Stasera c’è stata la prima serata dei saggi della scuola di Musica ed è stato un turbinio di emozioni per me.
Dopo tanto (ma tanto) lavoro erano in funzione fari, microfoni, leggii,
software di pilotaggio, sia per rendere più piacevoli i saggi che per
provare sul campo prima dello spettacolo del 23 e del 24.
Ero preoccupato perchè ho dovuto rifare i settaggi dei fari dei tre
brani proprio poco prima dello spettacolo (database error) ma tutto è
andato bene, anzi molto bene e Giulio con la sua esperienza in fatto di
gestione delle luci è una sicurezza.
L’orchestra ha suonato alla grande e devo dire che è davvero piacevole suonarci e ancre riscoltare.
Sono invece un pò abbacchiato per le mie prestazioni in trio (ero
emozionato come la prima volta e "ci siamo persi") davvero pessima
l’intonazione, Daniela la nostra maestra mi ha detto poi che mi tremava
la mano tanto che dubitava che riuscissi a suonare alcunchè: vabbè,
l’obiettivo era quello di dimostrare che si può studiare violoncello
anche da adulti (i tre allievi di Daniela sono due "anta" e un "enta").
Ma la sorpresa più grossa me l’ha data il duo con Anna una delle
violiniste dell’orchestra: ero sciolto e relativamente tranquillo ma in
due punti le dita si sono ingarbugliate e mi sono ritrovato come
sospeso in aria senza sapere dove fossi o cosa stessi suonando.
Mi capita a volte mentre studio di scoprire che la mente sta vagando
altrove ma questa volta mi è capitato sul palco e non me l’aspettavo.
Riascoltando la registrazione si sente lo svarione ma non è disastroso
come temevo anche èerchè dovevo fare da "spalla" all’esibizione di Anna
e mi dispiaceva rovinarle la performance.
Non sono certo un ragazzino, e sono anni che parlo in pubblico, ma
quando salgo sul palco per suonare è proprio un’altra cosa e se me
l’aspettavo le prime volte, stasera ho imparato che anche la troppa
rilassatezza ti porta all’errore e si tratta quindi di un sottile
equilibrio da trovare: forse è questo che rende il tutto così
intrigante.
Mi consola il fatto che è andata meglio (emtivamente, non musicalmente) di altre volte, come se ogni volta imparassi un po’ di più a lasciar scorrere l’emozione senza venirne travolto.
Quanti fattori influiscono sulla riuscita di una esecuzione… la stanchezza, l’acustica differente, il seggiolino che scricchiola, il vestito che non porti tutti i giorni… chi più ne ha più ne metta! Quanto tempo serve per riuscire a catalizzare positivamente le emozioni più rovinose senza eliminarle (sono il sale di ogni interpretazione)!
Ma il bello della musica è anche questo: conoscere se stessi e il proprio strumento ogni giorno di più, per scoprire che non si è mai “arrivati” e che è un continuo punto di partenza…
Tanti in bocca al lupo per i vostri concerti: avete un periodo densissimo e io, anche se non potrò ascoltarvi dal vivo, vi sono vicina.
Purtroppo (o per fortuna visto il tuo commento) non sono riuscita a sentirti bene dietro le quinte, mentre tenevo a bada l’orda dei ragazzini dietro le quinte. Non m’importa come hai suonato quella sera, continuerò a suonare con te, se vorrai, e ti ringrazio per il lavoro immenso che hai fatto per permettere a tutti noi di suonare in una cornice molto bella.