Me lo avevano detto Luca e Antonio che questo libro è bellissimo e i loro consigli di lettura non sbagliano: questo "Spingendo la notte più in là" di Mario Calabresi è davvero un gran libro.
Mentre leggi ti prende un gran groppo alla gola per la delicatezza e la profondità con cui descrive il dolore e il senso di vuoto che prende chi si trova con un marito o un padre ammazzato per strada negli anni di piombo.
Nel contempo è una raccolta di storie di grande dignità e di un profondo senso di giustizia che fa riflettere sugli anni più bui della storia recente e di cui molti, me compreso, hanno vissuto in prima persona gli eventi.
Non c’è calo di tensione dall’inizio alla fine, non c’è rabbia, ma un grande respiro che non cede mai alla commiserazione e una lezione di giornalismo nello stile e nei modi con cui la storia viene raccontata.
Vorrei che i miei figli lo leggessero anche se per loro quegli anni sono "storia" e non vita vissuta come lo furono per noi, perchè non smettano di cercare la verità, di rispettare la dignità, di non giustificare mai che una ideologia offuschi fino alla follia dell’assassinio.
In fondo emerge dal racconto un’Italia a cui è bello appartenere, in cui c’è gente che ha vissuto e vive con passione il proprio impegno civile e che non smette di credere che possa esserci un altro modo di fare politica, di vivere le diversità e di costruire il futuro.