Un musicista da un altro pianeta

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Mi è difficile trovare aggettivi per descrivere il concerto di stasera, Paolo Angeli suona uno strumento da lui creato, una chitarra sarda modificata o "preparata" per usare il termine classico usato per il pianoforte di John Cage

(adesso ne ha fatto un secondo esemplare per Pat Metheny che glielo ha chiesto) che produce suoni che ti avvolgono o ti percuotono o che prima ti catturano in una melodia arabeggiante e poi ti scuotono con le distorsioni da chitarra rock.

E' un equivalente di un organo paragonato a un pianoforte, la chitarra ha una serie di martelletti e servo meccanismi che Paolo aziona con i piedi scalzi e leggendo dalla sua biografia una passata esperienza di batterista si capisce da dove venga questa maestria ritmica.

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Quando usa l'archetto ne escono suoni tra il violino e la cetra e come se non bastasse mentre passa sulle corde percuote la cassa con l'arco in una sorta di ritmo spagnolo (Paolo vive gran parte del suo tempo a Barcellona) che travolge chi ascolta.

E poi ha una grande maestria nel produrre suoni con semplici "accessori" (pinzette applicate alle corde piattini metallici che risuonano, lamine di metallo inserite tra le corde).

Quando ti ha catturato con suoni puri, lunghi, magari distorti dall'alettronica che usa con una precisione tutta sua, ecco che parte con arpeggi ritmici pulitissimi da chitarrista classico che ti fanno domandare : e questo da dove esce?

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Già, perchè, come mi ha spiegato, ogni singola corda ha un pickup separato con un diverso canale di input al mixer (stasera ne usava 12) e indirizza a destra o a sinistra il suono o mentre tiene il suono pulito e natrale ssulle corde basse (che magari sta suonando con i martelletti a piede) sulle corde alte esce un suono alla Jimi Hendrix.

Certo c'è l'unicità dello strumento ma nelle poche parole che ci siamo scambiati alla fine del concerto è emersa una profonda cultura musicale, una umanità e una semplicità tenute assieme da un sorriso che accoglie.

Quando nel bel mezzo del secondo brano ha intonato un canto sardo della tradizione dei canti della settimana santa (mi pare un miserere) è diventata protagonista assoluta la sua voce che usciva dall'interno, lontana nel tempo, esaltata dal contrasto con i suoni melodici ed elettronici che l'accompagnavano (peccato non ci sia in nessuno dei tre CD che ho subito acquistato da lui).

Angeli10 Ingegnose alcune soluzioni: tenere il ritmo su un sacchetto da supermercato per dare la sensazione di fruscio di un charleston o di una coppia di maracas o (l'ho scoperto mentre smontava alla fine) una radiolina non sintonizzata che comandava con il pedale del volume per dare l'effetto ssschhhhhh che gli serviva da sottofondo in un brano e motorini inseriti nella cassa armonica con laccetti che ruotano e picchiano le corde con il suono di una sveglia.

Come li classificherò i suoi album nel caricarli sul mio iTunes? Jazz? Contemporane? Folk? World? non è facile perchè secondo me lui viene da un altro pianeta.

Qui il suo sito che vale la pena di visitare almeno per leggerne la biografia.

Qui il suo spazio musicale su Myspace per ascoltare alcuni suoi brani.

Qui il video di una sua cover di un brano di Bjork e qui un altro straordinario video (notare proprio all'inizio cosa fa con i piedi) e la raccomandazione a tutti i miei amici musicisti o semplici amanti della musica: guardate il video in High Quality, a schermo pieno e possibilmente con il pc collegato all'impianto stereo o almeno a delle buone casse. Vi confermo che anche se sentite tre o quattro musicisti tutte queste cose le fa da solo.

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