Leggo su Repubblica che gli italiani hanno paura, paura dei crimini, paura che la crisi economica li impoverisca, paura degli stranieri.
Mi viene in mente il bel libro di Crichton "Stato di Paura" in cui si evidenzia come la paura sia uno dei modi in cui un potere domina e tiene in scacco i suoi sudditi e se la paura si affievolisce, basta alimentarla artificialmente: piove? catastrofi annuciate e clima tropicale! non piove? estate a rischio siccità e desertificazione imminente! bipolarismo? no, paese spaccato!
Pare anche che gli italiani non sopportino l’idea di subire controlli fiscali, e "il capo" non ne ha fatto mai mistero, ed è ovvio: se hanno paura di chi gli possa portare via "la roba" poco conta se è un extracomunitario o un agente dell fiamme gialle.
E guai a dire che la crisi si risolve spendendo meno (ahhh calano i consumi, bisogna consumare di più gridano i commercianti) o combattendo l’evasione (non vogliamo mica uno stato poliziesco) o lottando contro gli sprechi (l’ onorevole Emerenzio Barbieri del PDL si è arrabbiato perchè non è giusto che i senatori viaggino in business e i deputati no, è un’ingiustizia!) vi sentirete dire che "il problema è un altro".
Mentre faccio queste riflessioni leggo un lapidario post di Alfonso Fuggetta da Singapore che dice "Questi ci fanno il culo a capanna.", feroce al pari di una massima latina come "Vae victis!", ci dice una cruda verità senza fare tanti voli pindarici.
Sono quelli gli stranieri di cui dovremmo forse "avere paura", di quelli meglio di noi, di quelli che scommettono sul futuro, di quelli che innovano, e non dei poveracci che arrivano a Lampedusa per scappare dalla fame e dalla miseria.
Ma forse in fondo è giusto così, siamo anche noi delgi straccioni che ubriachi di berlusconismo lottiamo avidamente per difendere i nostri cenci da altri straccioni che vorrebbero portarci via il tetto di lamiera che ripara la nostra tv dalle intemperie.