Applausi

Grande Eccoli, tutti in fila a ricevere i meritati applausi per il concerto di oggi al Teatro Grande di Brescia.

Bravi i cantanti (dovrei forse anche dire "attori") bravi i ballerini, bella la scenografia, bella la musica, perfetto Carlo Boccadoro che guidava il tutto.

L'equilibrio tra tensione sulla scena e musica è tale per cui non riesci mai a dire se stai guardando l'una o ascoltando l'altra. Nella seconda parte, quella del Trouble in Tahiti di Bernstein il pubblico non riesce a trattenere l'applauso in due occasioni e di solito si sta buoni e composti fino alla fine dell'opera: ma è un'opera questa? O è un musical? O un balletto? O un' pezzo di teatro del '900 con una base musicale?

Non so dirlo con certezza perchè la musica aveva un ruolo importante ma strettamente legato con quanto avveniva sul palcoscenico e soprattutto per aiutare a cogliere il senso di quello che i due autori volevano raccontare: la crisi dei valori piccolo borghesi.

Lo spettacolo sarà a Pavia, a Cremona e a Como per cui se siete da quelle parti non perdetevelo. Noi stiamo già pensando di andarlo a rivedere a Cremona il 4 o il 6 dicembre.

Le coincidenze non esistono

In attesa del concerto ripensavo alla stranezza inspiegabile di quegli accadimenti che qualcuno chiama "coincidenze": è una coincidenza che l'altro giorno abbia preso quel libro sulla musica del '900 mentre ne stavo cercando un'altro? E' una coincidenza che ne abbia letto le prime duecento pagine, proprio quelle in cui si parla della musica ai tempi di Weimar e del rapporto tra il jazz e la musica "classica" nei primi decenni del secolo scorso?

E' una coincidenza la chiacchierata con Carlo Boccadoro, il suo invito al suo concerto?

Io non lo so ma preferisco credere che sia un sottile mistero, inspiegabile e per questo ancora più affascinante.

Una bella persona

L'appuntamento con Carlo Boccadoro era davanti al Teatro Grande prima delle 14 "Mi riconoscerai, sarò l'unico a quell'ora vestito da 'direttore d'orchestra' " diceva la sua mail e invece eccolo lì sorridente in jeans e felpa, semplice e cordiale come è stato il nostro incontro.

Certo che pensando a certi direttori d'orchestra che "se la tirano", Carlo è proprio un'altro pianeta ed entriamo subito in sintonia, parliamo di musica, del suo disco, della musica del '900 e di come del suo libro mi aveva colpito la capacità di passare con eguale competenza da Mahler a Frank Zappa, senza pregiudizi ideologici ma nemmeno senza facili semplificazioni o banalità.

Ci ha dato una sua chiave di lettura del concerto che avremmo poi ascoltato ed è stato lo spunto per una chiacchierata sulla "musica contemporanea", della musica che racconta il tempo, quello della Repubblica di Weimar da parte di Kurt Weill e l'America del jazz, del consumismo di massa di Leonard Bernstein, della musica di oggi, della rivoluzione dell 'iPod, della musica inutile (c'era della musica di sottofondo al bar) del bisogno anche del silenzio.

Il nostro tempo è quello di un caffè perchè deve andare a prepararsi ma riusciamo in quel poco a darci qualche idea per un incontro sulla musica a Desenzano.

Io poi aspetto che apra la libreria Feltrinelli e vado subito a comperare il suo ultimo libro Racconti Musicali.