Carlo Massarini mi ha chiesto un commento all'articolo di Alberoni sul Corriere di oggi e ben volentieri gli ho mandato su FB le mie riflessioni a caldo visto che domani ne deve parlare in TV.
Tanto per non perderle a mia futura memoria sono qui sotto.
Alberoni credo faccia bene a richiamare l'attenzione, non ne condivido
le deduzioni e le terapie ma non vedere che c'è una distanza sempre più
forte tra le generazioni e che quelle nuove si trovano in eredità dalla
nostra un mondo devastato mi pare evidente.
Baricco li
definirebbe "barbari" e le sue argomentazioni mi sembrano molto più
utili per cercare di capire, soprattutto per capire che la crisi non è
dei giovani ma è nostra: siamo noi "adulti" che dovremmo capire cosa
sta succedendo e non ci riusciamo.
Siamo noi e non loro che
abbiamo ucciso i valori che avevamo ricevuto in eredità senza
sostituirli con altri, siamo noi che abbiamo inneggiato ai guadagni
facili, alla furberia, che abbiamo inneggiato alla borsa e ai grandi
fratelli, che abbiamo inserito l'insulto come prassi televisiva e
sarebbero i ragazzi i colpevoli?
La nostra classe dirigente non è certo giovane e che modelli propone?
Solidarietà? Apertura all'innovazione? Tolleranza? Rispetto? Impegno?
Se
ai ragazzi servisse una moratoria non è dal web o dai telefonini, non
da Facebook che almeno li tiene assieme e li fa dialogare, che gli fa
gridare "sto bene" o "sto male", ma dovremmo chiedere una moratoria
dalla pochezza che gli adulti non perdono occasione di mostrare loro.
Se
c'è una "Responsabilità", una "abilitas" di dare risposte, spetta
innanzitutto al mondo degli adulti e non impedendo e bloccando sistemi
che non capisce ma dando risposte alla domanda di futuro, che i
giovani, con il loro sprezzante comportamento, in realtà chiedono.