Non ne capisco ma…

Nathan Stamattina è arrivato il corriere con il pacchetto di Amazon France con alcuni CD che avevo ordinato (non sempre online costano meno) e in particolare volevo capire perchè le partite di Bach per violino solo sono considerate una delle opere capolavoro dell'intera storia della musica.

Il violino non sempre mi piace, ma ascoltando Uto Ughi a Salò qualche anno fa rimasi folgorato dalla vastità di quel suono e ancora qualche sera fa ascoltando Dora Schwarzenberg suonare la sarabanda della Partita n.2, ho provato una grande emozione.

La mia curiosità non resiste a simili tentazioni: è come se ascoltando un rumore che viene da una stanza buia non resistessi alla tentazione di andare a vedere chi o cosa c'è e se anche la luce non si accende, procedo a tentoni per capire, per trovare, per assecondare il mio istinto.

Seguendo il consiglio di Carlo ho preso questa edizione capolavoro di Nathan Milstein ed ecco che il suono si dispiega come il genio dalla lampada di Aladino: fuori fa freddo, in cucina le sorelle stanno preparando ravioli di zucca, Dalila stira, la stufa è accesa e c'è profumo di caffé appena fatto.

La musica sale e mi fa immediatamente scomparire la voglia di leggere i dettagli della cronaca di ieri, conclamazione della barbarie, e come l'incenso crea trascendenza sulla puzza del marciume, così la musica ti entra nel cuore ed espelle rancore e sconforto spostando la mia attenzione su un altro piano.

Duecentonovantanni sono passati e, come nelle le suite per violoncello, l'araba fenice della maestosità della bellezza rinasce e rende ancora più meschina la vista di chi gioisce di aver comperato la miseria altrui per un altro giorno di potere.

Io non ne capisco tanto di musica per violino ma quest'opera mi pare una di quelle che tutti dovrebbero tenere a portata di mano per liberare la mente dal dispiacere, per pensare grande qualdo la meschinità sembra avere il sopravvento, per avere una esatta percezione della possibilità che abbiamo di cambiare il nostro mondo e quello degli altri, facendo cose grandi come la musica o piccole come un tortello di zucca o un buon caffé.

Brava Federica

Federica Mogherini c'è riuscita, adesso può pensare alla sua piccola.

Da Repubblica:

Bersani abbraccia Fedi e Mogherini
Marco Fedi e Federica Mogherini sfilano tra i primi davanti al banco della presidenza della Camera per votare la sfiducia al governo Berlusconi e il segretario Pd Pierluigi Bersani li aspetta a pochi passi e li abbraccia. Fedi, malato, è giunto apposta dal'Australia dove sta seguendo un ciclo di cure, mentre la Mogherini termina oggi il tempo previsto dai medici per la sua seconda gravidanza. I due hanno votato tra gli applausi delle opposizioni, come anche Giulia Bongiorno e Giulia Cosenza, giunte alla Camera nonostante la gravidanza a rischio.

E’ proprio Santa!

Santalow Cero che Santa Lucia è proprio Santa! Quante cose sa e come farà a saperle?

Sapeva che ci servivano attrezzi e infatti oltre ai dolci e alla frutta, come sempre, ha portato il trapano e la cassetta degli attrezzi che servivano a Giulio, gli avvitatori per me e Piero, le cassette per gli accessori.

E poi è arrivata ieri perchè sapeva che oggi Giulio è all'università e Piero al lavoro: quante cose sa Santa Lucia!

Una bellissima domenica mattina a mangiare caramelle e a giocare con i nuovi giocattoli e Marina alla scoperta del suo nuovo iPad: certo che Santa Lucia porta doni proprio utili. Per forza, è Santa!

Dolcezza

Che magnifica chiacchierata con mia nipote Irene, speranze, gioia, tanto affetto anche a distanza.

Mi ha chiamato mentre ascoltavo l'Adagietto della V Sinfonia, un gesto d'amore in musica, forse il più famoso: un caso? Esiste il caso? Chissà…

Intanto glielo dedico, è quanto mai appropriato, e ogni volta che vorrà sentirmi vicino, come una coccola potrà riascoltarlo e ci sarò. Dovunque.

E musica sia!

A conclusione di MiTiCi oggi c'era il mio intervento su Bach e la complessità (quasi una toiurnée con i Beatles ieri e la replica di Bach da Damiano) seguito da un'esecuzione della prima suite fatta da Maria Calvo una giovanissima studentessa della Scuola Civica di Musica di Milano.

E' andato tutto come meglio non potevo sperare: invece della solita sala da conferenze eravamo in uno dei teatri interrni della Scuola di teatro e fare il mio racconto dal palcoscenico con la giusta atmosfera è tutt'un'altra cosa, per me che "recito" e per chi ascolta.

E poi concludere il convegno sulla creatività con un atto musicale creativo mi è sembrato una sorta di ciliegina sulla torta.

Ma la cosa che più mi rallegra è che tra ieri e oggi tante persone abbiano ascoltato, la maggior parte per la prima volta, una suite eseguita dal vivo, io sono sicuro che la cosa non ha lasciato indifferenti i presenti, che le vibrazioni li hanno scossi e che la grandezza di quella musica gli resterà nelle orecchie e nell'anima.

Anche fosse uno solo che dopo il mio racconto si andrà a comperare una copia delle Suites e inizierà ad ascoltarle, credo di avere fatto il mio dovere rendendo omaggio e servigio alle Suites per il dono che mi fanno ogni volta che le ascolto.

Bravissimo Paolo

Paolobonomini Ieri sera ho fatto la mia presentazione su Bach e la complessità della tecnologia agli amici di Magneticmedia e Paolo Bonomini, un giovanissimo violoncellista che ho conosciuto da Fasser, ha eseguito alla fine la Suite n.1

Già mi aveva stupito scoprire che ha solo 21 anni e ho scoperto che dopo aver fatto 5 anni con Brunello sta ora studiando a Berna con Antonio Meneses (una leggenda).

Mi ha colpito la qualità del suo suono, la sicurezza con cui ha fatto tutto, la delicatezza della Sarabanda e la ricchezza di sfumature in tutte le 6 danze.

Anche nelle chiacchiere in macchina al rientro, mi faceva piacere sentire una sicurezza di prospettiva, una dedizione sostenuta dalla passione davvero poco comune a quell'età.

Sono sicuro che sentiremo ancora parlare di lui.

Calendario

  Magg2 Ogni anno Filippo realizza un calendario con l'immagine di un suo lavoro importante e quest'anno il protagonista è il Maggini.

Non è un calendario Pirelli ma la foto è accattivante e su quel fondo scuro le curve sinuose dello strumento hanno un indubbio fascino.

Trasportato nel tempo

Questa sera ascoltavo Dora Schwarzenberg mentre eseguiva il concerto per violino di Bach e a un certo punto la mia mente ha cominciato a vagare, attenta alla musica ma portata su, lontano da dov'ero.

Ascoltando quella musica e quegli strumenti mi domandavo se avrei mai visto i miei nipoti, se li avrei visti crescere, se sarebbero venuti dal nonno ad ascoltare la musica, se qualcuno di loro avrebbe suonato uno dei miei violoncelli.

E' stato come se, di fronte al tempo che scorre nella musica, al suono di strumenti che vivono più a lungo dei loro "temporanei" possessori, avessi avuto un flash sulla mia provvisorietà di fronte alla grandezza del suono che non finisce.

Durante il secondo movimento poi, la dolcezza struggente che la Schwarzenberg metteva nelle note, richiamava tristezze ataviche eppure… un senso di grande serenità come se la musica dicesse che "è giusto che sia così". Ho visto i miei figli venirci a trovare con i loro figli e li guardavo osservare curiosi il Maggini e il Moroder e in questo sogno ad occhi aperti raccomandavo ai miei figli di non contendersi quegli strumenti ma di sentirli come un patrimonio comune della famiglia che nessuno può possedere realmente come non li possiederò a lungo nemmeno io.

Quegli strumenti appartengono al tempo della musica e ce ne danno il senso ogni volta che li ascoltiamo, quando passano di padre in figlio assolvono al compito per cui sono stati intagliati: liberare nell'aria le note che il genio umano ha creato e continua a  creare e nel contempo dare il senso della continuità che vince sull'effimero.

La musica è frutto d'amore e mentre ascolto non riesco a non pensare a Marina, ai ragazzi, al futuro possibile e desiderato, sapendo nel profondo che se anche non ci sarò, ci sarà la mia storia, il mio racconto, e quel suono che dirà di me più di quanto possa sperare di fare in prima persona.

In fondo è stato così per mio nonno di cui ho ricordo solo nelle narrazioni di famiglia del mitico nonno Memi, ed è stato così per mio padre che non ha visto Giulio ma so che è presente nel suo cuore perchè quando lo vedo sciare si muove tra le montagne sospinto da una una forza angelica come se ripercorresse i sentieri che mio padre percorreva andando a caccia.

Mio padre non ha fatto a tempo a vedere crescere Piero perchè quando è morto, Piero aveva da poco compiuto quattro anni, gli ha lasciato però i suoi occhi verdi, il taglio della bocca e quel sorriso che ha donato a entrambi i suoi nipoti e che all'ascolto ora dell'uno ora dell'altro mi libera sempre da qualsiasi malumore.

Sospeso in alto vedo il senso che ha tutto ciò. Vedo le generazioni che si susseguono, vedo le speranze di cui sono figlio e che ripongo nei miei figli e il desiderio di vederli a loro volta immersi nella vita che si rigenera attraverso di noi, strumenti di una cosa più grande per la quale siamo però indispensabili come il suonatore lo è per il violino e il violino per la musica.

La mente vaga ma non perdo neanche una nota. Osservo il violino, osservo le dita della Schwarzenberg, a momenti mi pare che abbia gli occhi chiusi. Forse sta volando anche lei.

 

 

Magnifico

Foto8dic Me lo avevano detto Filippo e altri che il concerto dell'8 dicembre a Ponte S.Marco, un paesino a pochi chilometri da Desenzano, era un evento da non perdere e avevano ragione.

La chiesa del paese gremita, l'Orchestra da Camera di Brescia e due solisti d'eccezione; Carlo Romano all'oboe (è quello che suona per Morricone) e Dora Schwarzenberg una strepitosa violinista russa.

Il punto culmine di tutto il concerto è quando la Schwarzemberg, dopo un applauso che sembrava non finire mai, torna in scena per il bis. Esegue la sarabanda di Bach, in un silenzio incredibile lei che suona con una delicatezza, una dolcezza e una passione che non avevo mai sentito: da brivido.

Bellissimo anche un brano della seconda parte quando è entrato un coro di 50 bambini, il coro de "I Piccoli Musici" di Casazza (BG) che a un certo punto si è disteso lungo la parete dell'altare fino ai primi banchi e ha intonato un brano dal Cantico delle Creature (Laudes Creaturarum di Mauro Zuccante) a cui le voci così disposte davano una tridimensionalità eterea. Applauso spellamani.