Taizé

Giulio è tornato da una settimana passata alla comunità di Taizé con un bel gruppo di amici.

Ho ascoltato con grande curiosità il suo racconto, come ha vissuto il suo agnosticismo a confronto con una comunità religiosa ed ecumenica come quella e ho ascoltato ragionamenti profondi e intelligenti, riflessioni che sono certamente il frutto di un tempo dedicato al pensare.

Bello ascoltarlo e credo che sia stata una esperienza che gli ha fatto bene.

Intanto giro per i blog dei ragazzi che erano con lui per cercare di cogliere anche da loro segni di cosa cercavano e di cosa hanno trovato, se lo hanno trovato, in quel viaggio. Leggo quelle pagine come un extraterrestre che cerca di capire come sono gli abitanti di un pianeta lontano, quello dei giovani, così diversi e così simili a come eravamo noi.

Se non si spegne in loro la voglia di capire, la voglia di andare oltre, la voglia di mettersi in gioco, se non si spegne la domanda e l’ascolto di quello che è più profondo e misterioso, allora c’è un futuro per tutti quanti.

Ci sono persone che “emanano”

Da qualche giorno ero di cattivo umore.

Non che ci fosse una ragione particolare ma un’insieme di piccole malinconie: la telefonata con un amico che sta combattendo contro una grave malattia, le notizie sempre più becere dai giornali, le dormite accorciate dai bisogni di Blue.

Incontrare don Benigni al matrimonio di Cristiano, sentire il suo racconto della vita in Africa, parlare con lui delle cose "importanti", mi ha riscaldato il cuore e non credo che lui abbia fatto nulla intenzionalmente, è solo che credo ci siano persone che emanano una speciale energia, una speciale forza che ti calma se sei agitato, ti rasserena se sei turbato, ti incoraggia se sei apatico.

E poi gli amici hanno fatto il resto e anche loro sono persone che "emanano".

Intervista a “Il Sole 24 Ore”

08articolosoleGrazie ad Antonio ho recuperato l’articolo del Sole con l’intervista che avevo dato all’inizio di agosto.

Mi piacerebbe tenere via tutti i ritagli e gli articoli scritti, forse per farli leggere un giorno ai nipotini e ragionare con loro su come evolve il mondo della tecnologia ma richiede una meticolosità che non possiedo.

In compenso ho ritrovato in un cassetto il primo articolo che ho scritto proprio per Antonio che dirigeva una rivista chiamata "Multinet".