A quanto pare i discografici (almeno quelli inglesi) stanno capendo che la strategia per contrastare la pirateria online non è quella di intentare migliaia e migliaia di processi ma di trovare nuove strategie.
La fonte è Repubblica online in un reportage dal Midem di Cannes, la più importante manifestazione in tema di musica.
Per i pigri che non vogliono leggere tutto l'articolo riporto alcuni passaggi:
La lotta al downloading non ha prodotto risultati rilevanti. C'è
bisogno di un nuovo approccio al problema del file sharing, e c'è il
consenso di tutti a lavorare con i fornitori di accesso per consentire
una nuova politica" dice John Kennedy, presidente dell'Ifpi, la
Federazione Internazionale dell'Industria Fonografica, presentando, in
occasione del Midem di Cannes, il "Digital Music Report 2009", dove c'è
scritto a chiare lettere che il 95% della musica on line viene
scaricata dai siti illegali.
"Basta fare guerra a chi scarica la musica su Internet. Mandarli in
galera non ci farà guadagnare un solo dollaro in più. L'industria deve
dare ai consumatori quello che vogliono, in maniera legittima,
assicurandosi che gli artisti, i compositori e le case discografiche
siano pagate". Chi alza bandiera bianca di fronte alla "pirateria
informatica" è Feagarl Sharkey, responsabile di Uk Music,
l'associazione che mette insieme discografici, artisti e produttori del
più florido mercato musicale europeo, quello inglese
dice ancora Sharkey, "Il 2009 sarà l'anno in cui l'industria della
musica smetterà di preoccuparsi e imparerà ad amare la bomba. Il file
sharing on line va trasformato in un opportunità, in una fonte di
ricavi".
"Se potessimo avere una licenza in grado di far pagare a chi si
connette a Internet un solo euro al mese per poter scaricare
liberamente la musica, l'industria potrebbe guadagnare 500 milioni di
euro al mese, circa 26 miliardi di euro l'anno". Il modello è quello
che dai primi anni del '900 è in vigore per le radio, che consentono di
ascoltare musica gratis, ma che pagano una licenza per poterlo fare.
"Alla fine di tutto quello che conta è la musica", tiene a sottolineare
Feargal Sharkey, "e dobbiamo tornare a pensare alla musica prima di
tutto".
Eravamo in tanti a dirlo e forse cominciano a capire.