Giro nei templi e osservo le icone, come questa “madonna” che allatta.
E trovo trinita’ e croci e storie di resurrezioni e fertilita’ in una narrazione che e’ la storia mitica di tutti noi.
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Pensieri e riflessioni non solo sulla tecnologia ma su molte cose che mi fanno pensare
C’e’ poco da dire, si respirano storia e leggenda.
Tornano alla mente le letture del sussidiario delle elementari e i romanzi di Agata Chrisitie, l’acqua scorre dal cuore dell’Africa e arriva al Mediterraneo dopo aver toccato milioni di vite.
Assuan e la sua diga, simbolo della maestria italiana come una Ferrari, le feluche e i gabbiani invitano alla lentezza dopo giorni molto intensi.
E’ la mia prima crociera e che sia il Nilo a tenermi a battesimo mi pare bellissimo.
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Dal Cairo a Assuan facciamo scalo a Abu Simbel il magnifico sito con il tempio di Ramses II e della moglie Nefertari.
Eretto 3600 anni fa con speciale allineamento del sole e spostato nel 1964 per salvarlo dalle acque del lago Nasser create dalla diga di Assuan.
Tagliato, smontato e rimontato pietra su pietra, 100 metri più in alto mantenendo l’allineamento del sole e il legame tra il tempio dei due sovrani da un team internazionale di ingegneri.
Opera di ingegno e d’amore allora come sessant’anni fa, amore planetario per la bellezza.
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C’è la polizia turistica davanti agli hotels, nei siti archeologici, negli shopping centers, c’è quella militare agli incroci e quella del traffico.
Nessuna ferocia, i più sembrano dei fantaccini in divisa riciclata ma il senso che l’Egitto stia proteggendo il 10% del suo PIL che viene dal turismo, è comunque forte.
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Ho già percorso un paio di volte la tangenziale attorno al Cairo e mi sembra di essere alla periferia di Las Vegas: un’edilizia frenetica sottrae terra al deserto per crare nuovi quartieri residenziali.
Tutti i cartelloni sono in inglese e anche l’immaginario è quello del real estate americano.
Il contrasto con la povertà di alcuni altri posti che attraversiamo è stridente e mi domando chi ci verrà qui ad abitare, chi cederá al miraggio tutto occidentale del giardinetto con la piscina.
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Al Cairo c’è un traffico caotico a ogni ora del giorno e della notte e i 22 milioni (!!!) di abitanti si mescolano alle automobili senza quasi vederle quando attraversano la strada.
Non ci sono semafori, o meglio non vengono rispettati, e nei punti nevralgici i vigili fanno bene il loro lavoro.
Per il resto è un sistema totalmente autoregolato che funziona, fatto di sguardi, di colpi di clacson ma non ho notato incazzature o insulti.
Ho visto solo un microincidente in due giorni e
Mi verrebbe da fermarmi a un incrocio a guardare e imparare.
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Ci vediamo lunedì prossimo.
Per noi comuni mortali si chiama rispetto dei termini: provate a presentare in ritardo una domanda, una denuncia dei redditi, l'ammissione a un concorso e ditemi cosa accade.
Per noi comuni mortali, se qualcuno in famiglia perde il treno perchè mangia un panino, se ti fa perdere il volo per andare in vacanza, se si dimentica di presentare la domanda per l'iscrizione all'università allora diciamo che è irrimediabilmente un imbecille.
E invece no, "burocrazia", è un nuovo termine che indica quanto siamo imbecilli noi che la rispettiamo credendo che nel contratto sociale, valga per tutti il rispetto di quello che tutti abbiamo comunemente concordato, un nuovo termine che mentre continua mantenerne saldo l'obbligo per noi, ne fa un elastico da tirare o mollare a picere per chi le regole le fa.
I bambini, che hanno un grande senso della vita, quando il gioco diventa troppo teso o ansiogeno, ne sospendono le regole con una formula magica che nelle varie regioni d'Italia prende nomi diversi ma con lo stesso significato: "arimortis", "bandus", "arimo" ecc.
Ecco che i nostri governanti non rispettano le regole per colpa della "burocrazia" e gridano "arimortis", per sospendere il gioco le cui regole non sono più capaci di rispettare.
Se fossero bambini sarebbe divertente.