La serratura del portoncino d’ingresso no funziona più bene e ieri sera con santa pazienza l’ho smontata tutta (è di quelle con i perni lungo tutto il serramento) e a lavoro finito erano le due di notte con una diagnosi infausta: si è rotto un ingranaggio interno alla serratura e devo proprio cambiarla.
Un paio di telefonate ad amici falegnami e scopro che c’è una
ferramenta specializzata aPonte San Marco, a dieci chilometri da qui e
stasera, con le mani che ancora odorano di grasso, il portocino è di
nuovo a posto e sono ormai diventato quasi un esperto di serrature e
serramenti.
C’è una piacevolezza sottile nel bricolage domestico, scoprire la
complessità di sistemi a cui non diamo attenzione come una serratura,
smontare e rimontare un meccanismo e impararne nell’uso il
funzionamento.
Anche la normale stanchezza dopo un lavoro manuale è piacevole, nulla a che vedere con la fatica nascosta e in apparenza assente che comunque c’è dopo un lavoro solo mentale. C’è e sai perchè, c’è ma vedi il lavoro finito e la soddisfazione te ne allevia il peso.
Nel caos del mio banco da lavoro non trovavo l’avvitatore a batteria e ho fatto tutto con un normale cacciavite e in fondo mi è costato solo qualche sofrzo in più ma ha aggiunto concretezza alla concretezza.
Mentre avvitavo e svitavo pensavo alla mia internet temporaneamente "assente" e mi dicevo che non guasta ogni tanto immaginare un mondo senza ciò che ci pare ormai scontatamente parte del nostro vivere quotidiano, ne apprezziamo di più il valore e nel contempo riscopriamo antiche abilità che nella pigrizia rischiamo di non tenere allenate.
Per cercare la serratura non c’era Google: c’era però il telefono e Andrea Cerini mi ha guidato subito alla soluzione. Non c’era l’avvitatore ma il vecchio cacciavite "analogico" lo so ancora usare.