Muss es sein?

Sto provando a riassemblare la conferenza sull'innovazione con la musica di Mahler e faccio e disfo senza decidermi per la soluzione più giusta.

Ho anche messo gli Ultimi Quartetti di Beethoven come buon auspicio: che c'entra? c'entra perchè nel comporre quest'opera, l'ultima della sua vita (spero non sia il caso mio) Beethoven scrisse musica di grande modernità che i suoi contemporanei rifiutano ma lui sa bene cosa sta facendo.

Sullo spartito dell'ultimo movimento dell'ultimo quartetto che lui intitola "Der schwer gefaßte Entschluß" (La decisione difficile) scrive: "Muss es sein?"  – Deve essere? – e poi con la musica, dopo poche battute dubbiose risponde "Es muss sein!" Si, deve essere così.

Già, Es muss sein! Vorrei fare una conferenza lasciando che sia la musica a dire le cose che voglio dire, lasciando che la gente rifletta e non fare io affermazioni che poi se non scaturiscono dal profondo non sviluppano l'effetto motivante che vorrei fosse il risultato di questo lavoro.

E poi cosa togliere e cosa lasciare in 50 minuti delle due ore e mezza dell'originale?

Ho appena cassato la sesta, il tema di Alma, i campanacci e i colpi del destino, ieri avevo segato tutta la terza con la forza vincente dell'estate e i lied sia il primo che il Lied Von der Erde, meno di così mi sa non funzioni.

Adesso la domanda è: i brani che ho scelto li lascio interi o li taglio?

E poi ci metto i commenti "business" o lascio che la metafora faccia il suo effetto, perché come dico talvolta "Se una barzelletta la devi spiegare, vuol dire che non fa ridere".

Stamattina ho avuto una goccia di ispirazione (i litri di traspirazione vengono poi) guardando l'intervista di Simon Rattle che parla della sua esecuzione della quarta sinfonia di Mahler, anche quella sonoramente fischiata al debutto: la gente si aspettava un'altra opera grandiosa come la terza e lui fa invece una cosa delicatissima che parla della vita in paradiso vista da un bambino. Non fa ciò che si aspettano che faccia, ma fa ciò che lui sente di dover fare.

La gente alle conferenze si aspetta slides e affermazioni  e io non ne ho voglia di farne. D'altra parte (senza tentare immodesti paragoni) mica Gesù spiegava le parabole, si fidava che la gente capisse e adattasse anzi, il suo messaggio a mille diverse situazioni, come poi continua ad accadere.

E poi mi dico che però il mio scopo non è spettacolare e anzi di lasciar perdere i colpi a effetto e di stare con i piedi per terra e motivare chi ascolterà a riflettere su temi precisi e possibilmente incoraggiarli a scoprire la musica di Mahler.

Mah.

Muss es sein?

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image from http://gigiitaly.typepad.com/.a/6a00d83452001e69e2014e5fa973b9970c-pi Il mio macellaio mi ha chiesto di provare la sua nuova tartare di suino con erba cipollina. Gli affianco del formaggio di capra e un buon bicchiere di vino come mi ha suggerito lui.

Storia locale

C'è poca gente in giro, intendo turisti, anche se giornate splendide di sole e il freddo notturno mantengono bene la neve sulle piste e le strade pulite.

C'è poca gente e si fa la spesa senza code e ci si può fermare in piazza a far due chiacchiere con il maestro in pensione che è "lo storico" locale (una delizia ascoltare il suo racconto al museo della Grande Guerra) e scoprire così dettagli interessanti sulla storia di Sesto.

Intanto, una domanda che ci facevamo spesso io e Marina: perchè "Sesto"?

Secondo alcuni deriva dal Sextum Miliarium e cioè dal sesto miglio su una strada romana che però a detta dello storico non ha senso perchè la strada romana che attraversa la Pusteria fino a Lienz (Aguntum) non tocca la valle di Sesto.

Più probabile e più semplice la spiegazione da un documento del 1300 in cui un contadino chiamato in una sorta di contenzioso riferisce di venire da Sesto dai sei masi: quindi, dato che all'epoca non c'erano altro che sei masi, il nome da questi deriva.

Da notare poi che la piana di Sesto dove oggi passa la strada era tutta acquitrino e i pochi masi erano sulle pendici di Mont' Elmo tanto che la strada verso San Candido era a mezza costa: si spiega così il perchè la chiesa di Sesto non è "in piazza", come sarebbe normale che fosse, ma è sul costone del monte, sulla strada che una volta passava di lì e che ora, dopo casa mia, torna ad essere un bel sentiero tra prati e boschi.

Mentre Blue saltella e annusa, mi guardo intorno e vedo che ogni posto parla, racconta la sua storia in una lingua spesso ormai perduta ma appena ne riacquisti alcuni vocaboli, tutto ti sembra chiaro e ragionevole.

Rientro con il sacchetto del pane e la quotidiana leccornia del mio macellaio, guardo giù verso la piazza e pian piano le case scompaiono, la strada scompare, scompare il Municipio e si dissolvono i negozi e gli alberghi, tutto diventa un grande biotopo alimentato dal torrente che scende dalle Tre Cime e dalla val Fiscalina.

I germogli di salice, i "palmen", sbocciano e adorneranno l'albero di Pasqua, c'è profumo di erba che riappare dall'inverno.

C'è silenzio. Come adesso.