Prima dell’Equicena, dato che eravamo ospiti di Cisco, Lele Dainesi ci ha organizzato una sessione di Telepresenza con la sede Cisco di San Josè.
Dal punto di vista tecnologico non è una rivoluzione, potremmo definirla una videoconferenza "con il turbo" ma dal punto di vista funzionale ed emotivo è impressionante.
L’accorgimento di avere una parte del tavolo tagliata a metà per cui l’altra metà è quella in video della sala remota, l’utilizzo dei tre schermi a grandezza naturale, la naturalezza con cui gli sguardi cercano l’interlocutore dall’altra parte, mi sembrano i dati più significativi
Con la diffusione dei video grandi in HD nelle case l’aumento della banda trasmissiva con le varie Alice e quant’altro, credo che forme di telepresenza da Capitano Kirk saranno utilizzo comune in poco tempo.
Quando uso skype per fare solfeggio e chiacchiere con Alberto o per il "bacio della buonanotte" a Piero a Bologna, sto solo immaginando e provando ciò che sarà normale.
Molto interessante. Tutte le videoconferenze “tradizionali” alle quali ho partecipato mi hanno lasciato con l’amaro in bocca perché si ha sempre l’impressione che l’altro non ti stia seguendo davvero. Questo perché ognuno guarda lo schermo e non la telecamera. Per noi occidentali (ma non è così in tutte le culture) è molto importante guardarsi negli occhi.
Ieri sera ho preparato con mia sorella l’incontro di catechismo con Skype. E mentre parlavamo lei mi mandava in chat le parole chiave che avremmo dovuto trattare e io intanto (in cuffia) potevo gironzolare per i corridoi dell’università per non disturbare chi mi circondava. In fondo non credo che alla gente interessi quello che ho da dire a mia sorella. Sempre meglio il silenzio.