Laggiù

Chissà come facevano a stare sotto il sole per ore e ore su un cammello dall’andatura dondolante che non ti lascia distrarre.
L’odore è penetrante e mi resterà nel naso tutto il giorno: è come se fossi su una giostra su cui volevo salire ma una volta fatto la cosa ha perso di gusto e sapore.
La sola cosa che mi piace è l’altezza e la prospettiva che offre allo sguardo, attratto da un punto laggiù.

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Perfezione

Un cammello, un telefonino, un ragazzo che sembra uscito da Guerre Stellari: è tutto abbastanza irreale.
Se salire sul cammello richiede un buona dose di equilibrio, quando si accuccia per lasciarti scendere sembra ti stare su un gigantesco drone pneumatico che in quattro sequenze ti porta a terra.
Anche le zampe che si allargano sulla sabbia come un cuscino sono incredibili miracoli di dinamica.
Guardo il mio cammello che rumina e gorgoglia come uno scarico in cui hai appena versato l’Idraulico Liquido: un animale strano che sembra venire da un altro pianeta eppure perfetto per ció che gli vien chiesto di fare.

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Milady

Marina ha scelto il calesse per la nostra breve escursione: sembra una gentildonna inglese che vuole andare a incontrare Lawrence d’Arabia.

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La porta

Si apre sul niente, sull’arena dove ogni anno si svolge il festival do Douz con corse di cammelli e cavalli.
Non c’è nulla, nemmeno una porta, solo un arco che la lascia immaginare, eppure.

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Stop and go

Questo paese mi ricorda Djanet, ai bordi del deserto del Tadrart algerino.
Stesso viavai, stesso trafficare attorno ai motori di jeep e camion, motorini, minivan con lo scappamento riportato al soffitto.
Poi tutto sembra fermarsi, i ragazzi escono da scuola come dovunque a quest’ora.
Una ragazza cammina sicura in mezzo alla strada.

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Walid

Il nostro autista ha 29 anni, è figlio di un piccolo impresario edile, ha fatto il muratore, l’idraulico e poi ha preso la patente da taxista e si è comperato un Peugeot giallo.
Fa tre lavori: taxista, autista per un autonoleggio, e accompagnatore di viaggi nel deserto.
Dice che non c’è disoccupazione per chi vuole lavorare, che glielo ha insegnato suo padre che è meglio arrivare a sera stanchi morti e con qualche dinaro in tasca piuttosto che riposati e senza nulla.
Sua moglie è laureata e ha una specializzazione nella pedagogia infantile così hanno aperto un asilo nido privato per i figli di coloro che lavorano nei tanti alberghi e villaggi turistici di Djerba.
All’inizio è stata dura ma ora hanno 70 bambini e lavorano sette giorni su sette, mi dice di andare a leggere la pagina di Star Kids su Facebook, ci mostra con orgoglio sul Blackberry la foto di sua figlia e sorride: “Ho rischiato ogni volta, sono stato fortunato, grazie a Dio”.
Ci racconta dei valori di rispetto e dignità che ha avuto in dono dal padre e del suo ultimo progetto: si è comperato un Mitsubishi Pajero che vedeva poco utilizzato all’autonoleggio.
Lo pagherà a rate, lo sistemerà un pochino e poi organizzerà uscite in proprio, confida nella sua specchiata reputazione, nel fatto di occuparsi di tutto, di avere ottime referenze e amicizie da tutti i suoi clienti: ha già pronta la pagina su Facebook e il blog e, “Insh’Hallah”, ci saranno grandi opportunità.
E’ l’immagine di una nuova Tunisia, probabilmente un’eccezione, che indica comunque dove i giovani possono portare quel paese.
Lui ha pochi dubbi, sembra più adulto della sua età: non è questo il tempo dei forse, è quello delle scommesse sul futuro.
A sera, dopo dodici ore di viaggio si stropiccia gli occhi ma ancora ci spiega e racconta, ci invita sabato a casa sua a fare il couscous con sua moglie, devia dal vialone per farci passare davanti all’asilo nido.
Ci regala una scatola di datteri, ci lascia il numero di cellulare e la mail.
Il viaggio è soprattutto fatto di incontri.
Lo guardo mentre esce dall’hotel e mi trovo a pensare a Piero e Giulio, anche loro come Walid proiettati verso il futuro.
Li vedo quando sciano: veloci, dinamici, pieni di energia, con il peso sempre a valle e talvolta così sbilanciati in avanti da toccare la neve con le mani.

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Due arcobaleni

Pioviggina per un attimo a Tunisi.
Al decollo si vedono distintamente
due arcobaleni in cielo.
Uno è “ieri”, l’altro è “domani”
con l’ala in volo dell’ “adesso”
proprio in mezzo a loro.

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I Ching

Alla fine non sono riuscito a collegarmi al wi-fi gratuito del bar dell’aeroporto come era successo all’andata.
I miei post con gli appunti partiranno, chissà in quale sequenza, appena arrivo a Malpensa e riaccendo il telefono.
Si mescoleranno come fogli scompigliati dal vento del caso o come un mazzo di carte sarà l’ I Ching a determinare il “giusto” ordine.
Io ho ancora diverse storie da raccontarmi e non mi preoccupo del prima e del dopo, ognuna sta bene dove starà.

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Caffè Tarzan

Così dice l’insegna e sia all’andata che al ritorno non vedo nè lui nè Jane nè tanto meno Cheetah.
Passando davanti a un altro bar di questa strada lunga e diritta, Walid ci racconta di una donna che si innamora di un italiano fermatosi per un breve ristoro e parte lasciando marito o figli per la sola ragione del cuore.
Marina ricorda Baghdad Cafè con l’improbabile protagonista con corpetto e cappellino abbandonata nel bel mezzo del deserto del Nevada.
Luoghi di perdizione questi bar del deserto.

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