Lo avevo comperato d’istinto pensando a un libro sulla matematica ed è rimasto sul comodino per un bel po’ assieme a tanti libri che mi attirano e che poi dico "prima o poi lo leggerò".
Il viaggio a Bruxelles prevedeva anche una mattina senza grandi impegni e pur avendo già un libro mi sono portato anche questo come backup e ho fatto bene primo perchè l’altro libro è finito nel volo di andata e poi perchè questo "La solutidine dei numeri primi" è un libro molto bello.
E devo dire che il "genere" non mi piace molto (il disagio dei giovani, la solitudine degli esseri umani nella città, ecc.) forse perchè mi piacciono i libri a lieto fine e le storie alla Caos Calmo mi lasciano sempre con l’amaro in bocca perchè sono un romanticone che vuole sempre il finale da "e vissero a lungo felici e contenti".
Comunque ci si affeziona ai personaggi perchè Giordano li descrive con grande delicatezza e attenzione ai particolari e sullo sfondo il mondo degli adulti che sono tutti mediocri e tristi (l’unico per cui faccio il tifo è Fabio, il medico … ma non dico nulla per non guastarvi la lettura).
Se siete depressi o tristi lasciate perdere, la vena di malinconia è davvero struggente e i due lampi del finale non bastano a rimettervi di buon umore per cui leggetello di giorno, in spiaggia, in una splendida giornata quando poi a sera avete in vista una bella grigliata con gli amici o una partita a calcetto con i figli: apprezzerete il libro e amerete ancora di più la vita.
è da quando è uscito che lo rigiro tra le mani ma finisce sempre che lo lascio in libreria perché fa parte della mia “riserva estiva di letture”…troppo pericoloso comprare libri quando non ho tempo di leggerli! quindi mancano pochi giorni, ultimo esame e poi si compra! mi hai convinto, ovviamente seguendo i tuoi condigli 😉
Voto 2/10 Questo libro è veramente brutto, è bene metterlo subito in chiaro. Esaminiamo, punto per punto, gli aspetti poco convincenti di questo romanzo.
La trama è veramente pessima e lacunosa; non ricordo nulla di tanto patetico e vuoto dai tempi delle telenovelas di Grecia Colmenares. Giordano approccia al libro come un neofita della cucina ai fornelli: non sceglie con cura gli ingredienti, non dosa le misure, non usa i tempi giusti. Il risultato è un pastone dei tempi moderni; ci vengono proposti in modo orticantemente patetico e disordinato tutti i luoghi comuni della nostra società: l’emarginazione, l’incapacità decisionale, il bullismo giovanile, l’anoressia,l’omosessualità, la personalità border line, il rapporto di coppia non appagante, la difficoltà del ruolo genitoriale e chi più ne ha più ne metta. Una puntata di Lucignolo non sarebbe riuscita a condensare tanta banalità tutta assieme. Notevole sforzo di sintesi.
La caratterizzazione dei personaggi è perfino peggio della storia. Non c’è introspezione, Giordano sembra conoscere la realtà in modo indiretto. Il libro non sembra scaturire da esperienze personali, per definire i personaggi fa un uso selvaggio di copia/incolla apponendo sciattamente stereotipi presi un pò qui e un pò lì; il risultato è un buffo vestito di arlecchino per nulla convincente. Le parole non sembrano nemmeno figlie di un mondo interiore. La storia della letteratura è ricca di capolavori scritti da prigioni di emarginazione: Bronte, Dickinson, Leopardi, solo per citarne alcuni, ci hanno regalato pagine intense arandosi dentro. Giordano invece ci regala pagine vuote come un foglio intonso, non usa il Teorema 0 della buona letteratura: mai parlare di ciò che non si conosce (o che non si vive). Poco autentico.
La scrittura, per quanto ripetitiva, è scorrevole. Il libro si lascia leggere e questa è il suo peccato più grave; se ci fosse stato qualche disincentivo alla lettura avrei evitato di perdere tempo in una lettura sterile ed inutile. Sebbene alcune metafore e similitudini siano molto belle, evocative e di grande impatto perdono subito la propria vis per via del contesto arido in cui sono inserite. Alla lunga, poi, il ricorso alle similitudini fisico-matematiche risulta fastidiosissimo.
Possibile che per parlare di disagio ed emarginazione si ricorra sempre al caso umano? Questa volta, poi, i casi umani sono addirittura due e le loro vite subiscono una strana attrazione magnetica ed empatica(ma che combinazione!!!). Terribile. Il disagio si insidia nella normalità del quotidiano, se ne può parlare senza ricorrere alla storia di candy candy e Jack lo squartatore. Immaturo, da un quasi trentenne mi aspetterei maggiore spessore. Mi viene il solito dubbio che qualcuno ci stia prendendo per fessi. Basta una storiella insulsa ed un pò di pubblicità per far diventare un libro vuoto un successo editoriale? Evidentemente si. Usando un linguaggio matematico potremmo dire La solitudine dei numeri primi sta alla letteratura come Lucignolo sta al mondo dell’informazione