Il costo dell’educazione

Non guardo Report e mi sta antipatico Santoro, non mi piaceva Luttazzi e trovo repellente Ferrara: se non si è capito, detesto il giornalismo scandalistico anche se si ammanta di critica libertaria.

La voglia di scandalo supera sempre quella di verità e alla fine si dicono scemenze (nella migliore delle ipotesi) come quelle che leggo riferite dagli amici su Twitter a proposito della puntata di Report su Internet e Social Networks.

Tanti anni fa mi accusarono di creare danni ai bambini perchè volevo mettere i PC nelle aule e i monitor li rovinavano, non volevano che mettessi i CD in biblioteca vicino ai libri perchè li contaminavano (non scherzo) ebbi l'onore del primo "Consiglio Comunale aperto" dove volevano linciarmi per il folle progetto di informatica civica che pretendeva di dare internet ai cittadini e per fortuna vennero a darmi manforte Stefano Bonaga e Gian Paolo Barbieri.

Rispetto ad allora non è cambiata la superficialità, la saccenza, il pressapochismo con cui si parla di tecnologia al grande pubblico, la differenza però è che per ogni sciocchezza detta (che una volta restava la sola voce udibile) partono centinaia di tweet e di post che smascherano e in parte controbilanciano il ciarlatano di turno.

Non è un caso che tra le priorità che avevamo indicato all'Unione Europea, in un gruppo di lavoro a Bruxelles sulla sicurezza informatica, c'era la formazione e la documentazione dei giornalisti perchè possono fare molto per aiutare la gente a capire o moltissimo per aumentare la distanza tra lo sviluppo della tecnologia e il suo utilizzo per migliorare la competitività di un paese e la qualità della vita dei suoi abitanti.

Certo, formare i giornalisti costa, formare i cittadini costa, formare una classe politica come si propone l'Agenda Digitale costa, e non solo soldi ma costa tempo, pazienza, tanta pazienza, e una continuità che è l'unico ingrediente che può dare risultati.

Insegnare, educare, costa ma non farlo è perdente.

Come diceva un'amica alla conferenza Cuccioli e Multimedialità dove si parlava di apprendimento:

"Se pensate che l'educazione costi è perchè non vi rendete conti di quanto sia più costosa l'ignoranza"

Serata d’ascolto curiosa

11 Serata Cabeki Domani sera la Scuola di musica del Garda ospita un musicista eclettico, "strano", di quelli che ti portano in un terreno non convenzionale.

Non l'ho mai ascoltato dal vivo ma gli spezzoni che ho trovato su MySpace e su Youtube mi incuriosiscono molto e mi ricordano Paolo Angeli il suonatore di chitarra preparata che avevo scoperto grazie a Luca Formentini.

Trovo molto bello che la scuola proponga ascolti così diversi fra loro, non convenzionali, creativi, che obbligano ad abbandonare idee preconcette.

Non tutta la musica deve piacere, non tutti i musicisti ti fanno balzare sulla sedia, ma tapparsi le orecchie a priori ascoltando sempre le stesse cose oltre che le orecchie e il cervello finisce per inaridire anche il cuore.

Musica è

Stamattina ho assistito a un bellissimo concerto, l'orchestra dei Virtuosi Italiani diretta da Carlo Boccadoro era precisa, leggera, delicata e intensa a seconda delle richieste che Carlo rivolgeva ai musicisti.

Tanto eterea nel brano di apertura, un delicatissimo omaggio dello stesso Boccadoro ai fratelli Cervi, quanto pirotecnica nel concerto di Shostakovich e anche nei brani di Montalbetti e di Elgar sapeva cambiare assetto come una macchina all-terrain che si muove con agilità su qualsiasi percorso.

E' stato bello vedere la gioia negli occhi di Montalbetti alla fine, il suo brano commissionato proprio dai Virtuosi era alla sua prima assoluta, e la soddisfazione di Carlo per aver ancora una volta portato ad un pubblico largo un mix raffinato di musica classica e contemporanea con scelte raffinate e di grande intelligenza.

Ripensandoci non c'era la sensazione di "loro" a suonare e "noi" ad ascoltare, la musica aveva creato una sorta di involucro in cui ciascuno stava a proprio agio.

Non è blasfemo avvicinare il concerto di stamattina al nostro suonare di oggi pomeriggio: dopo mesi che non suoniamo assieme è bastato che Marco accennasse "Tutto questo è strano" che gli strumenti si sono fusi immediatamente e abbiamo ritrovato all'istante il nostro linguaggio come amici che riprendono un dialogo lasciato in sospeso per una breve interruzione.

Eravamo all'aria aperta, nella nostra speciale "sala prove" sulle colline mantovane ma anche lì si è ricreato subito quel contenitore di affetto e allegria che prova chi fa musica con gli amici.

La musica è anche questo.

Piazza Bra

Domenica mattina prima del concerto due passi in uno dei gioielli del mondo.

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