Funerale

Non amo i funerali, forse perchè non ho un buon rapporto con la morte (ammesso che sia possibile averlo) e pur non temendola più di tanto, non mi sento a mio agio nella circostanza.

Domani andrò certamente al funerale di Federico e di sua mamma e molto probabilmente suoneremo un brano che stavamo preparando per il concerto di metà dicembre ed è tutto il giorno che ci penso.

E’ giusto? Ha un senso?

Non credo che serva ai morti, anche se mi piace immaginare che il loro spirito aleggi nell’aria e se così fosse sarei felice di suonare per Federico, e mi domando quanto serva ai vivi: aiuta a lenire il dolore? o aumenta commozione a una situazione già straziante?

Capisco che il funerale sia un "rito" prima che una "funzione" che in tutte le culture ha il senso di raccogliere una comunità di fronte ad un evento grande e magico come la morte, è un modo per fare sentire calore umano a chi soffre e per dimostrare concretamente l’affetto che ci legava a chi non c’è più.

Forse è per questo che preferirei una cerimonia in assoluto silenzio.

Ho ancora la lettera che il mio caro amico Stefan scrisse il giorno prima di morire e rivolto ai suoi famigliari li invitava a gioire a non essere tristi in onore alla vita nuova che stava per intraprendere (lui era profondamente credente) come pure ho vivido il ricordo della notte in cui morì mio padre: ci volle tutti attorno al letto ed ebbe una parola per ciascuno di noi e si mise a raccontare barzellette e non sapevamo se ridere per tanta serenità o piangere per la fine imminente.

Servirà ai vivi la cerimonia di domani? Servirà a noi o ai famigliari che assisteranno? (sono quasi certo che il papà di Federico non ci sarà) li aiuterà sentendoci vicini o li farà soffrire vedendo il gruppo a cui manca il loro ragazzino?

Non lo so, e non penso ci sia  una risposta.

Ho ripassato oggi più volte la parte che devo suonare perchè immagino che l’emozione sarà forte e il brano è lento e abbastanza difficile. Vorrei comunque suonare meglio che posso perchè la musica sia un modo per dire a Federico "grazie per aver suonato con noi, per aver sempre messo tanto impegno e per essere stato sempre sorridente e felice di suonare."

4 Replies to “Funerale”

  1. Certo che ha un senso, se intendi “il suonare” al suo funrale; significa onorarne la memoria, renderlo felice nel momento piu triste, ricordare ciò che è adesso per voi, ciò che è stato è ciò che sarà; come tutte le volte che suonerete senza di lui tra di voi ma con lui intorno a voi, ché sarà lì ad ascoltare. Come tu ben sai il Coro Cortina al funerale di papà ha fatto tutta la messa tra le lacrime, ma era una cosa sentita piu che dovuta. Accompagnarlo in questo viaggio insieme alle sue note sarà la cosa che apprezzerà di piu, e con lui anche tutti voi; perche se cosi non fosse, oltre al suo vuoto ne avrete uno di più: quello dentro di voi per non avergli reso omaggio come lui avrebbe voluto.
    Suona Gigi Suona.
    manifestazione di

  2. Zio Gigi, da quando è morto il papà ho spesso pensato, suonando: chissà se sente i miei progressi. Ne sarebbe stato felice.
    Negli ultimi giorni ho suonato. Mi sono obbligata, perché non riuscivo più. Ogni volta pensavo a Federico. E pensavo a Giorgio. E pensavo al papà.
    Tutti e tre amavano la musica. E tutti e tre mi ispiravano pace.
    Federico era pronto. Siamo noi ad essere indietro. Ma possiamo salutarlo. E’ un simbolo suonare, è mostrare anche a chi non conosceva l’amore per il pianoforte che aveva Federico quanto lui avesse lasciato ai suoi amici nella musica.
    E’ affermare con forza che dal dolore può nascere speranza, e che se c’è qualcosa oltre al silenzio che può avvicinarci a Dio, allora questo è l’amore. E l’amore che Federico ha condiviso con noi era proprio quello di suonare.
    Io lo ringrazio per questo. E lo voglio ringraziare anche suonando al funerale, come saluto. L’ultimo abbraccio, prima di rincontrarlo nella gioia.

  3. Non abbiamo avuto modo di salutare Enrico e Ilaria.
    Ogni anno festeggiamo il giorno del loro matrimonio, il 12 di dicembre, con un concerto. C’è chi suona, c’è chi accoglie, c’è chi organizza e spiega.
    Ogni anno soffriamo, e ogni anno ci sembra l’unica cosa giusta da fare. Ineluttabile.
    Mi unisco a chi ti sprona a suonare, se è quello che senti.
    Anche il suo papà… La solitudine, il dolore, non si dividono, non si possono dividere con nessuno. Ma anche solo fare un tratto di strada insieme è prezioso, salvifico.

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