Calendario

  Magg2 Ogni anno Filippo realizza un calendario con l'immagine di un suo lavoro importante e quest'anno il protagonista è il Maggini.

Non è un calendario Pirelli ma la foto è accattivante e su quel fondo scuro le curve sinuose dello strumento hanno un indubbio fascino.

Trasportato nel tempo

Questa sera ascoltavo Dora Schwarzenberg mentre eseguiva il concerto per violino di Bach e a un certo punto la mia mente ha cominciato a vagare, attenta alla musica ma portata su, lontano da dov'ero.

Ascoltando quella musica e quegli strumenti mi domandavo se avrei mai visto i miei nipoti, se li avrei visti crescere, se sarebbero venuti dal nonno ad ascoltare la musica, se qualcuno di loro avrebbe suonato uno dei miei violoncelli.

E' stato come se, di fronte al tempo che scorre nella musica, al suono di strumenti che vivono più a lungo dei loro "temporanei" possessori, avessi avuto un flash sulla mia provvisorietà di fronte alla grandezza del suono che non finisce.

Durante il secondo movimento poi, la dolcezza struggente che la Schwarzenberg metteva nelle note, richiamava tristezze ataviche eppure… un senso di grande serenità come se la musica dicesse che "è giusto che sia così". Ho visto i miei figli venirci a trovare con i loro figli e li guardavo osservare curiosi il Maggini e il Moroder e in questo sogno ad occhi aperti raccomandavo ai miei figli di non contendersi quegli strumenti ma di sentirli come un patrimonio comune della famiglia che nessuno può possedere realmente come non li possiederò a lungo nemmeno io.

Quegli strumenti appartengono al tempo della musica e ce ne danno il senso ogni volta che li ascoltiamo, quando passano di padre in figlio assolvono al compito per cui sono stati intagliati: liberare nell'aria le note che il genio umano ha creato e continua a  creare e nel contempo dare il senso della continuità che vince sull'effimero.

La musica è frutto d'amore e mentre ascolto non riesco a non pensare a Marina, ai ragazzi, al futuro possibile e desiderato, sapendo nel profondo che se anche non ci sarò, ci sarà la mia storia, il mio racconto, e quel suono che dirà di me più di quanto possa sperare di fare in prima persona.

In fondo è stato così per mio nonno di cui ho ricordo solo nelle narrazioni di famiglia del mitico nonno Memi, ed è stato così per mio padre che non ha visto Giulio ma so che è presente nel suo cuore perchè quando lo vedo sciare si muove tra le montagne sospinto da una una forza angelica come se ripercorresse i sentieri che mio padre percorreva andando a caccia.

Mio padre non ha fatto a tempo a vedere crescere Piero perchè quando è morto, Piero aveva da poco compiuto quattro anni, gli ha lasciato però i suoi occhi verdi, il taglio della bocca e quel sorriso che ha donato a entrambi i suoi nipoti e che all'ascolto ora dell'uno ora dell'altro mi libera sempre da qualsiasi malumore.

Sospeso in alto vedo il senso che ha tutto ciò. Vedo le generazioni che si susseguono, vedo le speranze di cui sono figlio e che ripongo nei miei figli e il desiderio di vederli a loro volta immersi nella vita che si rigenera attraverso di noi, strumenti di una cosa più grande per la quale siamo però indispensabili come il suonatore lo è per il violino e il violino per la musica.

La mente vaga ma non perdo neanche una nota. Osservo il violino, osservo le dita della Schwarzenberg, a momenti mi pare che abbia gli occhi chiusi. Forse sta volando anche lei.

 

 

Magnifico

Foto8dic Me lo avevano detto Filippo e altri che il concerto dell'8 dicembre a Ponte S.Marco, un paesino a pochi chilometri da Desenzano, era un evento da non perdere e avevano ragione.

La chiesa del paese gremita, l'Orchestra da Camera di Brescia e due solisti d'eccezione; Carlo Romano all'oboe (è quello che suona per Morricone) e Dora Schwarzenberg una strepitosa violinista russa.

Il punto culmine di tutto il concerto è quando la Schwarzemberg, dopo un applauso che sembrava non finire mai, torna in scena per il bis. Esegue la sarabanda di Bach, in un silenzio incredibile lei che suona con una delicatezza, una dolcezza e una passione che non avevo mai sentito: da brivido.

Bellissimo anche un brano della seconda parte quando è entrato un coro di 50 bambini, il coro de "I Piccoli Musici" di Casazza (BG) che a un certo punto si è disteso lungo la parete dell'altare fino ai primi banchi e ha intonato un brano dal Cantico delle Creature (Laudes Creaturarum di Mauro Zuccante) a cui le voci così disposte davano una tridimensionalità eterea. Applauso spellamani.