Era già intelligente comperare le "ricariche" dei detersivi per casa ma non avevo ancora trovato chi ha capito che in fondo venderti anche l'acqua è un peso inutile: quella ce la puoi mettere tu.
Evviva le ricariche concentrate.
Pensieri e riflessioni non solo sulla tecnologia ma su molte cose che mi fanno pensare
La messa a punto di un violoncello di grande qualità è come quella di un motore da corsa: serve un talento davvero speciale e un affiatamento molto forte tra pilota e meccanico.
Brunello e Fasser collaborano da tanto tempo e sono legati da amicizia e grande stima reciproca. Vederli ieri lavorare per la messa a punto finale è stato davvero un grande piacere e un momento ricco di spunti e riflessioni su concetti a me cari: il talento, la qualità, l'eccellenza, il lato umano della tecnologia.
Come in una macchina da corsa anche piccole differenze, millimetri, fanno la differenza e il pilota deve descrivere al meccanico esattamente la sensazione perchè questi possa capire dove intervenire.
Ad un certo punto Brunello ha notato che toccando la cordiera si udiva chiaramente una ottava (!!!) in più sulle corde basse e si è provato prima ad appesantire l'angolo della cordiera con una molletta da bucato e poi andando a cercare il perchè di quell'aumento di suono, per uno strumento che già sembrava potente al primo test.
Questione di peso o di rigidità? 12 grammi in più di ebano possono fare la differenza? o invece il problema, come in una macchina da corsa è che la sospensione deve "scaricare a terra" alle ruote la potenza e non disperderla vibrando e analogamente la cordiera deve trasmettere allo zoccheto sopra il puntale il suono che ancora le rimane, dopo che il ponticello lo ha trasmesso alla tavola armonica, con tutta la forza possibile.
Prove, ascolti e poi si opta per una cordiera più rigida e infatti il suono esce senza indecisione già dalla prima arcata.
Ma ancora non basta, nuove misure per la distanza tra attacco della corda e il ponticello perchè Brunello "sente" che il suono non è bilanciato: per un solista del suo livello questi non sono dettagli, sono fattori decisivi.
E poi ancora: il cordino che lega la cordiera al puntale deve essere in acciaio o kevlar? Quale dei due trasmette meglio il suono?
Dettagli? Non credo proprio, anzi è forma che diventa sostanza.
Ad ogni richiesta di Brunello, Filippo risponde con un "facciamolo", "proviamo", sapendo che entrambi vogliono ottenere il meglio possibile da quel motore.
E proprio come un motore, si torna ai box e si apre il cofano, si staccano tutti i pezzi sapendo che si fa prima a "fare spazio" che non cercare di sistemare
facendo "meno fatica" (come fanno spesso i frettolosi).
Non conta il tempo che passa, conta il risultato e in questo caso ci si mette tutto il tempo che serve ben sapendo che piloti e meccanici eccezionali non si perdono in sciocchezze e fanno ciò che si deve fare, come si deve fare.
Vedere la "Brunella" (così chiamavo la nuova testa di questo prezioso strumento scolpita da Giuseppe Bergomi) stesa sul tavolo con le corde allentate mi dava l'idea di un cyborg a cui avevano momentaneamente tolto la corrente o la centralina di governo.
Poi, rimesse le corde, sembrava proprio che il violoncello riprendesse vita e quella testa leggermente reclinata e girata verso il suonatore dava l'idea di una appassionata ascoltatrice.
Dico a Brunello che immagino che anche questo violoncello, come il mio, dopo pochi mesi avrà una voce ancora più decisa e sicura e lui mi dice sorridendo: "Si ma voglio che sia sulla strada giusta subito, che impari bene fin da piccolo".
Guarda Filippo altrettanto sicuro nei suoi gesti, le verifiche degli allineamenti, le simmetrie riconosciute con l'occhio di chi le ha intagliate.
Il pilota guarda il meccanico serenamente, sa che gli affida la vita e l'altro sa che non la metterebbe a repentaglio per nessun motivo: totale simmetria anche fra i due.
Un ultimo ascolto attento, prolungato. Suona il preludio della prima suite di Bach. Gli chiedo il bourrée della suite numero tre che conosco a memoria e che conosco bene nella sua esecuzione con l'altro Maggini e il nuovo violoncello non lascia dubbi, come una formula uno che fa il giro di pista con lo stesso tempo e la stessa sicurezza.
Il violoncello è pronto.
Brindiamo, di certo vivrà più a lungo di tutti noi.
Ieri ho avuto il privilegio di partecipare alla prova finale del nuovo violoncello che Filippo ha realizzato per Mario Brunello prendendo a riferimento il suo Maggini Santo del 1600 o giù di lì.
Diverso dal mio per dimensione non è invece diversa la sua voce: potente e sicura e poi con un solista del genere…
Il nuovo strumento debutterà già stasera al capannone Antiruggine e poi sabato prossimo a Modena.
Per festeggiare l'evento di questo nuovo Maggini avevo portato uno speck della migliore qualità che già avevo chiesto al mio macellaio di tenermi da parte e anche lui non ha affatto sfigurato tra tante eccellenze.