Lo chef ha superato l’esame, il sushi era ottimo e direi anche più buono di quello che di solito mi capita di assaggiare in giro.
Alla fine ci hanno messo due ore, per la maggior parte spese a preparare il riso mente la preparazione delle alghe e l’arrotolamento è molto spettacolare ma in fondo non difficile.
Certo che prima del taglio sembrano delle zucchine passate di maturazione ma poi ogni rotella svela un disegno da caleidoscopio.
In effetti hanno mescolato ingredienti inusuali nella cucina tipica giapponese come il tonno in scatola (quelli che si vedono con la parte superiore rossa sono con carne di cavallo), ma con tocchi di originalità, il cetriolo, piuttosto che la foglia di insalta, la salsa al cocco, il velo di wasabi solo per farsi sentire senza disturbare.
Anche la componente "estetica" ha avuto la sua parte senza prendere il sopravvento sul gusto: la riprova è che in quattro ce li siamo spazzolati tutti.
Io ci avrei bevuto del buon vino bianco fresco ma lo chef ha imposto il tè per ripulire bene il palato e ho obbedito.
Comunque un bel bianco fresco i giapponesi se lo sognano!
Tonno in scatola e carne di Cavallo?
NOOOOOOOOOOOOOO, TI PREGO NOOOOOOOOOOOOOO, rabbrividisco solo all’idea. Esteticamente son piatti piacevoli, ma il sushi senza il pesce crudo che sushi è? E’ come fare gli spaghetti di soia! O le bistecche di tofu! 😉
Se la prossima volta servisse una cavia…
E io facio l’assaggiatora lontana con i miei occhi – bravo!