Ospitalità mediterranea

TavolaAvevamo un lungo intervallo di tempo tra l’arrivo ad Algeri e il volo per Djanet e la famiglia di Karima aveva preparato un fantastico pranzo per ospitarci e per trascorrere insieme le lunghe ore dell’attesa.

Così eccoci stipati su due automobili con tutti i bagagli e mamma e zia di Karima che ci portano a casa di quest’ultima sulle colline sopra Algeri.

A casa c’è l’altra zia che ci accoglie ed è tutto un abbraccio (qui si danno quattro baci sulle guance!) e un "come state!", "che piacere che siate qui!", "forza che è pronto in tavola!".

La mamma di Karima ha preparato il tutto ma dato che vive in pieno centro e il parcheggio è impossibile, proprio come a MIlano, ha trasferito il cibo a casa della sorella in collina.

Ci sono olive e carciofi, cous cous allo zafferano e dolci di miele e mandorle e non posso non pensare che è lo stesso calore umano che troviamo nel nostro sud o nelle nostre campagne.

Anche al mattino avevamo già sperimentato forme di ospitalià e collaborazione tutte mediterranee: a portarci in aeroporto a Nizza da Antibes erano stati i vicini di casa di Karima che erano stati mobilitati per l’occorrenza e mi faceva piacere riscoprire questo aiutarsi, così  migliore del "non chiedere perchè potersti disturbare!".
OspitiE’ stato immediato il pensare a tutti quelli che prima di partire mi avevano detto "Algeria? Ma sei matto?! E’ pericoloso, non hai paura?", e invece sia ad Algeri al nostro arrivo che poi a Djanet sono stati quasi sempre sorrisi e strette di mano che, se possono essere normali da parte della famiglia di Karima, erano del tutto spontanei e sinceri da parte delle persone che a Djanet incontravamo per la prima volta.

Cominciavo a scopriere qualcosa dell’Algeria che mi ha confermato come i muri del pregiudizio siano terribili.