Non sono buone notizie quelle che giungono sulla crisi nel Caucaso ed è una preoccupante escalation di messaggi minacciosi e rivendicazioni territoriali che ricordano le politiche nazionalistiche del secolo scorso.
Certo che il ruolo degli Stati Uniti nella crisi mi sembra ambiguo e a voler fare retropensieri c’è da associare la situazione alla stagione preelettorale in cui i falchi americani soffiano sul fuoco per dimostrare che serve un presidente che sia un capo militare per tenere testa ai Russi e che quindi Obama non è l’uomo giusto.
Spero tanto che sia l’Europa a giocare il ruolo decisivo perchè temo che fino a novembre negli USA prevarranno gli interessi elettorali rispetto a quelli della pace e potrebbero essere in antitesi gli uni rispetto agli altri.