Siamo tornati dal concerto alla Scala con sensazioni diverse.
L’atmosfera è senz’altro fantastica, non parlo della gente o delle celebrità (per la cronaca abbiamo notato Gianni Morandi, l’ex procuratore Borrelli, Lina Sotis, il ministro Rutelli) ma proprio il senso di importanza che il posto emana.
Abbiamo mal sopportato la maleducazione dei tanti che alle otto, con l’orchestra pronta in scena, stavano ancora entrando in sala (quanto è più rispettoso il pubblico della piccola Dobbiaco!).
Quanto alla musica mi sono piaciuti all’inizio i ballabili di Verdi (che faticaccia per i violini) e quello che ho scoperto poi essere il pezzo di Rossini dal Guglielmo Tell (e io che mi aspettavo l’overture con il crescendo …) mentre non mi è piaciuto affatto il pezzetto della "Secchia Rapita", più una scelta da museo che un godimento per le orecchie.
La seconda parte (stavo ancora aspettando il Guglielmo Tell e non ero il solo) interamente dedicata al finale di Turandot e anche qui due sensazioni diverse: grande la musica di Puccini, davvero modernissima, grande l’orchestra, che ascoltata in teatro risptto alla mia abitudine all’Arena di Verona è tutt’altra cosa, meno godibili i cantanti in particolare il tenore che mi sembrava quasi "gracchiante".
In fondo lo spettacolo è stato penalizzato dalla giustapposizione dei brani e non si è mai creata l’atmosfera di "trasporto" e di coinvolgimento che mi prende quando ascolto una sinfonia o un concerto in cui non si deve celebrare nulla ma solo la musica nella sua totalità.