Ho passato quasi tutta la giornata di ieri a "ricostruire" un vecchio mac che Damiano mi ha regalato per un amico musicista a cui la vecchia macchina si era guastata per uno sbalzo di corrente.
Si impara molto facendo quati lavori in cui si "cannibalizza" una macchina per ottenerne un’altra e in effetti ho preso pezzi da un vecchio PC, dal Mac precedente, cercando in rete il software necessario tenendo conto dell’età della macchina.
E’ come quando Enrico ripara le vecchie radio credo, o lo zio di Marina rimette in sesto una vecchia Guzzi, c’è il senso di dare nuova vita a oggetti che solo il consumismo sfrenato decalassa ma che invece hanno ancora una loro precisa funzione e praticità.
C’è il gusto di affrontare piccoli problemi a cui l’ingegno e la fantasia devono trovare risposte, come adattare il pulsante di un lettore DVD con un pezzo di gomma da cancellare e l’indispensabile attack.
C’è ovviamente il grande aiuto della rete che ti fa trovare pezzi importanti come il software o i drivers in pochi minuti e anche la determinazione nell’abbandonare componenti di cui non si trovano più gli aggiornamenti sapendo che lo scopo non è un recupero "ideologico" che esalti il passato, ma la riscoperta funzionale di ciò che è ancora bello e utile. (Vedi Baricco nel suo i Barbari)
Ha ragione Stefano ad arrabbiarsi, non c’è apprezzamento per il lavoro manuale , spesso nemmeno in chi lo fa e certamente se dovessi mettere un prezzo in denaro sul tempo che ho dedicato e sull’esperienza che possiedo per poter fare ciò che ho fatto, l’oggetto restaurato perderebbe qualunque ragion d’essere economica.
Ma è qui il punto che mi avvicina alle riflessioni di Luca sull’economia della felicità: come mi sarà pagato questo lavoro? Con la felicità di Marco, con una grigliata a casa sua certamente e con un bel pomeriggio a suonare e cantare assieme o semplicemente immaginandolo una sera mentre guarda un DVD con la sua bella. Vi sembra poco?
A me in queste situazioni viene in mente il finale di una canzone di De André tratta dall’Antologia di Spoon River:
"Dov’è Jones il suonatore
che fu sorpreso dai suoi novant’anni
e con la vita avrebbe ancora giocato.
Lui che offrì la faccia al vento
la gola al vino e mai un pensiero
non al denaro, non all’amore né al cielo.
…
sembra di sentirlo ancora
dire al mercante di liquore
"Tu che lo vendi cosa ti compri di migliore?"
















