Il dopo rivoluzione

Sorriso
Nel tragitto dall’aeroporto a casa delle zie, ci faceva da guida sia automobilistica che antropologica, la mamma di Karima, una donna estremamente dinamica e piena di energia.

Medico in pensione ci spiegava delle grandi trasformazioni in atto nel suo paese, di come uno stato profondamente laico nato dalla rivoluzione del 1962 che aveva portato all’indipendenza dalla Francia, in cui tante donne avevano giocato un ruolo attivo, (chi non l’ha visto si riguardi "La Battaglia di Algeri" di Gillo Pontecorvo) e che ora pian piano assisteva ad una lenta "islamizzazione" che trovava alimento da una crsi economica  strisciante ma che si sentiva soprattutto nei ceti medio bassi.

Guardando le moltissime donne velate si inalberava "Il y a quinze ans, n’y avait pas tout ca!", quindici anni fa non c’era tutto questo! Hanno regalato i veli davanti alle moschee e poi piano piano nei quartieri la cosa è diventata di fatto obbligo. Gli Algerini sono sostanzialmente laici e come è ovvio ho così scoperto che ci sono, come da noi, tanti "popoli" diversi fra loro che coesistono nel medesimo confine, dai Kabil che pur essendo tra i protagonisti più attivi della rivoluzione si trovano poi perseguitati e costetti a rinunciare alla loro lingua di origine berbera: un pò come accadde dopo la resistenza da noi, in fondo.   

ParaboMi sorprendo vedendo ragazze che se le vuoi fotografare si celano dietro il velo, ma ne vedo altrettante che ridono e scherzano e sorridono quando il loro sguardo incontra il mio zoom.

Sorrido vedendo la profiliferazione di parabole satellitari (due per ogni appartamento perchè i programmi europei e quelli in arabo e in berbero sono su due satelliti differenti) e mi dico che in fondo ci poterbbe essere una resistenza alla possibile "talebanizzazione" proprio dalla apertura al mondo che comunque anche la televisione porta con sè.

Skype
La sera prima ad Antibes osservavo Karima che chiacchierava con la madre ad Algeri via Skype e preparava gli ultimi dettagli per il nostro arrivo e mi dicevo che anche la rivoluzione della comunicazione via Internet porterà a mutamenti che andranno olte i ragionamenti puramente tecnici o ristretti al settore delle telecomunicazioni, cambieranno le abitudini e i legami tra famiglie distanti e rafforzeranno una visione cosmopolita in opposizione a chi continuerà a voler costruire barriere e steccati.

Ascoltando il racconto della mamma di Karima mi dicevo che mi sarebbe piaciuto studiare un pò più di quello che accadde dal ’62 in poi e ricordo solo nomi che avevo sentito alla televisione come Ben Bella, il primo presidente algerino, o quello dell’ OAS, l’organizzazione paramilitare fascistoide che si opponeva all’indipendenza algerina e ricordavo il nome di Boumedienne, il dittatore che salì al potere nel ’65 con un colpo di stato a cui oggi è intitolato l’aeroporto di Algeri.

Forse  se la rivoluzione algerina avvenisse oggi saremmo più presenti e informati di quanto non fossimo allora ed è vero che all’epoca avevo 6 anni ma i nomi che ascoltavo alla radio o alla televisione erano non di meno "mitici", ora comunque varrebbe la pena di capire di più delle storie e delle differenze tra i vari paesi che si affacciano sul nostro stesso mare e le cui sorti ci toccano da vicino.

L’alternativa è quella di considerare tutti "arabi" come quando nel medioevo si gridava "mamma li Turchi!" e di credere che il fondamentalismo sia solo una nostra preoccupazione mentre ci sono persone di spirito aperto e laico (pur mantenendo una precisa fede religiosa) in ogni paese (mi viene in mente il taxista che ci fece da guida ad Agadir in Marocco) che sono preoccupate e si battono perchè la tolleranza e la coesistenza non scompaiano.