Quando uno dice quello che avresti voluto dire tu

Ho letto questa magnifica riflessione di Massimo Mantellini sulla nostra classe dirigente e volevo commentarla, poi mi son detto che non c'è nulla da aggiungere alla sua scrittura se non leggerla e pensare.

La pacatezza, la compostezza e nel contempo la severità del giudizio hanno il tocco dell'oratoria classica, e non mi sorprenderebbe di immaginare questo testo dato come compito in classe di latino o di greco, sapendo che le stesse parole avrebbe potuto scriverle Cicerone o Erodoto.

In fondo non c'è insulto o qualunquismo o peggio rassegnazione, c'è invece un sottile invito all'azione, a riflettere e ad agire, a fare appello alla propria dignità per cambiare lo stato delle cose.

Libreria aggiornata

Era da un anno che non aggiornavo la mia libreria su Anobii e così, grazie alle mie microrecensioni dal blog, sono risalito alle letture di un anno: 29 libri, poco più di un libro ogni due settimane, una bella media.

Riflettere sui libri che ho letto in un anno mi dà il senso di come si sono mossi i miei pensieri negli ultimi dodici mesi. Piacevoli sensazioni

Ascoltando il XX secolo

Ho finito stamattina il ponderoso libro di Alex Ross sulla musica del '900 e l'ho trovato davvero pieno di spunti di riflessione: il primo è che dovrò aggiornare la mia discografia e provare a rileggere i vari capitoli ascoltando la musica di cui Ross parla. Già lo spezzone di Bernstein che parla del Tristano di Wagner mi ha aperto un mondo.

Negli ultimi giorni poi non ho mai smesso di ascoltare il disco che Carlo Boccadoro mi ha regalato con le sue composizioni eseguite da vari esecutori contemporanei e anche questo mi ha aperto le orecchie come raccomanda il mio mitico cugino Mimmo nel suo commento al post su Bernstein.

Il risultato netto è che stamattina ho una gran voglia di suonare o di ascoltare musica ma mi sforzo di appuntarmi le domande e le riflessioni più forti prima che mi scappino, poi chiederò aiuto a Carlo magari in cambio provo a dargli qualche suggerimento sulla rete o le tecnologie web.

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Le ore volano

Schermata 2009-11-09 a 20.47.40Oggi mi son messo a esplorare le funzioni di AudioMulch un software australiano di cui tempo fa mi aveva parlato Luca Formentini.

Mi sto facendo una cultura (si fa per dire) di software di manipolazione audio, looper, processori di effetti e via dicendo, fatto sta che oggi se n'è andato tutto i pomeriggio, tra video di tutorial e ricerca di plugin in rete.

Quello che è strepitoso di AudioMulch è che per ogni strumento, o effetto o canale in input è possibile stabilire il "percorso" da far eseguire al suono posizionando dei "cavi virtuali" da un modulo all'altro.

Il trial è di ben 60 giorni per permettere di provarlo prima di decidersi a spendere i 189 dollari per comperarlo.

Rostropovich suona le suite di Bach per celebrare la caduta del muro

Quando ricevette la notizia che il muro di Berlino stava cadendo, Rostropovich corse a Berlino con il suo prezioso violoncello e suonò le suites di Bach (pare solo quelle in maggiore perchè più gioiose) per celebrare l’evento.

C’è uno spezzone di video in cui suona il finale del bourrée della terza. Buon anniversario.

Bernstein e la musica moderna

Magico YouTube! Saltando da un video all’altro ho trovato le cinque lezioni che Bernstein tiene in TV nel 1957 per spiegare cosa sia la “musica moderna”, cosa sia la musica atonale e cosa sia l’evoluzione di quella tonale. Un gioiello di chiarezza con un sacco di esempi.

Bernstein on jazz

Ho ritrovato su YouTube i video con le lezioni di Leonard Bernstein sul jazz, un piccolo capolavoro di semplicità e di chiarezza.

Il fascino delle scale

Le scale musicali hanno un fascino misterioso, almeno per me.

Hanno una simmetria che le rende "ragionevoli" se non proprio "razionali" ma alcune di esse sono talmente multiformi che cambiano a seconda della nota da cui si comincia. Tutto comincia dal filmato di Bobby Mc Ferrin sulle scale pentatoniche (o pentafoniche ma i due termini sono equivalenti stando a wikipedia e io preferisco il primo).

Mc Ferrin dimostra che sono sequenze di note che in fondo "ci aspettiamo", ci sembra naturale che dopo quella certa nota venga quell'altra e solo quella, come se avessimo dentro di noi un marker per l'armonia.

Mi leggo per bene la pagina di Wikipedia sulle scale, forse non precisa come un trattato di armonia, ma la sintesi è quello che sto cercando e trovo le stranezze delle scale come proprietà di materiali che si attraggono e si respingono o come la luce che cambia a secondo di come la osservi.

Una scala pentatonica  maggiore (una scala "normale" a cui si toglie la quarta e la settima nota) se la esegui a partire dalla sesta nota è una scala pentatonica minore: mi affascina

Scala "normale": do re mi fa sol la si – scala pentatonica : do re mi sol la (ho tolto il fa, quarta nota, e il si, settima nota) ora la posso suonare partendo da ogni nota: re mi sol la do oppure mi sol la do re o sol la do re mi. Se la suono a partire dal la, la sesta nota della scala di do, ecco che la scala pentatonica diventa minore e non solo come definizione, il suono è quello "più triste" di un accordo minore.

Tutto ciò è misteriosamente magico e vorrei estrarne una metafora che ancora non so quale sia.

Leggo poi che alla scala minore basta aggiungere una nota (che prenderà il nome di "blue note") tra la terza e la quarta nota ed ecco che la scala minore pentatonica diventa una scala blues, e quella sola notina cambia l'altmosfera ed eccoci in un night club con un pianista che suona una melodia tutta speciale.

E se fossimo noi a cambiare, come se le note fossero un telecomando che cambia i nostri canali di ascolto? Di certo i suoni ci modificano: gli "ooommmm", i "nam myo o renge kyo", o semplicemente il perenne oscillare dei nostri atomi fanno vibrare lo spazio subatomico e noi entriamo in risonanza con particolari vibrazioni delle note.

Mi appunto queste note non per dire qualcosa in particolare ma per fissare delle riflessioni mentre le note e le sequenze di note mi passano tra le dita e nelle orecchie . Ho come l'impressione che le note abbiano la risposta e io non ho ancora nemmeno la domanda.

Semplicemente splendidi

CarloeMoni2Che aggettivi usare per descrivere due artisti che tengono cento persone incantate per tre ore senza interruzione e senza un'attimo di caduta di tensione emotiva?

E' da stamattina che ci penso e devo ricorrere a due parole : semplicemente  (perchè la scena è scarna, la musica è diretta, la storia è immediata) splendidi (perchè Carlo al pianoforte fa scintillare la musica e Moni è un affabulatore che rapisce e quando canta ti trasporta lontano).

Lo spettacolo di ieri sera al Teatro Libero (già quel luogo incredibile faceva suggesione, un teatro al quarto piano di una palazzina di via Savona, con cento posti rubati a un capannoncino che sembra portato lì da un tornado ) è uno di quelli che resta nel cuore, per la bellezza dell'insieme e per la forza del racconto.

Peccato che ci siano così pochi posti o repliche a disposizione, a fronte di 300 disponibili complessivamente nelle tre serate, mi diceva Carlo, hanno avuto 1500 richieste: ci avrei mandato certamente i miei figli e gli amici più cari.

Per chi lo potesse andarlo a vedere nelle date a Roma o in Piemonte, la raccomandazione è forte, non perdetevelo, io tornerei a vederlo stasera stessa perchè oltretutto ogni sera non è mai lo stesso perchè i due amici, recitano "a soggetto" secondo un canovaccio che si dispiega a seconda del loro sentire e del pubblico che li ascolta.

Mezzo secolo di storia dell'Unione Sovietica, dalla rivoluzione al dissolvimento, narrati con poesia e drammaticità con il filo conduttore dell'ironia, con momenti di grande passione e intelligenza che non lasciano spazio a luoghi comuni o ammiccamenti ma che invitano sempre a riflettere su cos'è accaduto in realtà e come sia possibile che milioni e milioni di persone siano morte e se siano morte inutilmente.

Sulla via del ritorno Marina diceva "Pagherei di tasca mia per farli venire a Desenzano in uno spettacolo per le scuole, perchè la storia riacquisti un senso." e ha ragione, la storia e il racconto marciano assieme, finché ci saranno voci narranti e musiche che l'accompagnano, l'intelligenza non verrà messa a tacere.

Domani sera Bill Evans alle Serate d’Ascolto

EvansDomani sera all'Auditorium A. Celesti, una serata dedicata al pianista Jazz Bill Evans: un grande musicista che ha rivoluzionato la musica quanto John Coltrane o Miles Davis.

La serata è condotta da Paolo Bacchetta, il nostro insegnante di chitarra jazz.

E poi tra due settimane, il 27 novembre tocca a me.