Lezioni dal saggio

No, non sono lezioni di un vecchio che ha afferato il segreto delle risposte, ma sensazioni che ho raccolto stasera ascoltando il saggio degli allievi della scuola di musica.

Ho visto bambini e bambine suonare vincendo l’emozione che attanaglia quando sei lì pronto per il tuo minuto sul palco (come li capisco ora!), , ho visto quelli che poggiano lo spartito sul legggio ma poi non lo guardano perchè il pezzo lo sanno a memoria e, come dice Alberto il direttore, lo spartito è come la "piuma di Dumbo".

Ho visto un ragazzino davvero talentuoso suonare senza errori chitarra prima e flauto poi, senza spartito e con una sicurezza davvero sorprendenti.

Ho visto esecuzioni a quattro mani in cui si impara la collaborazione e qualche esecuzione che si inceppa ma che insegna a ripartire e a superare l’ostacolo.

Ho visto inchini frettolosi e altri invece fatti con la stessa attenzione che è stata data all’esecuzione, come ho visto tutti i pianisti con le mani bene impostate per quanto piccoli fossero e che alla fine del brano le staccavano lentamente dalla tastiera aspettando la fine della vibrazione delle corde prima di dire a sè stessi e al pubblico "ho finito". Si vede che Alberto ha fatto davvero un ottimo lavoro.

Son tutte lezioni di comunicazione e di comportamento che a scuola, quella tradizionale, non si imparano: nessuno ti insegna come si risponde a una interrogazione (non ti insegnano nemmeno come si studia per la verità) e ognuno viene lasciato a inventarsi il modo che ritiene migliore.

Lo studio della musica offre una marcia in più a questi ragazzi e lo ricordava Francesco Micheli mesi fa in una intervista al Corriere.

Non conta la perfezione, conta il coraggio di esserci e l’impegno di volerci essere.

In fondo la musica, finchè non sgorga dalle dita di un esecutore,
esiste solo in forma potenziale mentre una scultura o un quadro
esistono, una volta creati, indipendentemente da chi guarda e l’autore
non può più intervenire una volta ultimata l’opera.

Nel fare musica l’opera si rigenera ogni volta e per quanto piccolo e
tentennante possa essere l’esecutore, avviene la magia: l’arte rinasce
e l’esecutore ne è l’arte-fice, cioè colui che la fa, e nella durata
dell’esecuzione anche i bambini più piccoli sanno che sono loro a
condurrre il gioco.

Ho viso infine Alberto molto più disinvolto e comunicativo  nel presentare i brani e il senso di quello che veniva proposto e soprattutto l’ho visto davvero affezionato al suo lavoro, capace di guardare al lungo termine di un impegno che richiede diversi anni di dedizione in un mondo che pare abbia l’orologio regolato solo sui minuti.

One Reply to “Lezioni dal saggio”

  1. “In fondo la musica, finchè non sgorga dalle dita di un esecutore, esiste solo in forma potenziale …”
    E’ proprio così, Gigi. Per Leonardo da Vinci questo rendeva la “sventurata musica” inferiore alle altre arti. Ma questo determina anche la sua magia…
    Penso che Alberto Cavoli sia una persona – e un insegnante – molto intelligente: ho visto molti saggi di musica, ma raramente ho trovato il clima del vostro: si respirava tanta voglia di costruire insieme qualcosa di bello, e tanto entusiasmo nel darlo agli altri…
    E’ così che si instilla VERAMENTE l’amore per la musica.

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