Da questa parte della scena

Beatles_1Mi hanno chiesto di raccontare com’è andata la mia serata d’ascolto sui Beatles e forse sarebbe più giusto chiedere a chi c’era e stava dall’altra parte della scena rispetto a me (e spero che qualcuno lo faccia  commentando questo messaggio)  ma comunque vi dico le mie impressioni.

Non avendola mai fatta prima, ero abbastanza preoccupato dei tempi e delle durate del racconto ( avevo un cronometro davanti per non andare "lungo") e invece con un solo errore, ho invitato sul palco Fabio un po’ troppo presto rispetto al suo effettivo protagonismo e me ne scuso con lui, ma poi tutto è andato benissimo quanto a ritmi e dosaggio di ascolto e racconto. Il tutto è durato un’ora e tre quarti.

Per un problema di risonanza dei microfoni rispetto alle casse non avevo una regolazione ideale del mio microfono e ho preferito sacrificare la mia voce ma non ridurre l’ascolto della musica che mi pare invece sia arrivato con l’intensità che meritava.

Giacomo mi ha fatto notare che alcuni brani finivano in modo troppo netto ed è vero, ma non avevo una persona dedicata alla consolle audio e non volevo perdere il contatto visivo con il pubblico per dedicare attenzione ai cursori del mixer.

BeatlesIl racconto seguiva diversi piani e ho cercato di farli progredire in sincronia per aiutare a comprendere il fenomeno Beatles, rispetto all’epoca, nel susseguirsi della loro evoluzione artistica, distillando di tanto in tanto riflessioni sugli elementi caratteristici della loro musica e sulle implicazioni che ne derivano anche nella nostra vita di tutti i giorni.

Quindi cinque "letture" simultanee, cronologica, sociale, artistica, musicale ed educativa per far comprendere la loro capacità di anticipare i movimenti sociali della fine degli anni ’60 e di segnare con Sergent Pepper il primo album "planetario" con canzoni che i giovami di tutto il mondo cantano come espressione dei loro sentimenti ma anche il loro apporto alla struttura musicale, pescate a piene mani da Bach e Mozart,  con le linee di basso che Mc Cartney e George Martin disegnano per reggere la struttura di brani che sarebbero altrimenti assolutamente banali o con l’uso della polifonia vocale o dell’orchestra e dei suoni e delle tecniche di incisione che saranno la guida per tutta la musica successiva.

Dato che alla fine non se n’è andato nessuno per un’altra buona ora con domande e richieste di ascolto commentato, ne desumo che il mio intento sia riuscito e spero che qualcuno nelle prossime settimane tiri fuori il vecchio vinile di "Rubber soul" o di "Beatles for sale" e lo ascolti con una nuova attenzione e una emozione che la grande musica sa dare.

3 Replies to “Da questa parte della scena”

  1. Fantastico, Gigi. Immaginavo che sarebbe riuscita una serata coinvolgente: how I wish I were there!

  2. Una di quelle serate che si vorrebbe non finissero mai.
    Bravo Gigi, hai volato alto e sei riuscito ad appassionare tutti e quindi a farti comprendere.
    Bravissimo anche Fabio.
    Ma veramente si capiva che i primi ad essere appassionati eravate voi.
    Grazie.

  3. Caro Gigi ad un neofita della musica e soprattutto dei Beatles ho potuto imparare tante cose, grazie è poco ma sò che ti basterà

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