Prima di Natale avevo ordinato online a Lina24 un "regalo" per la famiglia: un nuovo amplificatore per la zona video e mi ero premurato di avere la consegna per tempo, anzi per evitare rischi avevo scelto di andarlo a ritirare presso il rivenditore online che è a Bolzano.
Poi le nevicate i classici ingolfi natalizi, fatto sta che l'amplificatore non si è visto ed ero arrabbiato con il fornitore ma poi una gentile signorina faticosamente raggiunta al telefono (ci scusi ma siamo una piccola organizzazione e non sempre riusciamo a smistare tutte le telefonate) mi assicura che appena ricevono il pacco me lo recapiteranno gratis a casa.
Arriva lunedì.
Morale: una gentilezza un atteggiamento remissivo che riconosce il torto (porgere la giugulare lo chiama Lorenzo) risolvono molti dei malintesi con i clienti ed è sempre un'ottima strategia.
Oggi sono stato a filmare lo "scavo" della tavola armonica e ne approfitto per un piccolo test con un video di appena 30 secondi ma caricato direttamente sul blog senza passare da YouTube.
In pratica dal filmato HD della telecamera, veloce taglio con QuickTime (con l'encoder per HD), passaggio in iMovie per un micro montaggio di tre scene, export a formato da cellulare, upload e correzione dell' html con l'istruzione "embed".
Tra l'altro mi pare che la qualità sia ottima anche in formato piccolo e poi Filippo dice che il legno va bene.
Luca ha scritto un bell'articolo sul Sole 24 Ore su cosa sia la rete, cosa non sia, cosa potrà essere.
Mi piace in particolare questa sua frase:
"Perché la rete non è soltanto quello che è: è anche quello che si
vorrebbe che fosse. Quello che critici o entusiasti sperano che
diventi. E il bello è che niente impedisce a chiunque abbia un progetto
in mente, di provare a realizzarlo."
Come in un percorso ipertestuale saltando da un concetto all'altro sono arrivato al Muss es sein?
Sono partito dalle riflessioni sulla musica contemporanea e poi durante un'intervista che ho fatto a Carlo Boccadoro per una rivista locale, lui citava la Grande Fuga di Beethoven come un esempio di musica contemporanea assolutamente rifiutata all'epoca e oggi considerata un capolavoro, anzi IL capolavoro di Beethoven prima della sua morte.
Beethoven scrisse la domanda sotto i lenti accordi introduttivi dell'ultimo movimento del quartetto n.16 op. 135 e poi dopo poche battute, quando il tema diventa più veloce scrive la risposta "Es muss sein", "Si, deve essere" e dato che l'intero movimento lo ha chiamato "La decisione difficile", è come se per un momento (è l'ultima opera che scrive prima di morire) si domandasse il senso delle cose, il senso del suo essere musicista, il senso del dovere, il fatto di seguire un imperativo etico rispetto alle possibili alternative a cui risponde con decisione da eroe romantico. (qui un video con il IV movimento, audio non perfetto ma le immagini rendono bene i due momenti, il dubbio e la risposta. Qui un video con un audio migliore)
La musica ripete più volte tre note simili "Muss es sein?" con intensità e coloriture diverse ma poi subito risolve, "sì, così deve essere" e ha un fondo di allegria come ogni scelta consapevole.
E la domanda Muss es sein? mi gira in testa spesso, come tanti mi chiedo "Ne vale la pena?" Senti la fatica ed eccola lì la domanda, guardi la strada che ancora ti manca, assaggi l'incomprensione o peggio l'ingratitudine e ti chiedi se davvero valeva la pena di metterci tanta dedizione.
La Sardegna? La Scuola di musica? Il violoncello? Marina? I figli? Il Clusit? Gli amici? Il blog? Lo studio? Mia mamma?
Beethoven se lo chiede 11 volte, tante sono le ripetizioni delle tre note, ma il passaggio al "Es muss sein" è immediato, come un gesto deciso di chi si alza in piedi e decide di agire.
Anch'io in fondo quando mi siedo mi faccio domande che risolvo appena mi rialzo, ben sapendo che non è una risposta definitiva, ma è la sola possibile per chi ha avuto il coraggio onestamente di interrogarsi.
Una risposta che spesso arriva da fuori, a chi sa ascoltare, a chi sa leggere negli occhi delle persone che ci sono attorno e che spesso non sanno di darti la risposta. Proprio oggi mi facevo domande circa la ripresa del mio impegno a Pula, "Muss es sein?" e poi una chat con Leo nel pomeriggio e stasera, straordinaria coincidenza, con Annalisa , le persone che avevo nel mio team e ieri gli auguri di Enrico Mulas. Casualità? Forse. Ma per me è un "Es muss sein!" non intriso di dovere militaresco di garibaldina obbedienza, è il senso di qualcosa che è giusto che accada e di cui tu sei in parte artefice, per cui quando tocca a te ti alzi e fai il tuo assolo.
La musica di Beethoven lo racconta meglio di tutte le mie parole e quella frase di Leo Ferré, "il dito di Dio che ti tocca", il contatto tra te e il mistero, che ti fa sapere che non sei inutilmente al mondo anche se non ne conosci tutti i perchè, mi pare l' immagine che esemplifica il tutto: un tocco reale, ben diverso dall'immagine della creazione della Cappella Sistina in cui c'è un "quasi" contatto che sancisce una differenza, un flusso che la musica rende percepibile quando la ragione non lo spiega.
Siamo parte dello stesso cosmo e delle stesse montagne, danziamo la stessa danza di Shiva, e quando il cuore sente ciò che è giusto e ciò che non lo è non c'è da stupirsi, è perchè siamo esposti alla verità e naturalmente liberi di non accettarla, di scegliere un'altra strada, ma non di negarla.
Lunedì prossimo (il 18 gennaio) al Cefriel alle 16.30 ci sarà un nuovo Innotalk, un racconto sull'innovazione indirizzato principalmente ai collaboratori e ai ricercatori ma a cui possono chiedere di partecipare anche ospiti esterni che fossero incuriositi dal tema.
L'ospite sarà Carlo Boccadoro che parlerà a tecnologi e informatici della sua esperienza di direttore d'orchestra e di compositore. Un direttore d'orchestra vive intensamente il problema
dell'innovazione: deve convincere musicisti che hanno "sempre suonato
in un certo modo" a eseguire un brano o un'opera in modo diverso e deve
trovare argomenti e motivazioni convincenti perché sono solo gli
orchestrali a produrre suoni. Se poi il direttore è anche compositore
la sfida è duplice: deve creare musica che non sia già stata scritta da
altri, deve poi proporla e trovare attorno ad essa almeno un ascolto se
non un apprezzamento.
Sarà un discorso di grande interesse, ne sono sicuro.
Me ne ha perlato per segnalarmi la sua capacità magnetica di far muovere l’orchestra, di farla suonare come uno strumento reale e di riuscire a trovare nelle persone la motivazione a cercare e raggiungere l’eccellenza. Ho trovato un video di CNN che ne traccia un profilo e in cui i suoi orchestrali ne parlano con ammirazione e lui dice che “si dirige con gli occhi”. E racconta anche del suo impegno per la pace con il concerto che ha tenuto in Ossezia dopo i bombardamenti della Georgia.
La cosa mi ha incuriosito e molto e ho trovato un paio di video su YouTube (che grande banca della conoscenza!) che mi sembrano interessanti, nel primo spiega il suo punto di vista su Mahler e poi c’è l’esecuzione della 6 sinfonia con la London Symphony e nell’altro dirige i Quadri a un’Esposizione con l’orchestra della NHK giapponese con una grinta che fa impallidire Emerson Lake and Palmer. Lui russo, anzi osseto parla con inglesi e giapponesi nella stessa loro lingua, quella della musica. C’è da pensare.
Qui Mahler e la LSO
Qui I Quadri a un’ Esposizione
E qui ancora con l’orchestra della Scala. Io questi suoni non li avevo mai sentiti nelle edizioni che ho su CD dei Quadri
Ascoltare la VBO dal vivo è stato proprio piacevole: l'affiatamento, il piacere con cui suonano, gli sguardi e le intese fra loro, li fanno sembrare una big band o un gruppo rock più che un'orchestra che esegue musica barocca.
Poi quando entra in scena Giuliano Carmignola sembra un chitarrista elettrico che esegue un assolo bruciante o Ian Anderson dei jethro Tull quando accompagnava con il corpo i grappoli di note che estraeva dal flauto.
La VBO è sensazionale nelle dinamiche che fa perfettamente percepire, nel sincronismo degli attacchi e delle pause e nei controtempi che ti fanno sembrare che si tratti di musica scritta ieri e non trecento anni fa.
Alla fine un bis travolgente proprio da rock band: il "presto" de l'Estate dalle Quattro Stagioni di Vivaldi, suonato ad una velocità e con un groove che ha scatenato l'applausone finale.
Bello poi ritrovare i musicisti al bar e vederli contenti della performance.
Demetrio mi ha invitato oggi a questo bellissimo concerto a Verona: così rivedrò gli amici della Venice Baroque Orchestra e soprattutto ascolterò dal vivo Giuliano Carmignola che, come mi disse Andrea Marcon, quando suona con la VBO "te te ribalti"!
Prima si versa il Clam Chowder (zuppa di mare bianca con cozze, gamberetti, cappe sante, patate, pancetta, che Marina fa in modo superlativo) nelle pagnotte di pane siciliano appositamente preparate dal sig. Gravina, nostro fornaio di ficucia (che stasera ha superato sè stesso).
Poi si fa il bis con una razione più liquida così la mollica del pane si impregna ben bene di Clam Chowder e ogni cucchiaiata è zuppa e pane.