Storie

Passeggiando con Gaspar Torriero verso il ristorante, gli chiedevo se il suo nome, che avevo sentito pronunciare in modi diversi, fosse Gàspar, come il nostro Gaspare ma senza la a finale,  o Gaspàr con l’accento sulla seconda a, alla francese, magari con una leggera r gutturale.

Da quella persona deliziosa che è, mi ha regalato una bella storia, di un nome
che nasce in Argentina (nessuna leziosità francese prego!) da una
famiglia frutto di incroci di tante nazioni, popoli e culture, la
storia di gente che si muoveva nel mondo con un coraggio a noi ormai
ignoto, con una capacità di inventare, reagire al cambiamento ed anche
alla sventura con una prontezza che li farebbe sorridere del  nostro
continuare a "parlare" di cambiamento.

Una storia d’amore che potrebbe essere stata scritta che so, da Angeles Mastretta e una storia di orizzonti alla Alvaro Mutis con quel finale "…e poi mio nonno perse tutto e tornò in Italia, così come era partito." e io questo nonno me lo vedo e lo vedo neglio occhi di Gaspar: blogger intransigente ma perchè sa che sta facendo cose serie.

Amo le storie degli altri come amo la mia e mi piace raccontare ai miei figli le storie di mio padre perchè le raccontino ai loro figli e ai figli dei figli, c’è un gesto eterno nella parola.

Chiedo a mia madre di raccontarmi ancora storie che avevo sentito da bambino e che l’età adulta dovrebbe meglio posizionare ma restano sempre mitiche e dense di romanzo "… lo zio soprannominato "Cadena" che alzava la topolino con le braccia mentre l’altro cambiava la gomma…", e la storia diventa un modo per prolungare la vita.

Ho visto molti progetti artistici di storie che si intrecciano narrate da monitor ai visitatori di una mostra alla Villette, storie in fotografia e uno dei miei sogni nel cassetto resta quello di tanti anni fa, ai tempi di "Cuccioli e Multimedialità" di cui l’ultimo tema non vide la luce e doveva essere dedicato proprio al sogno, in tutte le sue accezioni, compresa quella del sogno generatore di futuro.

Il mio sogno era quello di usare la rete civica per raccogliere le storie delle persone, delle loro famiglie, le loro immagini e intrecciarle evidenziando i legami che ci tengono stretti gli uni agli altri, fare in modo  che fossere le persone a raccontare a parlare dei loro saperi, perchè per ogni telefonino ci fosse anche una storia a controbilanciarne il peso.

Marina ci ha provato con quel fantastico progetto "Ieri oggi e domani" con i ragazzi a insegnare internet ai nonni e con i nonni che insegnavano ai ragazzi i giochi di carte e le parole che scompaiono e Liddy ci ha provato con gli aborigeni e ci sta provando con i bambini in Cambogia derubati di un passato dal genocidio delle loro storie.

Non c’era Flickr nè YouTube, non c’era il blogging, nè Twitter, ma c’erano le storie e i sogni e ho l’impressione che volessimo allora scrivere una sorta di wikipedia umana della nostra tribu e quando dell’idea di fare un wiki della città me ne parlò Warren a Flemington l’estate scorsa in quella Mediateca che è un pò "figlia" mia, l’ho incoraggiato e sostenuto perchè vedere riapparire una tua idea all’altro capo del mondo, come un fiume carsico che si crede perduto e riaffiora a grande distanza, ti conferma che era un sogno, non un’illusione ed è un’idea davvero forte quella di far raccontare la città dalla propria gente.

Spero che un giorno Gaspar la racconti anche a voi quella magnifica storia, perchè è la storia di tutti noi, di meticci ed emigranti, è la storia del sangue armeno che scorre in dosi omeopatiche nel mio sangue, è la storia che ci fa tutti viaggiatori che con il canto ricostruiscono le mappe della vita.