Matteo di cui apprezzo sempre la passione e l’intelligenza emotiva, ha iniziato una riflessione sull’identità digitale non nel senso tecnologico che solitamente si attribuisce al termine, ma più profondamente nel senso emotivo e sociale di cosa significhi "essere in rete".
Sono quesiti importanti a cui la risposta non è facile, ma vorrei dire che è già "rivoluzionario" porsi la domanda e avviare la riflessione.
"Chi ha, alla fine, il controllo sulle mie informazioni, sui miei contenuti?"
"nei fatti è stato un outsourcing della mia identità digitale."
"non desidero più avere intermediazione nella definizione di ciò che attiene alla mia persona sulla rete"
"Non sono gratuiti. Li pago ogni giorno con la moneta meno sonante ma
altrettanto preziosa delle informazioni relative ai miei gusti, le mie
relazioni, le mie competenze."
Quest’ultima considerazione mi pare particolarmente importante: abbiamo la percezione del VALORE (non in senso economico ma in senso etico) di ciò che stiamo facendo quando agiamo in rete?
Noi non siamo importanti (o per dirla come mi ha insegnato Maestro Paolo "rilevanti") perchè siamo presenti su Facebook o su Linkedin, come non lo siamo se andiamo a quel certo Happy Hour, lo siamo perchè la relazione sociale che sviluppiamo con i nostri figli, i nostri amici, la nostra comunità ci rende protagonisti e creatori di un mondo diverso: NOI creiamo valore (non Google) e a questo valore dobbiamo portare rispetto e proteggerlo come una cosa preziosa.
Io stesso non ho risposte ma sento che è questo il sentiero giusto in cui mettersi in cammino.