Casa della libertà

Interessante, non lo dico in termini polemici, dal punto di vista della comunicazione ciò che accade nel PDL.

Un partito che ha usato la parola libertà nel proprio marchio, che ne ha fatto una USP, per utilizzare la terminologia pubblicitaria ideata più di sessant'anni fa da Rosser Reeves, si ritrova ora a litigare ferocemente proprio sul fatto che al proprio interno lo scontro avvenga sulla libertà di avere visioni diverse.

Non so e non mi interessa il risultato politico dell'evento ma dal punto di vista della comunicazione è un disastro.

Pratoterapia poetica

Tagliare il prato per me è terapeutico. Specialmente dopo aver riflettuto su qualcosa di spiacevole come la vicenda di mio nipote, sento il bisogno di "lavarmi l'anima" lasciando scorrere in silenzio ciò che di bello mi circonda.

Mentre taglio l'erba la mente si svuota, il ritmo è deciso dal motorino che ne trascina le ruote, i profumi si mischiano e il dispiacere si scioglie per far posto a belle immagini e pensieri.

So che questo gesto fa molto piacere a Marina perchè lo ritiene un "occuparmi del nido" che troppo spesso trascuro per le mie molte attività e passioni e già immagino al rientro il suo sorriso e i complimenti di cui già godo in anticipo.

Osservo un cespuglio di margherite selvatiche che il ritardo nel tagliare l'erba ha lasciato crescere e vincere e decido di girare loro attorno: a volte non occuparsi delle cose ne fa nascere di nuove. E anche questa è una lezione.

Passo sui soffioni ormai alti e pieni di lanuggine e guardo i semi che si spargono in nuvole mentre la falce della morte li attraversa e capisco che vita e morte sono in continuo intreccio, che l'una serve all'altra perchè tutto sia in dinamico rinnovamento.

Sotto il noce di nonno Delo che abita il giardino da quando abbiamo comperato questa casa, ascolto la storia della famiglia di Marina, il racconto della campagna, che si ripete di stagione in stagione, del crescere del legno che si fa noce e liquore come nell'abete si fa pigna e violoncello.

Osservo il melo cotogno e ne osservo i tanti simboli: i fiori bianchi e rosa delicati come la pelle di un bambino così in contrasto con la lanugginosa grinzosità della buccia del frutto maturo, quasi a racchiudere in una stagione la storia della nostra vita dall'infanzia alla vecchiaia. Frutto evocativo di disobbedienza a dio, di tentazione e di libero arbitrio, albero del sapere e della scienza e ora in quei fiori riassunto della magnificenza della vita.

Due mesi nel tunnel

Il 22 febbraio mio nipote Alberto è stato arrestato: una denuncia per "molestie" su minori, un'accusa grave che non prevede arresti domiciliari, ma porta subito al carcere preventivo.

E' giusto essere severi con questo tipo di eventi, peccato che mio nipote non abbia fatto nulla.

Da anni Alberto si occupa di educazione attraverso lo sport, studia medicina ma la sua vera passione è fare l'allenatore di calcio e l'edcuatore occupandosi con particolare attenzione di casi di disadattamento anche gravi.

Con oggi sono sessanta giorni che sitrova rinchiuso senza poter fare nulla perchè bisogna attendere la "fine delle indagini" e non passa giorno che non lo pensi perchè questa storia assurda potrebbe capitare ai miei figli quando fanno gli istruttori in palestra o a un insegnante di musica mentre si trova da solo a spiegare le posizioni delle dita su uno strumento.

Basta la parola di un minore e finisci dentro in attesa di giudizio ma ahimé nel nostro sistema il "giudizio" è merce rara. Basta una voce e subito monta la condanna, serpeggia la calunnia "se lo hanno arrestato ci sarà sotto sotto un motivo", "io lo pensavo, uno non può fare l'allenatore gratis, chissà che interessi c'erano sotto".

Peccato che di fronte a storie ignobili di abusi sui minori ci sono anche storie di ingiustizie non meno gravi, di insegnanti messe alla gogna senza aver fatto nulla, di notizie usate come clave, di giornalisti che per fare cronaca fanno poltiglia della dignità e del rispetto e se ci cadi dentro rischi lo stritolamento.

Per fortuna c'è anche un vento che soffia in direzione opposta, una solidarietà che cresce a spingere via le nubi dell'infamia, un intero paese che si mobilita a riconoscere quanto di bene in realtà è stato fatto da Alberto e che gli esprime solidarietà sincera.

In questo tunnel ci sono segni che non tutto il mondo ha perso il lume della ragione.

Pochi giorni dopo l'arresto i suoi amici hanno creato un gruppo si Facebook e hanno mantenuto un dialogo aperto con lui, invitando altri amici a raccontare chi fosse Alberto, che persona fosse, quanto abbia positivamente inciso nella vita di tanti ragazzi, evitando in fondo che l'ingiusto isolamento ne scalfisse il calore umano facendogli sentire tutto l'affetto che lo circonda.

Oggi i suoi "fan" sono 540 e ogni giorno si aggiunge qualcuno, che lo ha conosciuto o che conosce bene mio fratello e la sua famiglia e gli vuole esprimere la solidarietà che in questi casi è importante quanto l'acqua per un assetato e più saranno e più si difenderà Alberto dal male che gli stanno facendo quelli a cui lui ha teso la mano, che forse pensavano di fargli "uno scherzo" o una ripicca magari per una sgridata più severa delle altre.

L'attesa kafkiana è infatti uno dei pesi più gravi in queste situazioni, non sai nulla, non ti dicono nulla, non puoi dire nulla per non compromettere gli eventi, non puoi fare nomi, non puoi gridare cosa è accaduto in realtà, non pui dire che ci sono adolescenti indifesi e vittime e altri che, pur sempre vittime, spacciano, commettono reati o sparano come nel filmato appena visto a Napoli e trasmesso dalla Guardia di Finanza.

Ogni giorno mi chiedo cosa farei io in questo caso, se invece di Alberto ci fossero Piero o Giulio: riuscirei ad accettare pazientemente? Riuscirei a non reagire, riuscirei ad avere fiducia? Ad avere "fede"?

Alberto sta mantenendo una forza d'animo incredibile, in fondo è lui che sta mitigando il dolore di mio fratello e non viceversa. Ho letto una sua lettera di risposta ad una scrittagli da Marina e mi ha molto emozionato la frase conclusiva: Non mi cambieranno, non mi piegheranno, vi voglio bene.

No, non è giusto che lui sia in carcere, chi indaga dovrebbe sentire che ogni minuto in cui una persona è privata della libertà è un minuto grave e se è colpevole che la cosa si definisca subito perchè se invece è innocente, si sta commenttendo una gravissima ingiustizia.

Non credo che ci sarà vendetta alla fine di questa storia: il troppo dolore crea una spossatezza che toglie forza alla violenza. So che ci sarà giustizia, una giustizia che alcuni credono venga dall'aldilà e io invece credo sia parte della vita stessa.

Basterà infatti che chi lo ha accusato, chi si attarda a fare luce in questo tunnel, un giorno cominci a provare un briciolo di rimorso anche un briciolo solo, quello che non fa dormire, quello che ha descritto Manzoni nei Promessi Sposi, basterà un minuto per ogni ora di dolore causata, basterà come il grano di riso che raddoppia per ogni casella della scacchiera.

Ecco, anche stamattina ho dedicato del tempo a Alberto e so che in qualche modo gli arriva il nostro calore, il nostro abbraccio virtuale dai blog e da Facebook, come arriva a mio fratello a Gabri e a Giulia e in fondo arriva anche a chi partecipa a questo abbraccio collettivo perchè tutti siamo in qualche modo addolorati e abbiamo tutti bisogno di una parola di conforto di un "vedrai che andrà tutto bene".

Superato lo sconforto e il dispiacere, pensare a lui e all'assurdità di questa storia costringe a pensare a ciò che è giusto e a ciò che non lo è, all'utilità dell'abbraccio quando tutto sembra fatto di grettezza, alla forza che la dignità sa imporre anche nei momenti più terribili.

Pensare a lui fa bene a me, mi rallenta nella mia corsa quotidiana a fare mille cose se lo penso sulla brandina a leggere, pensare a lui fa bene a me come a voi che avete letto questo testo fin qui perchè non potete averlo letto tutto senza esservi fatti delle domande.

Stare "Dalla Parte di Alberto" fa bene a me come agli altri 540, 541, 542,543, 544, 545, 546…

Già al lavoro

IMG_0835Appena nato e già "al lavoro", il nuovo violoncello oggi ha iniziato la sua attività alle prove d'orchestra e devo dire che la sensazione è stata davvero sorprendente.

La voce è ancora grezza ma la potenza e il timbro caldo e possente sono già presenti tanto che, anche senza l'amplificazione che di solito utilizzo, si sentiva bene.

A fine settimana vediamo con le prove di Sogni in Corso e domenica alla sessione di registrazione del CD ma non ho dubbi sarà un piacere per me che lo suono quanto per chi poi ascolterà.

Un’altro nato il 21 aprile

Schermata 2010-04-22 a 00.48.44Oggi 21 aprile è il compleanno di Piero ma è anche la data ufficiale di nascita del nuovo violoncello che nasce sotto il segno del Toro (chiederò il significato a Marina).

Ho passato la giornata da Filippo Fasser per filmare gli ultimi passaggi, per mettere a punto gli ultimi dettagli e ci sono stati anche momento molto belli e simbolici, oltre al fatto che ho imaprato ancora un sacco di cose.

Schermata 2010-04-22 a 00.55.16Il momento simbolico per eccellenza secondo me, l'inserimento dell' "anima", il cilindretto di legno di abete che mette in contatto diretto la tavola armonica con lo schienale dello strumento e gioca un ruolo importantissimo nella produzione del suono, tanto che nella messa a punto Filippo è intervenuto proprio spostando di pochi millimetri l'anima per ampliare il suono.

Nome quanto mai evocativo perchè dare l'anima al violoncello significa di fatto dargli vita.

Schermata 2010-04-22 a 00.53.25 Ultima marchiatura, quella del ponticello e relativa messa a punto e poi la prova di suono.

Le corde sono nuove e sono molto squillanti ma la "voce" che avevamo già ascoltato prima della verniciatura, è sempre forte e molto particolare.

Adesso ci vorrà almeno un mese se non due perchè il suono si faccia più equilibrato e sicuro.

Schermata 2010-04-22 a 00.57.11 Rispetto al mio violoncello attuale, le differenze sono molto evidenti: le "effe" sono più grandi e centrali per avere un suono più profondo, le "C", le anse al centro, sono più piccole ,entre le spalle e la parte di sotto sono più squadrate e possenti, come pure più decise sono le bombature come fossero un megafono.

Adesso bisogna solo suonarlo e dato che oggi ci sono le prove d'orchestra, cominciamo subito.

Filippo ha comunque fatto un lavoro magnifico e continua a ricevere complimenti su Facebook dove ha pubblicato le foto, adesso sono in molti che vogliono provare il neonato "Maggini" e in fondo a me va bene: dato che uno strumento di questo tipo "impara" da chi lo suona, più gente brava lo suonerà e meglio sarà per me.

Il video del canale YouTube del CRS4

Il team di comunicazione (“outreach” in linguaggio buricratese scientifico) ha realizzato la prima versione dei video del CRS4 adattati al canale YouTube e poi per farne dei podcast.

Direi che il risultato è molto buono; le sigle di testa e di coda, rielaborate dal videoclip di presentazione del logo, funzionano bene e anche la musichetta scritta e inventata da Massimo “Mancio” Mancinelli è in sintonia con il tutto.

Oggi feste e coccole

Piero1Sono già passati ventisei anni da quella mattina e la gioia dell'evento si è trasferita magicamente dal seno di Marina a Piero che avidamente, come fa ancora oggi, si accinge a vivere.

Mi basta poco, basta scorrere velocemente le immagini che ne hanno ritratto la crescita per vedere in un fast-forward questo bel racconto durato quasi diecimila giorni.

Piero2 Le immagini lo ritraggono in maschera, sulle altalene del parco di San Candido, o mentre cammina in val Fiscalina col cappellino rosso ma bastava una camicia e una cravatta e tutta l'eleganza diventava, come ora, la sua.

Quasi tutte immagini sorridenti, qualcuna seria, nessuna triste.

Piero3 E poi quegli occhi verdi come quelli di mio padre, generazioni che fanno eco dall'uno all'altro, occhi luminosi e aperti a cui non sfuggono i dettagli ma che vedono grande.

Buon compleanno Piero!

Sogni in Corso tornano al Plaza

Un piccolo "promo" per la nostra seconda serata al Plaza: buona musica e qualche anticipazione dei brani del nuovo CD che registriamo settimana prossima. C'è anche il nuovo logo del gruppo!

Cinque per mille

Visto che il tempo della denuncia dei redditi si avvicina, c'è una buona indicazione per destinare il Cinque per Mille: destinarlo alla nostra Scuola di Musica, basta indicare il nostro codice fiscale nella casellina

Associazione Culturale W.A. Mozart

Cod. Fisc. 0222 755 0981

oppure, ancor più semplicemente copiate e incollate il post su una mail al vostro commercialista.

A voi non costa nulla ma per noi è fondamentale per lanciare un nuovo grande progetto di diffusione della cultura musicale tra i ragazzi e gli adulti.