Informatica e DNA: un video-corso

Patricia Rodriguez Tomé è una delle tante persone "speciali" che ho conosciuto durante il mio lavoro al CRS4 e al parco tecnologico di Pula e in particolare è una straordinaria divulgatrice con in più la simpatia e il calore di quel suo accento italo-franco-latino americano.

Se avete un'ora riuscite a farvi un'idea della ricerca sul DNA con l'utilizzo di sistemi informatici.

Vorrei rileggere tra cinque anni le notizie

Continuo a trovare insopportabile il modo in cui i giornali (almeno quelli online) danno conto degli eventi in Giappone. Con la sola eccezione de Il Post, mi pare che tutti gli altri continuino a "inzuppare il biscotto" ovvero a esaltare le notizie e caricare i vocaboli e gli aggettivi.

Di certo è successo qualcosa di grave nelle centrali ma lo sapremo solo a "bocce ferme" e dati alla mano, per ora lo scandalismo mi sembra tanto falso, più interessato a creare emozione per i referendum italiani che alla verità.

Ammesso che probabilmente la scelta di non seguire la strada nucleare per l'Italia sia la scelta più giusta (e non per motivi tecnologici ma per la nostra incapacità politica di gestire processi e formalismi così delicati) mi seccherebbe scoprire che il voto è stato artificialmente influenzato da informazioni distorte che qualcuno ha fornito sapendo di mentire.

E poi leggo di questo blogger giapponese e i miei dubbi aumentano ed è interessante il wiki con le notizie e la spiegazione del perchè alcune sono scorrette e o addirittura false.

Rileggendo l’agenda

In treno, tornando dal meeting sull'agenda digitale, ripensavo al lavoro che c'è da fare, alle proposte da presentare, alla fatica di spiegare per l'ennesima volta perchè l'informatizzazione di un paese sia una scelta vitale e strategica.

Per quanto riguarda le proposta relativa ai temi della sicurezza di cui mi occupo, per ironia della sorte, ho un compito facile perchè si tratta di ripetere quanto andiamo dicendo da anni con il CLUSIT, con quello che ho contribuito a elaborare nel team di esperti di ENISA, e che, avendo fatto poco o nulla in Italia di quanto si diceva allora, è ancora maledettamente attuale.

Mi ha colpito la tenacia di quanti erano oggi a Milano, molti dei quali sono sulla scena dell'informatica italiana da decenni e continuano a credere che anche il nostro possa diventare un giorno un paese normale, specialmente dopo aver visto la slide della rappresentante dell'Unione che faceva vedere come ci sono solo tre paesi al mondo che non hanno un piano strategico sulla crescita digitale: Libia, Somalia e Italia.(devo ritrovare quella slide, vale più di mille parole)

Mi ha colpito la forza che ha l'Europa, pur con tutti i suoi limiti, di imporre ai paesi membri un percorso e un passo che da soli non saprebbero tenere e la lucidità con cui i piani vengono comunque presentati e schematizzati. Spero sempre, come accade anche nelle famiglie, che certe cose si facciano "per non fare brutta figura", anche se non per motivazione e comprensione profonda, ma che si facciano.

A leggere gli otto titoli delle azioni che compongono l'agenda non c'è nulla da dire, c'è solo da fare.

Certo, anche oggi ci sono stati interventi pasticcioni, alcuni molto settoriali, alcuni completamente fuori tema, altri (quelli che mi fanno sbuffare) "il problema è un  altro", "è una questione di cultura…", altri ancora inutilmente polemici che verrebbe da dire che è ovvio che i politici non capiscono: se questo è il livello degli informatici…

Ma proprio perchè la gran parte degli interventi era invece lucido, perchè i tempi sono ben definiti (prossima tappa a maggio al Forum PA), perchè lo schema europeto evita dispersioni, credo si sia avviato qualcosa che costringerà a inserire il tema della crescita digitale del nostro paese assieme agli altri grandi temi nell'agenda della politica, dall'ecologia al lavoro, dalla giustizia alla sanità, dall'economia alle pensioni.