune scene di due diversi episodi di Guerre Stellari ed è la sola cosa che lo rende in qualche modo affascinante.
In realtà è un albergo abbastanza squallido in cui dormirci richiede una buona dose di fegato.
Diverse case berbere scavate nella terra unite a fare un unico complesso, con cunicoli e slarghi senza spigoli e linee a perpendicolo.
Era meglio e più vibrante di vita la casa della signora dagli occhi chiari come il suo sorriso, qui tutto è fermo, come se la cinepresa si fosse inceppata.
Ma che importa: usa la Forza, Luke!

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Pippi Calzelunghe

La signora che ci ospita sorride spesso e parla una lingua che non ha lo stesso ritmo di quella di Walid.
Marina nota gli occhi chiari così insoliti tra i ricci neri e la carnagione olivastra dei tunisini o gli occhi nerissimi di chi viene ancora da più a sud.
I berberi erano qui prima degli arabi, chissà da dove venivano, avevano carnagione chiara come gli occhi e le efelidi: per un attimo immagino sotto il velo le trecce all’insù di Pippi Calzalunghe.

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Cimitero

Un cimitero ai bordi del deserto pare ancora più desolato.
Come è lontano questo novembre da quello del cimitero di Sesto, adornato a festa a celebrare l’incontro di vita e morte sotto la neve.

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Abramo

La macchia di sangue vicino al cespuglio parla chiaro: è dove è stato sgozzato il montone secondo la tradizione.
Ibrahim obbediva a un ordine e non sapeva che il suo gesto sarebbe diventato il simbolo perenne dell’obbedienza alla legge senza farsi domande.
Non so chi mi fa più pena in questa storia, se la vittima designata, se Abramo così prono da essere disposto a uccidere un figlio o se la figura di un dio così vanitodo e crudele da chiedere simili atti di sottomissione.
Mi ronza in testa la canzone di De Andrè:
non era il cuore, non era il cuore,
non gli bastava quell’orrore
la vanità fredda gioiva
voleva un’altra prova
del suo cieco amore.

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