La classe

Non c’è dubbio, il discorso con cui Mc Cain riconsce la vittoria di Obama è un esempio di grande classe politica e umana. Inizia dicemdo "Gli americani hanno parlato e hanno parlato chiaramente, un momento fa ho avuto l’onore (si dice l’onore!) di chiamare il senatore Barak Obama e di congratularmi per essere il presidente del paese che entrambi amiamo".

Fantastico!

E poi ne tesse le lodi, e l’ammirazione per ciò che ha fatto, davvero una lezione.

Icona

Riguardo il discorso di Obama su YouTube e noto l’arte oratoria raffinata: come zittisce 85.000 persone solo con il suo fare silenzio, da manuale!

E poi come immediatamente diventa "icona", non è più il candidato, il sig. Barak Obama, diventa subito Il Presidente degli Stati Uniti, un’icona, consapevole del suo ruolo istituzionale: non sorride, non ammicca, non scherza, non parla della vittoria ma della sua gente.

Le sue parole sono semplici e chiare come è proprio dei discorsi che fanno storia, parla a braccio e guarda in tutte le direzioni e subito, come un vero vincitore, ringrazia lo sconfitto e lo onora con parole che non si sono mai sentite nella politica Italiana, incenerisce con lo sguardo i mormorii che si levano al suo nome e ne traccia un profilo eroico, che come insegnano i poemi epici esalta ancora di più la grandezza del vincitore e dice che lavoreranno assieme per il bene del paese.

Ringrazia il suo vice, ringrazia la moglie (fantastica la sequenza : "best friend, rock of our family, the love of my life, the nation’s next first lady"), promette il cucciolo alle figlie, quando parla di vittoria dice che non è la sua vittoria ma è la vittoria della gente.

(nel filmato togliete l’opzione visualizza commenti per non avere il fastidio dei link agli altri filmati)

Elenca le sfide ma subito dice "Non ho il minimo dubbio che ce la faremo", dice che ci saranno errori e che non sempre la gente sarà contenta delle sue scelte ma che sarà onesto e ascolterà specialmente quando non ci sarà accordo.

La vitoria non è il cambiamento atteso è la condizione che ci permette di cambiare. E ancora si rivolge ai principi fondanti e ribadisce che lo sforzo deve essere di unità "we are not ennemies" e dice "sento le vostre voci e avrò bisogno del vostro aiuto" e ribadisce che ci sarà una nuova leadership non basata sui soldi o le armi ma dal potere delle idee "democrazia, libertà, opportunità, speranza".

Il finale è un crescendo degno di Rossini con la storia della vecchietta di 106 anni che è andata a votare e racconta cosa ha visto ma ci sono stati tanti cambiamenti (e inizia il ritornello "yes we can" a bassa voce, senza enfasi a cui la gente risponde come una preghiera) e guarda al futuro e parla dei figli, di cosa vedranno di quali progressi saranno testimoni, a seconda di ciò che faremo noi oggi.

Il discorso

Ho passato la serata sul divano, sonnecchiando tra un exit poll e l’altro e sono contento di essermi svegliato all’alba in tempo per ascoltare in diretta su CNN il discorso di Obama.

Serio, lucido, parlava a braccio ma con un discorso che ha detto molte cose in una sola: possiamo cambiare il mondo.

Fantastiche le metafore e all’idraulico di Mc Cain ha contrapposto la nonnina che ha visto un nuovo mondo e ha chiesto "che mondo vogliamo che vedano i nostri figli?".

Straordinaria la coreografia e sebbene faccia venire i brividi la politica quando diventa spettacolo, non c’è dubbio che quando si tratta di creare emozione e consenso a un’idea grande, l’oratoria, il lavoro, l’attenzione che Obama ha messo in campo sono una lezione per tutti.