La volpe e l’uva

Tra le tante cose che mi piacciono di State Of The Net, ce n’è una che stona.

Riaffiora qui e là, soprattutto negli interventi del pubblico più che dagli oratori, un malvezzo italico che non ci aiuta a vedere le cose come stanno: "Si però, in Italia è diverso…".

Un conto è cogliere le specificità, e un conto è dare la colpa al mondo invece che alla propria inettitudine o alle proprie manchevolezze.

Mi spiego meglio. Quando sento dire che "Le piccole e medie imprese non stanno usando il web 2.0 e gli imprenditori non capiscono i potenziali delle nuove tecnologie e bla bla bla" mi si rizza il pelo sul collo perchè (e l’ho fatto proprio a fine giornata ieri) chiedo a chi dice queste cose "E tu ce l’hai un dialogo aperto con i tuoi clienti? Un blog tematico in cui dialoghi con questi fantomatici imprenditori? Sei mai andato alle riunioni di categoria? Ma li hai mai visti dal vivo o parli solo con i "tecnici" che ti raccontano il film?"

Delle due l’una: o gli imprenditori sono degli stupidi che non capiscono il mondo e allora "perchè perdere tempo a cercare di parlare con loro?" (ma qualcuno mi spieghi però perchè queste aziende gestite da stupidi sono ancora vive in un mercato tanto difficile, perchè sanno comperare cose ben più complesse e costose come un tornio o un capannone), oppure siamo noi che non riusciamo umilmente a cambiare linguaggio, a provare se ciò che diciamo, o che ci sembra, sia confermato dai fatti, che diciamo che l’uva è acerba perchè non sappiamo coglierla.

Se fosse vero che le aziende non usano l’informatica, e sopravvivono come in effetti è, al di là del catastrofismo diffuso, allora sarebbe la prova che l’informatica è inutile e quindi brave le aziende! comperano macchine più utili e non sprecano i soldi che con tanta fatica guadagnano per i nostri giocattoli.

Due storie vere.

Prima Storia – Settembre 1994 (quattordici anni fa) "No ma in Italia non succede perchè gli italiani non hanno i computer…" Dato che Marina era nel consiglio di circolo alle scuole di Rivoltella e che a me vari segnali indicavano che i computer nelle famiglie c’erano eccome, decidiamo di andare a vedere e facciamo un questionario (non un sondaggio) che distribuiamo a tutte le famiglie e viene fuori questo dato impressionante: il 58% delle famiglie con bambini in età scolare ha

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il 58% delle famiglie con bambini in età scolare ha un computer o un videogame (ah beh, ma i videogame non non sono la stessa cosa… e poi la storia ci ha spiegato che una PS3 non è un videogame) e siamo nel 1994! Il punto è in quella distinzione "… con figli in età scolare …". Come quando ero piccolo io e i genitori, soprattutto quelli più poveri, comperavano l’enciclopedia "Conoscere" per la cultura dei propri figli, così stavano comperando "il computer" perchè non  mancasse l’opportunità per i figli di essere al passo con i tempi. Esattamente l’opposto di quello che il "senso comune" diceva e che i giornali ripubblicavano amplificando e riproducendo la bugia.

Un paio d’anni dopo solo da Disney Italia pubblicò un’indagine condotta a Gardaland con criteri analoghi, restringendo il campione in termini motivazionali e venne fuori un dato identico al mio. Se non ricordo male avevo incontrato il manager della Disney a una tavola rotonda e gli avevo messo la pulce nell’orecchio per "cercare i funghi nel posto giusto e non dare ascolto a chi dice che non ce n’è perchè non sa trovarli".

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Casomai il problema serio e grave era che solo un terzo dei genitori era in grado di usare un computer o un videogame e non era quindi in grado di svolgere il ruolo di "educatore" e pur non sapendolo esprimere in modo netto, questo malessere emergeva di continuo.

Da questa realtà nacque il progetto ONDE ed è in quei numeri il motivo del successo, io ho forse il merito di averlo intuito e di non aver dato ascolto alle sirene.

Seconda Storia (che continua ad essere rappresentata come uno psicodramma) – "Quanto è grande, quanto vale il mercato della security in Italia?" E giù numeri incredibilmente alti che ingeneravano poi in chi leggeva il senso di "impotente nanismo cosmico" o di marginalità in un mercato straordinario.

Io i bilanci di Siosistemi li conoscevo bene e conoscevo i numeri dei principali fornitori di prodotti di sicurezza, molti dei quali avevo portato io stesso nel mercato italiano, conoscevo i titolari di altre aziende che come noi lavoravano nella sicurezza, sapevo quanto fosse difficile avviare il mercato e quindi i numeri ufficiali "non quadravano".

Quelli che sembravano "piccoli" e davano numeri veri, forse poi tanto piccoli non erano, quelli che sembravano "grandi" e mettevano nella security anche le macchine, le linee, i corsi e altro per gonfiare le cifre, forse tanto grandi non lo erano.

Lo dissi a Inet lo dissi a IDC e nacque la storia della leadership nei servizi di sicurezza…

Tornando al tema di questo post, sono convinto che vediamo il mondo molto spesso come ci piacerebbe che fosse (anche in negativo) e il nostro cervello che non ama l’ambiguità e in fondo ci vuole accontentare, ce lo fa vedere così. Ma non bastano gli occhi e le orecchie, bisogna guardare più a fondo, usare "la pancia", cercare conferme o contraddizioni.

Prendiamo questa
1) Ah l’Italia è indietro nell’uso delle tecnologie bla bla bla
2) David Sifry ieri sul palco di State Of The Net "l’italiano è la quarta lingua utilizzata nella blogosfera …"

Chi ha ragione: David (non per ciò che dice ma per ciò che implica il suo dato) o il cosmico lamentoso?

Oppure questa
1) Le grandi aziende non capiscono il potenziale del web 2.0 perchè troppo chiuse nei processi burocratici e i manager sono vecchi parrucconi preoccupati di difendere posizioni di potere.

2) Sul palco ieri c’è l’ internet marketing manager di Fiat, Stefano Stravato, giovane (30 anni) sveglio, intelligente, che racconta come la 500 sia nata chiedendo agli utenti come avrebbero voluto che fosse.

Chi ha ragione? Pochi dubbi, Stefano è vero e in carne ed ossa.

Questo non significa che non ci siano aziende pachidermiche, con manager inchiodati: ma non sono tutte così, non è una VERITA’ assoluta e se anche fosse mi verrebbe da dire: beh allora il potenziale è ancora più alto e c’è molto da fare.

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