Il tour

Immagine_1Visto che mi hanno chiesto come è fatto il nostro "tour", ripubblico la mappa del percorso con le tappe principali da cui faremo ovvie deviazioni.

Oggi per esempio abbiamo deciso di fare un salto a Salto a Salem, il paese delle streghe.

La mappa è qui su Google per zoomare sulle singole tappe.

Cena in casa

Boston_1335Stasera abbiamo deciso di mangiare al motel andandoci a comperare verdure a frutta al supermercato.

Ottima scelta, ci siamo divertiti tra le corsie, abbiamo approfittato dei preparativi della cena per fare il bucato alla lavanderia e abbiamo riso di battute stupide ma spiritosissime.

Degna conclusione di una bellissima giornata.

Regolazione ISO sulla D80

Boston_1330Una delle funzioni più utili della mia macchina fotografica è la possibilità di cambiare la sensibilità della "pellicola" ad ogni scatto e non sempre ci penso, con il rischio di avere foto mosse in condizioni di luce non ottimale.

Oggi da Starbucks me ne sono ricordato e pria di scattare ho portato la sensibilità a 1000 ISO per non rischiare il mosso in una fotografia che anche un pò più sgranata di un ISO 100 è comunque bella.

Newbury street

Boston_1325Facciamo due passi in Newbury street, una via di vecchie case che al piano terra e negli scantinati celano negozi e bottegucce, è una delle vie che più mi piacciono di Boston.

Due sorprese non belle: Tower Records, all’angolo con Massachussets avenue ha chiuso e il parcheggio per due ore ci costa 25$.

Piedi bionici

Boston_1333Mentre parliamo dei vari progetti del Lifelong Kindergarden, nell’atrio stanno filmando una persona che ha entrambi i piedi sostituiti da protesi robotizzate.

Questo è il MIT.

Montessori, Piaget e Scratch

Boston_1334Dopo che Matthias ha spento le candeline di una "torta robot" che si è messa a suonare "Happy Birthday", e dopo che abbiamo visto l’utilizzo delle interfacce sonore e dei sensori applicati a Scratch, Marina, venuta su alla scuola Montessoriana, ah posto la questione del rapporto tra il reale e il virtuale, tra il toccare e il vedere.

La risposta di Liddy è stata pronta e ne abbiamo poi parlato a lungo durante la pausa caffé: è difficile dire cosa sia reale e cosa sia irreale nella mente di un bambino che sta giocando, per lui sono reali, secondo Piaget, non le cose che tocca fisicamente, ma le cose che sono per lui significative.

Liddy e Marina non finiscono di stupirmi per le loro conoscenze mai ostentate.

Condivisione

Boston_1316Fa riflettere un punto toccato da Liddy nella sua presentazione: a scuola ti insegnano a non copiare, formano perfetti individualisti, qui invece tutta la ricerca si basa sulla condivisione e sulla ricchezza che si genera nel condividere.

E’ fantastico vedere come i bambini si scambiano le idee e lavorano assieme a sviluppare progetti a più mani da un capo all’altro del mondo.

E’ un approccio che cambia il mondo e a pranzo discuto con Daniel le implicazioni economiche di un simile approccio rispetto al modello calvinista del capitalismo, gli racconto dei discorsi di John Chambers della Cisco sulla necessità delle imprese di colaborare per crescere e di come questi concetti aprono contraddizioni e pongono dilemmi di non facile soluzione: è la rivoluzione del web.

Al Media Lab

Boston_1315Liddy ci aspetta al laboratorio LEGO al Media Lab dove lei lavora con Mitch Resnick e ci spiega cosa si sta facendo in questo posto a metà tra il paese dei balocchi e la tecnologia.

Facciamo anche un giro degli altri laboratori (in silenzio e senza disturbare) e si respira un’aria davvero speciale.

Liddy ci presenta alcune delle ricerche che stanno facendo e poi una presentazione specifica del progetto Scratch e delle sue implicazioni di quanto sia "rivoluzionario" il concetto di condividere non gli artefatti, foto o video su Flickr e YouTube, ma i procedimenti e condividerli con gli altri che possono riutilizzarli per sviluppare e migliorare le idee di partenza.

In somma: un inno all’opensource.

Sono davvero contento perchè per i ragazzi del gruppo è davvero un’esperienza unica.

Cena da Legal Seafood

Boston_1311Volevamo aragoste e clam chowder per festeggiare Liddy e abbiamo scelto un posto che solitamente va bene.

Legal Seafood ha diversi risstoranti a Boston e questo in Ames street non doveva fare eccezione, in realtà è stato un mezzo disastro con il piatto servito appena tiepido (segno che era stato solo riscaldato, male, al microonde).

Ho molto britannicamente chiesto al cameriere se è normale che le cozze e le aragoste siano così tiepide e il ragazzo è impallidito e ha detto che chiamava subito qualcuno ed è arrivato il manager a cui ho semplicemente fatto toccare la chela gelida.

We are terribly sorry, e ha proposto di rifare ttti e otto i piatti, ma molti avevano comunque mangiato l’aragosta anche se tiepida e, complice il buonumore, non l’abbiamo messa giù dura: ah gli italiani!

Le due che comunque abbiamo fatto sostituire ci sono state servite dallo chef in persona che è venuto a scusarsi di persona per l’imperdonabile incidente, non c’è che dire una "gestione della crisi" svolta da manuale, con sconto finale sul conto, non adeguato alla qualità pessima ma, come si dice spesso, "quello che conta è il pensiero".

Dibattito finale al tavolo a proposito della mancia: io (sostenuto da Piero, memore del suo passato di cameriere estivo) irremovibile a non darla e gli altri a dire che il cameriere non aveva colpa. Secondo me non ha senso dare la mancia quando è chiaro che la cena è stata un disastro e il cameriere pur se vittima (dalla velocità con cui si è fiondato in cucina, temo non fosse la prima volta) deve prendersi la sua parte di responsabilità.

Liddy

Boston_1309Incontrare Liddy (alias il prof. Liddy Nevile) è sempre una grande gioia e anche lei è felice di vederci.

Da un mese sta lavorando al progetto Scratch al Media Lab oltre che a quello del computer da 100 dollari con Negroponte e ci ha preparato qualcosa di speciale per il giorno dopo.

Adesso andiamo a cena.