Leggo la notizia della morte di Giorgio Celli e mi dispiace, le sue apparizioni in televisione me lo avevano reso sempre molto simpatico.
Buon Viaggio!
Pensieri e riflessioni non solo sulla tecnologia ma su molte cose che mi fanno pensare
Leggo la notizia della morte di Giorgio Celli e mi dispiace, le sue apparizioni in televisione me lo avevano reso sempre molto simpatico.
Buon Viaggio!
L'orario impone una pausa al viaggio e facciamo sosta a Casteldarne da Obermair, un locale in cui non siamo tornati da tanti anni e che ricordavamo per dei primi ottimi.
Lo ritroviamo con qualche difficoltà anche se Casteldarne è un paesino minuscolo, e siamo gli unici avventori, il che mi fa temere che il menu non sia quello di allora.
Mi ricredo subito con questi canederli di prezzemolo con ripieno di formaggio grigio e un bel letto di rape rosse che fanno tanto "tricolore".
Una citazione di merito va anche alle bracioline d'agnello: perfette.
Le verdure grigliate, teoricamente dietetiche, erano ben intrise di sughetto delle bracioline e hanno dato un senso alla weissbier che accompagnava il nostro pranzo.
Ieri alla fine di una telefonata un amico, quanto ha saputo che sarei partito per Sesto per votare mi ha detto in dialetto "Me racomande, vota bé! " (mi raccomando, vota bene)
Era tanto che non sentivo quell'invito a "votare bene" che era tipico degli anni in cui il fare politica era scelta netta di campo e quel "votare bene" significava votare PCI, significava rispondere con il voto, tanto faticosamente conquistato, a chi non voleva che si facesse politica.
C'era anche una sottile intesa ammiccante, un "tu sai cosa voglio dire perchè la pensiamo allo stesso modo" e infatti di solito quando si cercava di capire se la persona con cui stavi parlando era un elettore di sinistra, molto facilmente veniva fuori la frase "Me stò de chesta banda" (io sto da questa parte) come se ci fosse solo una parte dalla quale stare.
Dopo l'epoca dei tornaconti, dei voltagabbana, della politica per interesse, mi piacerebbe che tornasse la politica dell'adesione convinta, del senso di parte, della presa di posizione interiorizzata e non quella del "io faccio un distinguo".
"Votarò bé" (voterò bene).
Vengo a Sesto per votare e la strada, oltre che per piacevoli chiacchierate con Marina, è anche un'occasione per lasciare andare i pensieri: sono tanto abituato a questo percorso che è come se la macchina sapesse da sola cosa fare.
Pensavo al fatto di farmi 300+300 kilometri per fare come dice il Presidente Napolitano "il mio dovere" e di quanto, in fondo, mi senta migliore del nanetto che non perde occasione per svillanare il senso delle istituzioni.
Pensavo anche che condivido un post rilanciato da Mantellini e anche io sono convinto che in questa campagna referendaria si sia giocato in modo altamente emotivo, lontani dalla verità e che la partita si sia spostata dalla sostanza delle cose alla demagogia, demagogia che anche se viene da sinistra non significa che sia giusta.
Voterò sì convintissimo sul legittimo impedimento, abbastanza convinto sul nucleare, dubbioso sull'acqua perchè i principi che si intendono sostenere (di cui sono assolutamente convinto) in realtà non sono l'oggetto vero della domanda referendaria.
Mi hanno insegnato che quando si vota non si vota "si, però" ma è il momento binario, 1 o 0, pallina bianca o nera e il segnale che spero esca dall'urna deve essere forte e chiaro e allora che siano quattro sì.
Ho continue conferme che gli attrezzi giusti fanno la differenza, come uno strumento di qualità aiuta ogni musicista a dare valore al suono.
In questi giorni, nel preparare le quinte, ho apprezzato l'utilità delle pinze a scatto, quelle che alla presa aggiungono la funzione di morsa e tengono fermi gli oggetti a cui si sta lavorando.
Ho già una lista di attrezzi che devo aggiungere alla mia cassetta:
Pinze a scatto, rivettatore, filiera maschio e femmina, levigatrice a nastro, riga a laser.
Ieri ho passato la mattina nell'officina di un fabbro mio amico che mi lascia utilizzare le macchine e quando serve salda le parti che mi occorrono.
E' un lavoro che mi piace, che richiede attenzione e forza, e in cui il materiale non si lascia facilmente maneggiare come accade con il legno.
Mi piacciono i rumori, i clangori, l'odore del ferro che dopo un pò senti nel palato, anche le mani unte di grasso (con i guanti faccio molta fatica a fare misure di precisione) non mi danno fastidio, anzi, quando a fine lavoro la pasta lavamani le riporta al "colore" originale mi sembra il segno del passaggio da un mondo a un altro.
Anche se a fine mattina ho le braccia indolenzite e le mani segnate da qualche graffio, questo tuffo nell'età del ferro mi fa star bene.
Parlare con Piero di quali sono i trend, di cosa accade nell'innovazione è sempre stimolante: ha gli occhi buoni e vede lungo.
Il fatto di parlarne a tavola come una normale conversazione, non abbassa minimamente il livello del contenuto e conferma una acuta osservazione di Udo Humbrecht, il direttore generale di ENISA, fatta al Security Summit: "E' in atto nella tecnologia digitale, un fenomeno sociologico molto rilevante: per la prima volta sono i giovani a insegnare ai vecchi precise nozioni nell'utilizzo di strumenti determinanti alla vita sociale."