L'altra sera sono rimasto a lungo a chiacchierare in Skype con Damiano ragionando su come è cambiata la nostra percezione della durata degli oggetti e soprattutto della durevolezza delle memorie.
Lo spunto è partito quando gli ho raccontato delle riprese che sto facendo al violoncello in costruzione che nasce sul modello di uno strumento che dopo 400 anni suona ancora perfettamente e Damiano che raccoglie vecchie foto di famiglia commentava: ma sei sicuro che le immagini che stai girando saranno ancora visibili tra vent'anni?
Tutti diamo per scontato che i supporti magnetici o ottici siano solidi e duraturi: ma è così?
A parte la reale conservabilità delle memorie, quello che diventa difficile è ricostruire il sistema complessivo che permetta di accedere agli archivi; io ho cartuccce Bernoulli o dischi removibili di cui non ho più le schede di interfaccia, per non parlare dei floppy da 3 o da 5 pollici.
E' come avere la propria musica preferita ancora sulle cartucce Stereo8: qualcuno se le ricorda?
Stiamo producendo immense quantità di archivi digitali, musica, immagini, filmati, testi e non riflettiamo abbastanza sulla fragilità dei supporti magnetici o dell'intero sistema di lettura/scrittura.
Per analogo motivo mi sono comperato a pochi euro una telecamera MiniDV perchè fra un po' tutti i nastri che ho in originale non saranno legggibili perchè le telecamere avranno tutte il disco o memorie SD.
E' vero, la densità delle memorie cresce e il prezzo cala, ho appena acquistato un disco esterno da 500Giga della Western Digital per circa 100 euro con tanto di case leggero e di cifratura automatica, per cui potrò spostare su nuovi archivi le mie informazioni memorizzate su supporti che rischiano l'iileggibilità da obsolescenza.
Ma, come mi ha invitato a riflettere il giorno successivo Maestro Valdemarin, come la mettiamo con il web? Hai mai salvato i dati del blog? E se l'azienda che ospita il sito fallisse?
E' proprio strano, da un lato diamo per scontato che alcuni oggetti elettronici durino molto a lungo mentre dall'altro ci siamo rassegnati a una tale velocità di usura della tecnologia che non ci sorprendiamo se dobbiamo cambiare computer anche solo dopo due anni e mezzo.
Viviamo immersi nella precarietà materiale e sociale, le durate sono diventate sempre più brevi, non solo degli oggetti ma delle relazioni o dei rapporti di lavoro, per non parlare dei gusti o delle mode che generano obsolescenza nel giro di pochi mesi.
Eppure abbiamo bisogno di durata, di stabilità di continuità come quando da bambini chiedevamo sempre la stessa fiaba o chiedevamo alla mamma: tu non mi lascerai vero?
Quanto durava un'automobile? Le vecchie lancia Appia, le vecchie 1100? Quanto dura un'auto oggi? E come non vedere che la lezione non è solo legata alla durata temporale ma alla durata "emotiva" che la bellezza delle forme aumenta sensibilmente.
E mentre la tecnologia corre autoconsumandosi, il violoncello di Maggini dopo 400 anni è ancora lì a generare bellezza.
E’ vero, diamo tutto per scontato … Si aprirebbe una riflessione infinita su questi temi, che sono centrali per la tecnologia (e non solo, credo).
Fai mente locale …
I milioni di frame che scorrono davanti ai tuoi occhi sono la memoria di un minuto, forse meno. Quello che resta è un ricordo misto tra realtà oggettiva e fantasie che servono a dare una semantica, un significato emotivo.
Lo stesso accade secondo me nel web. Si perdono i particolari e se ce ne fosse, se avrà fortuna, un pò della nostra conoscenza verrà condivisa e sarà indistruttibile 🙂