
Nel tragitto dall’aeroporto a casa delle zie, ci faceva da guida sia automobilistica che antropologica, la mamma di Karima, una donna estremamente dinamica e piena di energia.
Medico in pensione ci spiegava delle grandi trasformazioni in atto nel suo paese, di come uno stato profondamente laico nato dalla rivoluzione del 1962 che aveva portato all’indipendenza dalla Francia, in cui tante donne avevano giocato un ruolo attivo, (chi non l’ha visto si riguardi "La Battaglia di Algeri" di Gillo Pontecorvo) e che ora pian piano assisteva ad una lenta "islamizzazione" che trovava alimento da una crsi economica strisciante ma che si sentiva soprattutto nei ceti medio bassi.
Guardando le moltissime donne velate si inalberava "Il y a quinze ans, n’y avait pas tout ca!", quindici anni fa non c’era tutto questo! Hanno regalato i veli davanti alle moschee e poi piano piano nei quartieri la cosa è diventata di fatto obbligo. Gli Algerini sono sostanzialmente laici e come è ovvio ho così scoperto che ci sono, come da noi, tanti "popoli" diversi fra loro che coesistono nel medesimo confine, dai Kabil che pur essendo tra i protagonisti più attivi della rivoluzione si trovano poi perseguitati e costetti a rinunciare alla loro lingua di origine berbera: un pò come accadde dopo la resistenza da noi, in fondo.
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