Il valore dei manifesti

Foto3 A Cosenza e in altri paesi della Calabria che ho attraversato ci sono le elezioni amministrative e mi ha molto colpito l'utilizzo dei manifesti così diverso da quello a cui siamo abituati qui "al nord".

Sarà che sono influenzato dal lavoro per la campagna elettorale di Chiara a Isola della Scala ma mi sono chiesto come mai siano così importanti i manifesti al sud, c'erano ovunque, diffusi in modo smodato, sui cassonetti della spazzatura, sui muri delle case, in una lotta continua a coprirseli l'un l'altro.

Molti davvero brutti e altrettanti in palese contraddizione tra testo e mezzo (non puoi scrivere "Una città migliore" e poi appiccicare i manifesti, storti fra l'altro, su un muro a deturpare una piazzetta) ma con una totale identità di atteggiamento e utilizzo tra destra e sinistra in una gara a chi lo fa peggio, più banale, più cialtrone.

Ho anche guardato qualche spot in televisione, anche qui una vera e propria inondazione, con una qualità scadentissima e messaggi che fanno sembrare gli spot che si vedono nelle multisala prima del film, dei veri capolavori da oscar.

A questo punto o sono matto io o qualcosa mi sfugge perché non posso credere che siano tutti così sciocchi da buttare soldi senza una convinzione di utilità (Carlo ha ipotizzato che probabilmente molte tipografie sono in mano alla 'ndrangheta…) e quindi vuol dire che una qualche efficacia ci sia: che sia come quella di chi dice "io non guardo la pubblicità"?.

Mi sarebbe piaciuto fermarmi quanche giorno per studiare e capire il fenomeno, parlare con qualche candidato e capire perchè usano questi mezzi e chi li fa e cosa pensano di ottenere e… una valanga di domande.

Certo è che vedere ancora gli striscioni di traverso sulla strada, le automobili con l'altoparlante a tromba che annuncia il comizio per la sera, mi sono sembrati tuffi nel passato o forse sono io che mi sono perso qualcosa.

 

Foto minimali

Al concerto di Cosenza era rigorosamente vietato fotografare e ho solo due scatti prima e dopo il concerto ma li riporto qui per "cronaca"

Foto2 Prima dello spettacolo c'è Battiato in regia che discute gli ultimi dettagli

 

 

 

 

 

 

 

Foto e a fine spettacolo Battiato e Boccadoro ringraziano dalla buca dell'orchestra ma sembrano due gnomi che escono dalla terra.

 

Poter dire “io c’ero”

Assistere allo spettacolo di Battiato è stata un'esperienza davvero fantastica: la tecnologia degli ologrammi portata ad un livello tale per cui in scena erano assolutamente indistinguibili dai personaggi in carne ed ossa.

E' stato come assistere a quegli eventi "epocali", le prime proiezioni cinematografiche, la visione dei primi programmi televisivi, perchè sono sicuro che ciò che ho visto in "pezzo unico" diventerà tra qualche anno lo standard di fruizione degli spettacoli teatrali e dei concerti ma anche la fruizione domestica di video e giochi.

Non meno impressionante la qualità del suono in cui alcuni elementi regstrati si fondevano in modo indistinguibile con i suoni prodotti dall'orchestra (l'unica entità in carne ed ossa della serata a parte una fugace apparizione di Battiato all'inizio).

Anche qui la domanda diventa "Ma cosa è reale e cosa non lo è"?, ha perfino senso una domanda del genere? Internet è reale o no? Un ologramma è reale o no? Un suono registrato è meno vero di quello prodotto al momento?

Trattandosi di un'opera dedicata a un filosofo, direi che la scelta di usare questa modalità di presentazione è perfettamente funzionale al messaggio che Battiato voleva dare, non c'è una storia, non c'è una trama vera e propria, c'è solo una musica dolce e delicata che vuole descrivere la profondità o l'elevazione del pensiero.

Alcuni momenti dello spettacolo talmente coinvolgenti che anche la distanza tra chi assiste e chi agisce sul palco si assottigliano fino a scomparire, penso allle delicatissime figure della danza di tre ballerini giavanesi o alla scena in cui appare sul palco un giardino con alberi le cui foglie si muovono a una leggera brezza e una fontana zampilla e il cantante appare e scompare dalla panchina su cui è sdraiato come se fosse il gattone di Alice nel Paese delle Meraviglie.

CI vorrà parecchio perchè lo si possa rivedere in qualche altra città e va a merito di Cosenza di aver investito in un progetto culturale di questa levatura.

Io sono felice di aver visto nascere un nuovo orizzonte e di poter un giorno raccontare ai miei nipoti che giocheranno con gli ologrammi: la prima volta che furono usati a teatro, c'ero anch'io.

Ancora sugli applausi

Grazie ad Alfonso mi sono letto questo report che spiega con autorevolezza cosa sia accaduto alla riunione della Confindustria, accolgo il racconto ma le mie perplessità ancora rimangono.

Non ho certo grande apprezzamento per come viene gestita la giustizia in Italia e chi ha seguito la vicenda di mio nipote Alberto può ben capire cosa pensi in proposito, ma proprio in quel caso ho ammirato la compostezza, la serenità e il rigore di mio fratello e di tutta la sua famiglia che mai si sono scagliati a fare proclami mantenendo assieme alla compostezza la certezza che la giustizia prevarrà o meglio come mi disse un giorno "Se smetto di credere alla verità, in cosa potrò mai credere?".

Uno dei problemi di questo paese, primo ministro in testa a tutti,(le minuscole sono una scelta)  è la continua delegittimazione di tutti verso tutti con i media a fare da amplificatori e aizzatori della rissa, salvo rare eccezioni.

E' ovvio che la sentenza sia esagerata e quel giudice verrà certamente smentito dai gradi successivi di giudizio, che garantiscono al nostro ordinamento il prevalere di ciò che è giusto ed il più possibile imparziale, fino a che la condanna non è definitiva finchè non passa in "giudicato".

Ho trovato e continuo a trovare cinico il nesso tra la morte degli operai, la sentenza e il problema degli investitori stranieri e mi domando se il tema sia davvero questo o se invece il problema degli investimenti non sia legato a norme severe e al fatto che vengano fatte rispettare: in Germania non credo siano più teneri e in caso di incidente, indagine, processo e accertate le responsabilità, siano più teneri, per non parlare degli USA dove anche il medico condotto di un paesino ha ben chiaro che ogni suo gesto è gravato da responsabilità legali e formali enormi.

Il nostro problema è proprio l'opposto: che ogni giorno, dalla scuola alle istituzioni locali, dal parlamento alla televisione, è un continuo delegittimare e invalidare ciò che si è deciso e come possiamo ottenere la fiducia di investitori per un sistema paese che proprio sulle norme, le regole, i meccanismi di funzionamento elementari della vita civile, non ha certezze e non le sa offrire e non perde occasioni per ribadire che il rispetto della legge sia in fondo opinabile, a seconda delle situazioni.

 

Macché applausi!

Leggo degli applausi di Confindustria al manager della Thyssen condannato e trovo la cosa vergognosa: in nessun altro paese industrializzato, o quantomeno civile,  sarebbe accaduta una cosa del genere.

Primo perché una sentenza della magistratura non si applaude o non si fischia, secondo perché se il modello di sviluppo è quello dei paesi del terzo mondo in cui la manodopera va usata senza regole è meglio che Confindustria lo dica, almeno non ci stupiremo a dover competere con il Pakistan nella cucitura dei palloni affidata ai bambini: si sa, è un modo come un altro per attirare capitali di investitori stranieri.