Continuo a imparare dal bourrée

E' da quando ho deciso di suonare il violoncello che ho cominciato a studiare il bourrée della suite numero 3 di Bach il solo pezzo dei 36 che compongono le suite che sia lla mia portata per ora.

Da tre anni ci provo a farne un pezzetto ogni volta che studio e faccio qualche progresso ma poi ogni tanto mi sembra di essere tornato daccapo.

Erano due settimane che non la suonavo e oggi ci ho riprovato: sconfortante ritrovarmi con difficoltà che credevo di aver superato e mi è venuta una gran voglia di rinunciare. Poi dopo una buona mezzora di "scalata" ecco che le dita ritrovano il percorso.

Ci pensavo a cena: è ancora una lezione.

Quante volte le difficoltà ci sconfortano? Quante volte vorremmo piantare tutto e dire "basta, non ce la faccio!" E poi invece con pazienza si ritrovano le energie interiori per rimettersi in gioco perchè di energia interiore e non di forza fisica si parla.

Mi domando anche quale stato d'animo superiore deve ritrovare il concertista che le suona a memoria, trovando la scioltezza che non faccia irrigidire i muscoli e le articolazioni, quale forma di astrazione deve raggiungere per superare la ricerca del controllo razionale.

Una cosa è certa che la musica richiede dedizione e continuità non tanto per la tecnica, quanto per ritrovare lo stato mentale meditativo in cui si fanno le cose senza deciderlo razionalmente, come quando andiamo in bicicletta.

Trovo qui la difficoltà maggiore: non cercare il controllo della ragione ma lasciar scorrere il tempo che la musica in sè racchiude.

Quando mi accade, di tanto in tanto, scopro che è l'atteggiamento giusto (però difficile) che mi aiuta anche nelle altre cose con cui mi metto in gioco.

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