Pubblicità negativa: non funziona

Uno spot cattivo piazzato al momento giusto è come uno sgambetto: può far cadere anche i baldanzosi.

Ne sa qualcosa l’ex sindaco di Desenzano che a chiusura della campagna elettorale si trovò il solito volantino che gli attribuiva una (inesistete) volontà di costruire una moschea e snobbare gli è costato caro, non tanto quello specifico evento, quanto la forza della comunicazione e l’ubbidienza ad alcune delle sue leggi.

Se invece, come stanno facendo i Repubblicani in questi ultimi giorni, gli spot cattivi e la denigrazione sono reiterati, si perde l’effetto sgambetto e si rischia l’effetto opposto favorendo l’avversario.

In entrambi i casi, sgambetto o raffica di cattiverie, è un segnale di forte difficoltà che denota più paura di perdere che voglia di vincere, più forza della disperazione che forza della visione: se si è ben lavorato prima creando un forte posizionamento e una campagna capillare e dialogante, l’inefficacia della pubblicità negativa è sicura.

Ne parlavo oggi nella mia lezione su Séguéla e la sua campagna per far eleggere Mitterand alla presidenza in Francia con lo slogan "La force tranquille" e in cui per la prima volta la pubblicità ben fatta decreta la vittoria di un candidato a parità di altri mezzi e in cui i tentativi di denigrazione da parte di Giscard d’Estaing, presidente uscente, non fecero altro che rafforzare ancor di più l’immagine e la solidità di Mitterand.

Ho l’impressione che Mc Cain sia in seria difficoltà

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